Stefano Bisi

Licenziamenti a Novartis

novartis_basilea2Dal vaccino per l’influenza A alla mobilità. La Novartis di Siena, azienda produttrice del vaccino per l’influenza AH1N1, ha aperto la procedura di mobilità per 24 addetti, venti informatori scientifici del farmaco (su 27 totali) e quattro lavoratori dell’area commerciale. La rete commerciale esterna ha indetto una giornata di sciopero come forma di protesta.
   «Riteniamo inaccettabile che un’Azienda di queste dimensioni – reduce da un successo come quello del vaccino pandemico – decida di effettuare un’azione così grave sul piano organizzativo ed occupazionale senza un confronto approfondito e preventivo con le maestranze», dicono le organizzazioni sindacali, che definiscono la scelta una «decisione unilaterale in grado di destabilizzare gli assetti economici e produttivi dell’azienda e di questo territorio. Di fronte ad un’azienda che con arroganza comunica pubblicamente e senza un confronto preventivo una scelta così grave e drammatica – dicono le organizzazioni sindacali e le Rsu – facciamo appello a tutti i soggetti che possono intervenire su questa vicenda di sostenerci nella nostra battaglia».

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STEFANO BISI

55 Commenti per “Licenziamenti a Novartis”

  1. un pò come la fiat…

  2. Novartis sta per concludere l’acquisizione di Alcon da Nestlé ed ha già lanciato un’offerta di acquisto per il residuo 23% in mano ai piccoli azionisti. In questo modo l’indebitamento della società, salirà a quasi 50 miliardi di dollari.
    Questa esposizione finanziaria non compromette la solidità del gruppo, la cui liquidità si incrementa di circa 8 miliardi di dollari l’anno e la commercializzazione del vaccino per l’influenza AH1N1, promossa mediante una campagna allarmistica lanciata a livello planetario da tutte le multinazionali del farmaco, ha avuto l’effetto sperato.
    Dall’acquisto di Alcon, Novartis non si attende particolari sinergie in rapporto ai 300 milioni di dollari investiti.

    Tuttavia, grazie all’acquisizione di Alcon, Novartis riduce infatti la dipendenza dai farmaci brevettati (solo il 54% del fatturato del gruppo dopo l’operazione) e si prepara a diventare un gigante dell’oftalmologia. Questa divisione ingloberà le attività della controllata Ciba Vision e avrà una crescita superiore a quella dei farmaci brevettati con una redditività altrettanto elevata.

    Nell’ottica planetaria delle multinazionali di questo livello, la procedura di mobilità per 24 addetti, 20 informatori scientifici del farmaco (su 27 totali) e 4 lavoratori dell’area commerciale dell’unità produttiva di Siena non costituisce se non un insignificante dettaglio della propria strategia complessiva.

    La logica di questa politica, per una società multinazionale, non è significativamente dissimile dalla considerazione di uno Stalin dei vecchi tempi, secondo il quale “la morte di un uomo può essere una tragedia, la morte di un milione di uomini è solo un dato statistico”.

    Mal comune, mezzo gaudio, verrebbe da ricordare, considerando ciò che sta progettando “mamma Fiat” riguardo allo stabilimento di Termini Imerese e non solo. Gli uomini sono numeri. Però questi “numeri” hanno famiglia.
    Gli Stalin di oggi si chiaman Marchionne.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  3. Scusate se sbaglio, ma a questi Signori la nostra Amministrazione Comunale non ha per caso CONCESSO di RADDOPPIARE TUTTA LA VOLUMETRIA ESISTE all’interno dell’Insediamento di Via Fiorentina Park Hotel compreso, senza alcuna contropartita, come ad esempio salvaguardare i posti di lavoro esisteni e nel caso di nuove assunzione priviegiare i residenti “e non fare ricorso alle agenzie di lavoro temporaneo della Puglia-Calabria-Basilicata ecc. per pagare solo la metà dello stipendio visto le l’altra metà la pagano la pagano le Regioni suddette”
    Quanto avranno cotruito tutta la collina che guarda il Petriccio vedrete che fine farà questa Grande MULTINAZIONALE (cambio di Destinazione d’uso e via in cerca di altri GONZI)

  4. Il blog aperto dai lavoratori Novartis in mobilità:
    http://h1n1tuttiacasa.blogspot.com/
    Visitatelo e diffondetelo…

  5. Forse non a tutti, per quanto Siena sia una città della Toscana rossa, ma per qualcuno potrebbero essere politicamente appetibili le offerte di lavoro di Novartis:

    http://www.novartis.it/lavorare-in-novartis/job-search.shtml

    Certo non si tratta di Cuba, ma fra le sfumature di rosso, si può scegliere tra Russia e Cina. Approfittate, compagni!

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  6. scommetto che da domani faranno a gara a dare la solidarietà (ipocrita) ai lavoratori in mobilità….

  7. Benedetto Bargagli Stoffi, se guardi bene, ci sono anche profili aperti per assunzioni a siena…

    Clicca su Novartis Vaccines and Diagnostics e cerca.

  8. e ti dirò di più…sempre se clicchi su Novartis Vaccines and Diagnostics trovi decine e decine di posizioni aperte per USA, CANADA, GERMANIA e altri paesi che tu di certo non definiresti ROSSI

  9. lascerei perdere le disquisizioni su rossi, neri ecc. Oggi c’è il primo incontro tra le parti alla presenza delle organizzazioni sindacali provinciali, l’azienda e i rappresentanti dell’associazione industriale.
    Sono 24 persone con 24 famiglie che perdono il posto di lavoro Punto e basta.
    L’azienda non credo che sia in crisi anzi, per questo tutti devono far sentire la propria voce, all’interno e all’esterno dell’azienda.

  10. Devo dare completa ragione alla precisazione di rocchino per ciò che riguarda il “lavorate con noi” del sito di Novartis.

    Non ho citato le opportunità di lavoro su Siena, altrimenti non si capisce né come, né di cosa si allarmino i prossimi 24 sfortunati dipendenti in gioco e perché si mobilitino (soprattutto a discorsi) i sindacalisti: qui c’è poco da scherzare.

    Per quanto riguarda lo specifico “riferimento cromatico” con Russia e Cina in relazione ai colori cittadini o regionali, qualsiasi “maledetto toscano” con un minimo senso dell’humour avrebbe dovuto capire il sottinteso.

    Probabilmente chi ha sempre volto il naso a Mosca, evidentemente è in grado di percepire solo il freddo, ma non le freddure. Meglio che si prenda una buona vacanza a Cuba al caldo sole del Varadero.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  11. Rocchino come al solito accendi il motore prima di partire,questi sono i favolosi e innumerevoli posti di lavoro offerti dagli amici di NOVARTIS a Siena:
    Sviluppo QA Standard di qualità (1)
    Italia – Siena
    Head of Development QA meningitides Franchising(1)
    Italia – Siena
    Studio Clinico Coordinatore regionale (nel campo di applicazione regionale CRA)(1)
    Italia – Siena
    Statistiche Programmer III (1)
    Italia – Siena
    non immaginavo minimamente che eri un Manager o un Ricercatore, guarda un pò quanti posti di lavoro ci sono per le persone normali.
    Come al solito ai perso un’altra occasione…………

  12. caro Nanni, come al solito ti inalberi per niente…

    Comunque, i posti ci sono. Se cercavi profili tipo “lavaprovette” oppure “accendi-microscopi” allora ti do ragione, non ce ne sono.

    La Novartis è un’azienda ad elevata specializzazione. Che ti aspettavi?

    Ci tengo comunque a precisare che nemmeno io capisco la politica di licenziamenti che novartis vuole attuare a Siena.

    P.S.: No, non sono un manager. Forse mi posso definire ricercatore, come hai detto tu, ma solo perchè lavoro nell’area “sviluppo” di un’altra azienda ad elevata specializzazione.

    Però continuo a ritenermi sempre una persona normale…

  13. Hanno solo cominciato dal commerciale e poi……….. tutti a casa. Quelli che stanno in sede devono sapere che se ogni giorno lavorano e’ anche grazie a noi del commerciale che battiamo le strade tutti i giorni con grande professionalita’ e preparazione

  14. Certamente Siena è come ERICE (vedi prove x l’ammissione alla facolta di medicina)una città piena zeppa di Fenomeni Superlaureati e Plurimaster, non c’è posto per i poveri cristi che non si sono potuti permette di frequantare l’Universita perchè non erano figli di Montepaschini(quando si risquoteva la doppia mensilità),forse tè sicuramente troppo giovane per ricordare questo, quel Polo Pluritecnologico che ora si chiama NOVARTIS per i vecchi senesi è e rimane “Lo SCLAVO”(Istituto Sieroterapico Vaccinogeno Toscano) dove al lavoro c’era esclusivamente gente di Siena che si tramandava il posto come aveva voluto il suo fondatore di Dott.Achille Sclavo dico Dottore e non Premio NOBEL, poi purtroppo come in tutte le belle cose c’è entrata la Partitocrazia con la spartizione dei posti in base alle percentuali elettorali in cui comunque ha sempre fatto da padrone da Sinistra che ha sempre Governato Siena PCI – PSI e qualche DC fino a mandare LO SCLAVO al macello, cioè in mano Pubblica e lì si che è iniziata la sua FINE (GRAZIE a Mortatella Prodi che ha regalato tutto questo Ben di Dio a quel BANDITO di MARCUCCI per una manciata di MILIONI) questa è la storia.
    P.S. nessuno ancora mi ha risposto come mani nei posti Umili “Lavaprovette” o Accendi Microscopi” come li chiama quel Fenomeno Laureato e Ricercarore di Rocchino nel periodo di maggior produzione del Vaccino antinfuenzale di gente di Siena c’è nè minga
    Che Amarezza!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  15. Scusate gli errori di ortografia ma io s’ò un VECCHIO Povero Coglione con la 3^Mdia

  16. Nanni, senti amarezza? Mettici un po’ di zucchero, e magari una rispolverata al sussidiario delle elementari farebbe bene alle tue acca.

    Ma veniamo alle cose serie. Parliamo degli articoli che girano sulla repubblica e sul Sole24Ore circa le trattative tra Stato e Novartis per venderci il vaccino per la “terribile” influenza del nuovo millennio che doveva ammazzarci tutti.

  17. Grazie Akaki
    sicuramente seguirò il tuo consiglio,ci metterò più zucchero, ho scritto d’impulso sicuramente d’ora in avanti far più attenzione. La mia domada rimane aperta la gente che infialava e confezionava questo VACCINO (168 milioni di Euri) da dove veniva e come mai?????
    Con simpatia Nanni

  18. ma scusa nanni, a te pare giusto che il posto alla attuale novartis prima si tramandasse di padre in figlio?

  19. Certamente dato che era un’Azienda PRIVATA, di Siena e fino a prova contraria io che ci netto i MIEI quatrini e non quelli di altri ci faccio lavorare chi mi pare.
    Detto questo a te pare giusto che ORA per lavorare in una delle tante Privatizzate di Siena devi essere legato, scusate iscritto altrimenti non ti piglia in cosiderazione nessuno (una x tutte la SIENAMBIENTE assume SOLO e dico SOLO per chiamata diretta) senza passare dal Sistema Pubblico dell’Impiego

    Привет всем сподвижникам

  20. bhe anche ora la novartis è privata, e io personalmente ho molti amici laureati a siena ma non senesi, che ora lavorano in novartis. Come conosco anche molti senesi in gamba che ci lavorano.

    Un’azienda privata dovrebbe assumere le persone migliori, non le persone del posto.

    Sienambiente non la conosco, ma se è davvero come dici tu ti do ragione, è uno schifo!

  21. Ennesimo disastro causato dal PD

    …e da chi l’ha votato!

  22. un tempo c’era lo Sclavo, azienda privati della famiglia Neri dal Nicchione, gente per bene che assumevano i laureati dell’università di Siena per fa le ricerche, i diplomati più bravi del Sarrocchi come operatori specializzati alla produzione dei vaccini e dei sieri di allora, poi anche chi non aveva studiato per sbaccinare le stelle e da da mangiare agli animali che servivano per il sangue dei sieri. Così allo Sclavo di Torre Fiorentina ci lavoravano scenziati e gente normale incluso qualche “stolto” in senso buono o qualcuno che in contrada alzava un po il gomito ma che gli si voleva bene lo stesso e aveva diritto di campare anche lui. poi arrivò l’Eni coi supermenager milanesi, poi il Marcucci dalla Garfasgnana (quello del sangue infetto), poi l’americani della Cairon e ora gli svizzeri della Novartis.
    risultato: oggi selezionano solo superlaureati che parlano tante lingue anche per fa l’operai e li pagano come operai magari con contartti a termine.
    a Siena e ai senesi ci guardano solo per chiedere soldi sovvenzioni e garanzie e quando questi aiuti non arriveranno più la Novartis andrà via. se ha inziato a licenzia voldì che c’è poco. allora dopo l’università ci sarà anche q

  23. E come al solito quando si toccano certe corde cade il Silenzio,e come direbbe il Buon A.SORDI “Compagnucci della Parrocchietta” dove site finiti, Amico INTOR.. anche LEI ha contribuito con il suo voto in C.C. ad approvare senza nessun tipo di garanzie occupazzionali il nuovo piano per la centimificazione della NOVARTIS,ora come suo costume si indignerà tanto ormai il danno è fatto

  24. Effetti collaterali dell’AH1N1. Mannaggia la suina!

  25. Oggi assemblea a Siena con una partecipazione mai vista prima. Sono intervenute persone coinvolte nei licenziamenti e hanno parlato tra le lacrime. Annunciato dalle organizzazioni sindacali e dalla RSU per il 27 (giorno dell’incontro tra istituzioni e Azienda) uno SCIOPERO con sit-in ai Cancelli dell’azienda in via Fiorentina e a Rosia

  26. attenzione perchè tra i tanti che piangano che ne potrebbe esse qualcuno che prima o poi si incazza per bene. allora so dolori per chi doveva ascoltà chi è in difficoltà e non l’ha fatto

  27. l’HO TROVATO OGGI SUL CORRIERE DELLA SERA SE AVETE VOGLIA DI LEGGERLO,
    Pagati per licenziare. Vita (e rimorsi?)
    dei cosiddetti «tagliatori di teste»
    Clooney li racconta in «Tra le nuvole». Le storie in Italia: «Siamo in 20: 15 MILA € A ESUBERO SANATO»

    In America la chiamerebbero terminator, head-chopper… «Lo dicono anche qui: tagliatore di teste». Un lavoro impopolare… «Telefono sotto controllo, chiamate di minaccia la notte, gomme tagliate». È vero che le aziende vi pagano un tanto a testa? «Alcuni si fanno pagare così. A me sembrerebbe davvero di fare il boia. Da dieci anni faccio questo mestiere da libero professionista, dopo una vita in Confindustria a discutere contratti nazionali, dieci anni e non mi sono ancora abituato. È una sofferenza: dietro ogni lavoratore vedo una famiglia». Luciano Tosato è il consulente esterno chiamato dalla Yamaha a guidare la pratica esuberi, a metterci la faccia in mesi di trattative, con gli operai che hanno passato le feste di Natale sul tetto per protesta: tagliare 66 posti, il reparto produttivo della fabbrica di Lesmo. E non solo quello: «In altre dodici aziende seguo ristrutturazioni simili. Lombardia, Genova, Emilia. Tessile, farmaceutico, comunicazione. Certo è dura, passare dai premi di produzione ai tagli». Ma la crisi sembra superata… «Sul fronte occupazione non direi: il peggio verrà da maggio a novembre quando finiranno gli ammortizzatori sociali» cioè la cassa integrazione: ordinaria— crisi passeggera—o straordinaria (cigs) — crisi strutturale a rischio chiusura.

    Senza particolari traumi
    Luciano Tosato come George Clooney, che nel film Tra le nuvole (Up in the air, in Italia da domani) è Ryan Bingham, un head-chopper che gira l’America licenziando per conto terzi. Le aziende gli delegano il compito di dare il triste annuncio. «Che crisi, è il nostro momento» gongola lui. Non è cinema-denuncia alla Michael Moore ma per Franck Rich, editorialista del New York Times, racconta l’ultima recessione come Furore seppe rappresentare la Grande Depressione. Anche i Clooney/Bingham d’Italia macinano chilometri, specie in auto. «Ma non chiamateci tagliatori di teste», dice Sergio Felici, il consulente che nel 2009 a Roma ha gestito il piano esuberi Mercedes: «Un successo, visto che alla fine hanno accettato la proposta dell’azienda 10 lavoratori in più rispetto all’obiettivo prefissato di 76». Come la dobbiamo chiamare? «Agente del cambiamento ». Anche il soave Ryan Bingham nel film di Jason Reitman (Juno) si presenta con un eufemismo: Career Transition Counselor. E non usa mai la parola «fired». Anche Felici preferisce parlare di «persone fuoriuscite». Quasi sempre «senza particolari traumi». Come? Bisogna «accompagnarli». Cioè? «Se io sono un medico e dico al paziente che devo togliergli un rene, devo anche dirgli cosa accadrà dopo. C’è un fatto doloroso, ma io garantisco anche una prospettiva per il futuro». Soldi, incentivi? «Contano, ovvio: a un certo punto nella trattativa Mercedes i vertici mi hanno detto: “Ma lei da che parte sta?”. E io: “Dalla vostra, scucire questi soldi è nel vostro interesse”». Quanti tagliatori, pardon agenti del cambiamento ci sono in Italia? «Veri, una ventina ».

    I rischi per le aziende
    Perché le aziende hanno bisogno di consulenti esterni? Il management che ci sta a fare? «Non è questione di capacità ma di esperienza. Sono dirigenti addestrati a gestire la crescita, non la crisi». E le risorse umane? «Teoria e poca pratica: negli anni ’80 c’è stata una scuola molto importante di Human Rosources, allora considerate strategiche. Da un po’ non è più così». Difficile che nei «tagli» presso ditte medio-grandi non ci sia il cutter dei «consiglieri di transizione». Andrea Ichino, economista, docente a Bologna e autore con Alberto Alesina de «L’Italia fatta in casa» (Mondadori) sostiene che piccoli imprenditori in crisi ricorrono ai consulenti per non perdere (più che la faccia) tempo ed energie: «Già devono affrontare la crisi. Orientarsi nei meandri della legislazione italiana è complicato: sbagli un documento e rischi il fallimento». Poi bisogna sapere che certi responsabili delle risorse umane fino al giorno prima trattano con i sindacati «quante fette di bresaola mettere in mensa» e il giorno dopo si trovano sul tavolo il macigno dei licenziamenti. L’immagine usata da Sergio Veneziani di Edelman, società che ha curato le pubbliche relazioni di Yamaha, è efficace. Yamaha era partita rifiutando la cassa integrazione (poi concessa): ai 66 licenziandi offriva a suo dire un trattamento più conveniente. Per Tosato «i sindacati spesso non spiegano bene ai lavoratori le offerte delle aziende, più interessati al proprio potere che al bene di chi rappresentano ». Vero o non vero (per Gigi Redaelli della Fim-Cisl Tosato si è dimostrato fin da subito «miope e arrogante ») a Roma il ministro del Lavoro si è schierato con toni duri per la cassa e contro Yamaha: «Ma il responsabile dell’unità di crisi, dottor Di Leo, una sera chiama il sottoscritto per fare i complimenti: “Se tutte le aziende avessero un piano come il vostro, il governo non dovrebbe fare lo scudo fiscale per reperire risorse per la cassa integrazione” ». Per Tosato un uso smodato della «cassa» è un costo per la collettività e rimanda la soluzione del problema. Per il collega Federici invece questo «momento magico» degli ammortizzatori sociali («i politici vogliono tenere basso il tasso di disoccupazione» e i cassintegrati nelle statistiche figurano nell’elenco occupati) è frutto di «una scelta azzeccata, che ha evitato una crisi sociale ben più grave di quella attuale ». Certo bisogna liberarsi di un equivoco, dice Ichino: «Se non cala molto il numero degli occupati, il calo di ore lavorate in Italia è enorme». Ultimo bollettino Istat: disoccupazione all’8,3% —massimo dal marzo 2004—persi in un anno 389.000 posti di lavoro.

    Chiarezza e ipocrisia
    I numeri fanno paura. E le parole? Esiste un vocabolario del licenziamento italiano? «Vieni subito che acceleriamo i segamenti » scrive il dottor Randelli, responsabile di Elektracar, in una mail al consulente Michichi. Sono i personaggi di un romanzo, «Digestione del personale » di Paolo Cacciolati (Tea). L’autore, 44 anni, piemontese, dirigente in una ditta media di accessori per l’edilizia: ne ha passate molte, a cominciare dalla Fiat, ha dovuto comunicare licenziamenti («la cosa più importante è la chiarezza»), un paio di volte ha avuto l’accortezza di andarsene prima di essere cacciato. «Segare, segare, segare» tuona Randelli. E Michichi da consulente per la formazione si trasforma in gestore dell’outplacement a quindicimila euro per ogni testa «segata». Si fanno pagare così gli head-chopper italiani? «Erano le cifre che giravano un paio di anni fa, bisognerebbe aggiornarle » dice Cacciolati. Si usa davvero la parola segare? «Dipende. Nelle piccole imprese si possono sentire anche termini più brutali come “mandarli affan…”. Nelle multinazionali, espressioni più vellutate. E più ipocrite». È ipocrita badare alla forma? Conta se è il capo in persona a prendersi la briga di comunicarlo al dipendente? «Anche nelle aziende medio-piccole è difficile che l’imprenditore ci metta la faccia. Qualunque genere di trattativa è delegata. Figurarsi i tagli». Qualcuno ce la mette ancora, per esempio nel distretto dei salottifici in Puglia. «Nelle piccole imprese è il titolare a dare la notizia» dice Giuseppe Tafuni della Cgil di Altamura. Poche parole: «Passa dal ragioniere per la lettera». In America si chiama pink slip, il foglio rosa del licenziato. A volte da noi non c’è neppure la lettera: «Si licenzia a voce — dice Tafuni —. O magari la lettera è quella che hanno fatto firmare in bianco al momento dell’assunzione: le fanno diventare dimissioni volontarie ». Una truffa, «col ché il lavoratore non ha diritto a quanto previsto e i padroni possono assumere di nuovo». A volte basta un sms: per dire addio ai suoi otto lavoratori la Creativity Tiles di Cavola di Toano (Reggio Emilia) un anno fa delegò un consulente che mandò un sms: «Domani non presentatevi, l’azienda da questo momento è chiusa ».

    Il ruolo dei capi ufficio
    Casi limite. Una tendenza che caratterizza le aziende italiane la racconta Cacciolati e riguarda «il ruolo dei capi settore, i capi ufficio: se l’azienda ha deciso di tagliarti, da noi non sarà mai il tuo capo diretto a dirtelo. Ho lavorato in Francia, in Spagna, e non è così: lì un capo-settore si occupa di risorse umane anche nelle ore difficili». C’è chi deve farlo: L.T., manager di un’impresa Usa con filiale a Milano, settore informatico, ricorda la prima volta che ha dovuto fare la parte del soave tagliatore Clooney con un dipendente della sua squadra. Poco soave: «Avevo paura di comunicare solo angoscia. È stato lui ad aiutarmi quando è venuto al colloquio: “Non preoccuparti, ho capito cosa devi dirmi”. Un mese dopo mi ha chiamato: aveva trovato un altro posto”». Delegare è «un po’ una vigliaccata» dice Stefano Somenzi, dirigente nell’Information Technology da Microsoft a Cisco. Uno che ha provato tutte le posizioni del caso: amministratore delegato con l’incarico di ridurre personale («l’unico modo è essere convinto che stai facendo il bene dell’azienda cioè salvare chi resta») poi lui stesso testa da tagliare. «Fuoriuscito» nel 2008, Somenzi ha fondato la società di consulenza online RTM Consulting. Più che un tele-terminator, Somenzi vuole creare una rete di consulenti per «i sopravvissuti », comprese «le decine di migliaia di manager che oggi non hanno più lavoro. Molti stanno meglio ora, sono quasi sollevati: non c’è peggiore agonia che dover liquidare la tua squadra prima di essere liquidato tu stesso».

  28. Il presidente del Venezuela Hugo Chávez ha condannato inesorabilmente la PlayStation, definendola come un “veleno” della violenza capitalistica.
    Il gioco della console PlayStation e il suo inventore, la multinazionale giapponese Sony, sono un “veleno” che insegna ai bambini i valori del capitalismo: come “uccidere” e “fare la guerra”.
    “I giochi della PlayStation, sono giochi che ti insegnano ad uccidere. Una volta ne hanno fatto uno con la mia faccia, e lo scopo era quello di uccidermi“, ha dichiarato Chávez, parlando al programma televisivo “Aló Presidente”.
    Chávez ha detto che questi giochi, in cui si “bombardano le città, si lanciano le bombe” sono venduti dal “capitalismo” per diffondere “la violenza” e “poi vendere le pistole“. “Come per le sigarette, la droga e l’alcool. Li vendono pur sapendo che creano dipendenza. Questo è il capitalismo, la strada per l’inferno“, ha detto il presidente del Venezuela.
    Se avesse approfondito, avrebbe potuto scoprire che vi sono altri veleni dedicati al popol-bestia: le “realtà virtuali”. Chàvez non ha torto, sempre in relazione al fatto che il popol-bestia imbambolato da calcio, musica assordante, cose vacue (le peggio sono i “quantaltro”), droghe varie e la “politica partitica”, non ha altri validi termini di riferimento, né sufficiente cultura per discernere il vero dal virtuale.

    Va detto però che alla prova dei fatti, come molti nostri valorosi partigiani, la gente comune sia più brava ad uccidere (a tradimento da dietro una siepe), che a fare la guerra a viso aperto.

    Ma tornando ai tagliatori di teste, essi rappresentano i moderni mercenari tecnologici, con la differenza che i mercenari combattenti cercano e possono sopravvivere alla missione. Mentre i mercenari tecnologici, allettati dal denaro, sono disposti a fare, prima o poi, la stessa fine di coloro a cui riservano il trattamento richiesto.

    Ad alcuni di essi, oltre alla allettante monetizzazione del compito, viene assicurata una via di scampo. I tagliatori di teste della Piaggio, ad esempio, alla fine hanno ottenuto la poltrona dell’Unione industriali pisana.

    A tutto questo tragico spettacolo ludico, debbono fare necessariamente da “comparsa”, falsamente inconsapevole, sindacati e politici, i quali sanno benissimo come dovrà andare necessariamente a finire, ma recitano la loro brava parte in commedia, nella speranza di essere gli ultimi a soccombere, laddove non si siano altrimenti preparati un ferace campicello da cui ricavare da vivere e prosperare.

    Ed il popol-bestia, assuefatto e rimbambito dal “’veleno’ della violenza capitalistica”, evocato dal nazionalsocialista Hugo Chàvez, finisce per accettare democraticamente che ci siano retribuzioni da 1800 euri e stipendi parlamentari da 18 mila. Uno zero in più non sembra intaccare il principio democratico.

    Poi ci sono quelli che lo stipendio ormai se lo sognano e quelli per i quali rappresenta un incubo che si sta avvicinando. Dunque il mercato delle PlayStation è probabilmente destinato a prosperare, come quello della droga.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  29. Piena solidarietà ai licenziati/licenziandi della Novartis di Rosia. Non sono questi gli stipendi che mettono in crisi una azienda. Sono certo che basterebbe licenziare un dirigente della stessa azienda, e il risultato sarebbe equivalente al risparmio derivato dal licenziamento di 24 schiavi, o peones, o sottoproletari, o ricercatori, o come diavolo volete chiamarli.

    Ma come si fa a licenziare un dirigente…la pelliccia per l’amante…il posto di associato per il figlio…il campo da golf…l’appartamento a Russell Sq…la bara in mogano fine raffinato da foglie in oro tartufato…

    E sì, perché tra una 20na d’anni anche voi sarete pasto per un banchetto di vermi. Anche i dirigenti, anche i dirigenti, anche i mafiosi. Proprio come me, pensate che sfiga.

    E rallegratevi, anyway, vedrete che nei giorni a venire l’influenza A avrà un colpo di coda, e addirittura ci saarnno morti sospette, crisi respiratorie acute…e forse un ministro o un grande statista (Piazza o Via? Vedremo…) ci consiglierà di iniettarci il vaccino che, ad oggi, giace triste e deluso in un buio sgabuzzino sotto una quercia di Rosia, una quercia che sta lì da oltre 150 anni.

    Evviva la pandemia, che ci salverà i bilanci.

  30. “Va detto però che alla prova dei fatti, come molti nostri valorosi partigiani, la gente comune sia più brava ad uccidere (a tradimento da dietro una siepe), che a fare la guerra a viso aperto.”

    Oddio, bravi bravi non sono stati, infatti a te non ti hanno trovato.
    Qualche familiare, I suppose.

    Saluti
    Leo Mercati ( con un cognome solo ), Siena.

  31. Vorrei ringraziare Bisi e il suo sito per l’attenzione che dedica alla nostra vicenda. Una vicenda vergognosa, piena di spregiudicatezza e condita da un bel po’ di bugie da parte di Novartis. Le motivazioni portate per questo provvedimento sono fasulle, così come le intenzioni dichiarate sempre dall’Azienda in merito ad investimenti seri ed ad un piano industriale decente a medio/lungo termine. Per non parlare degli sbandierati valori che rientrano nella filosofia aziendale: gli unici valori che contano sono gli utili per gli azionisti. Con buona pace delle 24 famiglie messe sulla strada.

    gigio

  32. Mi chiamo Simone Cortese e sono uno dei dipendenti Novartis interessati dalla mobilità. Voglio spiegare nei dettagli perchè tale riduzione nella rete commerciale non può essere giustificata dai cambiamenti delle dinamiche di mercato. E’ una mail abbastanza tecnica perchè riguarda i dettagli della nostra attività lavorativa ma può comunque essere utile.
    Voglio chiarire perchè la riduzione da 27 a 7 ISF (informatori scientifici del farmaco) è pericolosa per l’azienda stessa.
    Una rete commerciale esterna di 27 persone è certamente inadeguata per fare visita in modo produttivo ai Medici di Base ma ben dosata per svolgere un lavoro capillare e costante presso le Asl. Con questa attività si intende fare visita a medici dei servizi di Igiene e Sanità Pubblica, Assistenti Sanitarie, Provveditorati, distretti e farmacisti ospedalieri.
    E’ vero che negli ultimi anni si è passati da tante gare per singola Asl ad una unica gara regionale, ma è un grave errore ritenere che anche il numero dei decisori si sia ridotto così drasticamente. I capitolati di gara regionale sono il frutto di decisioni prese da un “gruppo di lavoro” composto dai referenti delle singole Asl i quali, a loro volta, ricevono input ed indicazioni dagli altri medici dei distretti, dalle assistenti ecc. Si tratta quindi di un flusso decisionale influenzato da tantissime persone, che risulta nella formulazione di una singola specifica qualitativa e quantitativa.
    E’ da sprovveduti ritenere, come vogliono fare credere, che “in regione” esista un unico dittatore che decide il tipo di vaccini da acquistare infischiandone dei pareri dei colleghi!!
    Ridurre a 7 il numero degli informatorri attivi sul territorio nazionale significa uscire irrimediabilmente da questo flusso decisionale perchè non permette di lavorare bene nelle Asl.
    Questo può essere fatto in caso di monopolio di prodotto ma è devastante ed autolesivo quando si ha a che fare con una concorrenza agguerrita che lavora bene su tutto il territorio.
    Una rete così strutturata è numericamente gravemente insufficiente, l’attività e la frequenza dei contatti sarebbe troppo rarefatta e superficiale e le altre aziende approfitterebbero sicuramente dello spazio lasciato a tutto discapito dei nostri stessi prodotti. E se un prodotto non si vende o si vende male, che necessità c’è di mantenerne la produzione?….
    Se servono dettagli e spiegazioni mi faccia sapere
    Cordialmente
    Simone

  33. Suppone giusto Leo Mercati, dall’unico cognome. A Livorno è più noto Pio Po.
    Ma guardandosi intorno sul mercato, si può trovare nel gregge l’ex ministro verde Alfonso Pecoraro Scanio, nonché il noto capo partigiano Pier Luigi Bellini delle Stelle, il magistrato Paolo Flores d’Arcais, l’onorevole Giovanni Russo Spena e così via, duplicando i cognomi fino al Luca Cordero di Montezemolo, omnipresente come il prezzemolo.

    Come chicca finale, eccovi qua: Bargagli Stoffi Maria Pia, Firenze, 29-11-1963, candidata n. 4 nelle liste di Rifondazione comunista a Dalmine.

    Per quanto riguarda la bravura o meno di amici o avversari, neppure gli “alleati” americani sono riusciti a far fuori mio padre e me quando dalla riva opposta della linea gotica sul Serchio, ci hanno sparato uno spezzone incendiario al fosforo, che è passato tra noi ed esploso alle nostre spalle proiettandoci di sotto ad un argine per effetto dello spostamento d’aria della deflagrazione.

    I nostri “alleati” liberatori si sono limitati a polverizzare la nostra casa e, il 31 agosto 1943, a sfoltire la popolazione pisana di almeno 3500 persone che si trovavano nella piazza della stazione. Meno gente, meno bocche da sfamare.

    Si tranquillizzi il buon Mercati: neppure le persone con doppio cognome hanno, in genere, due bocche.

    Salud y pesetas.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  34. Sono un chimico ed ho molti colleghi che lavorano in Novartis, personalmente ho avuto 2 occasioni di entrare in azienda ma per motivi diversi ho rifiutato. Nella fattispecie nella seconda occasione ho avuto reale percezione del sistema NOVARTIS, peraltro applicabile a tutte le multinazionali (sono stata in BAYER a Siena, e la storia si ripete..) Inanzitutto cosa cercano? residenti a Siena o disperati dal sud, perchè? Il contratto di lavoro è sottoinquadrante, ad un laureato in Chimica offrono un contratto da operaio a 1100 Euro o 1300 se fai il turno notturno, condizioni che accetti se A)stai in zona B) sei disperato, purtroppo la seconda categoria con la crisi è molto diffusa, poi contratti da interinale etc.. la politica è da grande fratello: contratti miseri, lavoro alienante e discorsi demagogici sull’eticità aziendale fatti da ‘responsabili’ il cui reale potere decisionale è pari a zero. La meritocrazie non esiste, tu fai il tuo lavoro da uomo macchina sperando che un giorno o l’altro qualcuno in qualche sede americana non faccia lo starnuto che ti spazzerà via

  35. Situazione indecente : assumono tutti i giorni su pressione del nostro caro PD e poi licenziano…. Bella roba !!! Sul fatto che l’azienda ricerca solo super-specializzati è una vera bufala : nessuno è nel posto giusto per il titolo di studio che possiede basti vedere AD e altri settori strategici dell’azienda. Di Laureati con master specialistici non se ne vedono …

  36. il problema è che molti sono specializzati (post Doc e Master) ma fanno lavori che un perito sveglio potrebbe fare… ma la fame di lavoro che c’è quà ovviamente spinge a questo.

  37. proclamato per MERCOLEDI 27/01/10 un’ora di SCIOPERO dalle 9 alle 10 in concomitanza con l’incontro dell’azienda con le istituzioni con SIT-IN all’entrate degli stabilimenti. E’ un segnale forte vediamo come và

  38. Le ultime informazioni diffuse da Novartis Vaccini sulla riorganizzazione dell’area commerciale meritano da parte della RSU alcune precisazioni.

    L’iniziativa aziendale dell’apertura della mobilità per 24 persone sarebbe il frutto di un lungo periodo di analisi del mercato dei vaccini e un’attenta valutazione dei radicali mutamenti dello scenario. Crediamo, invece, che questa decisione sia repentina ed improvvisa, dettata da logiche di altra natura, dato che non ci sono stati segnali e comunicazioni in merito neppure con gli Area Manager dell’Area Commerciale e che a nessuno dei collaboratori coinvolti sia stata offerta alcuna possibilità di ricollocazione. A tal proposito si ricorda l’assunzione dall’esterno di un Area Manager con decorrenza dal 01.01.2010 che poteva essere selezionato all’interno della nostra organizzazione…

    Qualora la decisione aziendale fosse realmente l’approdo di un percorso di valutazione così lungo, sarebbe grave l’assoluta mancanza di comunicazione e di coinvolgimento della RSU e delle OO.SS. in questo lasso di tempo.

    Ribadiamo che l’evoluzione del Sistema Sanitario Nazionale ha portato al solo processo di acquisto a livello centralizzato regionale. Il processo decisionale, invece, era, è e rimarrà la somma delle decisioni di decine di medici di Igiene e Medicina Preventiva delle singole ASL, convogliate nelle Commissioni Regionali e sintetizzate nella stesura di un capitolato di gara unico.

    L’informazione scientifica portata a tutti i referenti dei Dipartimenti di Prevenzione rimane alla base di questo processo. Non corrisponde al vero che analoghi assetti organizzativi siano stati adottati dai principali competitor. Nessun altra azienda del settore ha una struttura commerciale di soli 7 Informatori Scientifici!!!

    La riduzione del 75% della nostra forza esterna diminuirà la nostra presenza sul territorio in maniera radicale, a tutto vantaggio dei competitors con la più che probabile contrazione del nostro fatturato. La concorrenza sul vaccino antinfluenzale, che è il nostro principale prodotto, è destinata a crescere e affrontare il mercato con un numero di Informatori così esiguo si tradurrà con una diminuzione delle nostre vendite.

    Esprimiamo tutte le nostre preoccupazioni in merito alle affermazioni che la crescita dell’ultimo anno sostenuta dalle vendite di Focetria, da sola, non può espandere il business nel futuro. Questo significa che non ci sono nuovi prodotti da immettere sul mercato?

    Da anni questa RSU chiede un piano industriale dettagliato per i siti di Siena e di Rosia. Abbiamo assistito solo a cessazioni di produzioni (Pertosse, Morbillo, Rosolia, Parotite, Epatite A, PPD) e a trasferimenti all’estero (Tetano, Difterite). Ora ci apprestiamo a chiudere con la produzione più importante – l’Influenza¬¬¬¬¬¬ – e si sente dire che anche la Polio farà la stessa fine…! Abbiamo chiesto con forza notizie e strategie a medio termine ma ancora non abbiamo ottenuto risposte!

    RSU NOVARTIS Vaccines and Diagnostics

  39. Pare che ci sia già un sito in India dove esportare parte della produzione Novartis attualmente basata in Europa. A voi risulta?

    Alcuni dipendenti senesi Novartis sono stati trasferiti a Boston (Usa) senza altra possibilità se non il licenziamento.

  40. bel ringraziamento della novartis per quanto siena ha dato a loro. speriamo che qualcosa si muova. è una vergogna, con quanto hanno incassato con i vaccini. e poi si parla di 24 persone, non migliaia. vergogna!!

  41. Giorgio VERISSIMO alcuni sono stati costretti a partire, pena il LICENZIAMENTO, addirittura prima che i bambini finessero l’anno scolastico (questo è successo alla Cecco) immaginate il trauma subito da questi ultimi 9-10 anni scaraventati dall’altra parte del mondo senza più punti di riferimento.
    QUESTA E’ MULTINAZIONALE “novartis”

  42. Caro Nanni, sei certo che questo sia avvenuto?

  43. Caro Direttore,
    è verissimo ciò che ho scritto e che ha confermato Nanni. Alcuni tra i trasferiti a Boston fanno parte del settore marketing, che sta a monte della rete commerciale, guarda caso quella della quale fanno parte i 24 messi in mobilità.
    La sensazione è che Novartis, a piccoli passi per avere ripercussioni immediatamente visibili, stia spostando altrove (Boston, Stati Uniti, e Origgio, vicino Varese) tutto ciò che non concerne la produzione. Una volta terminato questo step sarà più facile trasferire la produzione con personale già ridotto dai trasferimenti e dai contratti a termine non rinnovati. Il costo di un operaio in Italia è superiore a quello di un omologo in Estremo Oriente o India di circa 4-5 volte.
    Senza l’impegno concreto degli amministratori locali nei confronti di Novartis (concessione di cubature per l’ampliamento dell’azienda a Rosia, infrastrutture come aeroporto e Siena-Grosseto, agevolazioni per il personale in trasferta temporanea, flessibilità dei contratti) la multinazionale avrà maggiorazioni di costi che, in un momento di crisi come questo, non verranno tollerati molto a lungo dai think tank di Basilea.
    Inutile chiedere al Governo ciò che il Governo non può dare per non competenza in materia. Il problema è locale: il comune di Sovicille deve approvare gli ampliamenti, i comuni e la Provincia di Siena devono realizzare l’aeroporto, i sindacati devono abbassare i toni ed evitare richieste eccessive. Questo è il prezzo da pagare.
    Se i senesi non vorranno pagarlo si preparino per tempo ad affrontare eventi traumatici, magari favorendo realtà locali che fanno il contrario della multinazionale svizzera. E’ il caso della Philogen dei fratelli Neri (ex proprietari della Sclavo) che hanno portato a Siena il frutto di ricerche effettuate al Politecnico di Zurigo.

  44. Certamete una Bimba era in classe insieme alla mia il tempo dell’ultima campanella e via sull’Aereo preceduta qualche tempo prima dal papà e non è il solo caso basta fare una salto alla Peruzzi e chiedere

  45. Licenziare a Novartis o altrove è nell’ordine delle cose.
    Liberalizzare tutto porta ai peggiori disordini. La reale origine dell’attuale crisi è l’organizzazione del commercio globale.
    I dirigenti del pianeta ignorano i fondamenti dell’economia e non distinguono le categorie base del protezionismo. Alcune sono indubbiamente dannose, altre sono del tutto giustificate. Tra le prime è il dannoso protezionismo fra paesi con salari paragonabili. Al contrario, il protezionismo tra paesi con livelli di vita differenti è non solo opportuno, ma indispensabile.
    Nel caso della Cina, aver eliminato le barriere doganali è stato del tutto demenziale. Lo stesso vale per i paesi dell’est europeo, ammessi di punto in bianco e in modo indiscriminato nell’area europea occidentale. Risulta infatti impossibile competere con la disparità derivante da costi di retribuzione cinque o dieci volte inferiori.
    L’attuale e crescente livello di disoccupazione deriva dalla sconsiderata liberalizzazione del commercio, attuata in base ad una mostruosa ignoranza criminale. Dalla suicida politica di delocalizzazione derivano drammatici sconvolgimenti sociali a causa della inevitabile disoccupazione dovuta alle incompatibili differenze salariali.
    Sarebbe stato ragionevole istituire aree regionali più omogenee dal punto di vista dell’economia, con le stesse condizioni di reddito e le stesse condizioni sociali all’interno delle quali potesse svilupparsi un commercio in condizioni di sana e reale concorrenza tra i suoi membri.
    I paesi in via di sviluppo, oggi sfruttati dalle imprese per i bassi costi di produzione, prima o poi finiranno per soffrire anch’essi quando anche i loro salari aumenteranno e dunque avrebbero interesse ad unirsi ai loro vicini dotati di un livello di vita simile, allo scopo di sviluppare aree comuni con un mercato interno abbastanza ampio ed equilibrato da sostenere la loro stessa produzione.
    A ciascuno che rifletta, risulterà evidente che la eliminazione di qualsiasi barriera economica non può che comportare l’inevitabile crollo della produzione e del livello di vita in ogni paese occidentale in cui il reddito è più elevato.
    Globalizzazione e crisi sono in stretta relazione di causa ed effetto.
    Intervenire esclusivamente sul sistema monetario non sarà sufficiente, perdurando la incontrollata liberalizzazione degli scambi internazionali. Attribuire le conseguenze sociali delle delocalizzazioni a cause monetarie è un errore folle. Protestare di fronte ai cancelli o sui tetti delle aziende è come abbaiare alla luna.
    Le aziende stesse sono costrette a questo gioco al massacro. Nessuna di esse può singolarmente fare concessioni, fintanto che ad altre rimane la possibilità di trasferire la produzione verso Romania, India o Cina.
    La cosa doppiamente folle è la politica di concedere incentivi (soldi dei cittadini) ad aziende che non possono fare altro che usufruirne per delocalizzare le loro attività nei paesi sottosviluppati.
    Novartis o Fiat non possono scegliere Siena o Termini Imerese quando esse, o le loro concorrenti, in India o in Cina, possono quanto meno dimezzare i costi e moltiplicare i profitti.
    Gli artefici di questa politica sconsiderata e suicida sono i burocrati ed i finanzieri che guadagnano in un giorno assai di più di quanto un dipendente guadagna in un anno.
    Fintanto che i governanti non saranno in grado di buttarli a mare, le prospettive sono inevitabilmente indirizzate verso il baratro.
    Ed il sospetto più inquietante è che ci siano governanti che ricevono laute prebende dai finanzieri.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  46. questa volta, non ci crederà signor Bargagli Stoffi, sono daccordo con lei in tutto e per tutto, soprattutto sull’ignoranza dei governanti e l’ingordigia dei burocrati e dei finanzieri.

  47. NON CAPISCO DOPO ANNI DI DURO LAVORO E DI FATTURATI NOVARTIS SEMPRE IN AUMENTO. SICURAMENTE UNA MOSSA POLITICA, E POI TUTTI QUEI VACCINI PRODOTTI E VENDUTI IN ANTICIPO CHISSA’ CHE FINE FARANNO.

  48. Non mi risulta che l’azienda debba licenziare i suoi dipendenti perchè è in attivo. Questa mossa è senz’altro politica e colpisce a livello individuale tante famiglie e soprattutto personale già con una maturata esperienza nel settore. Mi auguro che il governo prenda provvedimenti a tutela dei lavoratori allo stesso livello delle grandi aziende che soffrono la crisi

  49. Wladimir Ulianov (Lenin) non sbagliava quando osservava realisticamente che “i capitalisti sono disposti anche a venderci la corda, con cui noi li impiccheremo”.

    Le cose non sono cambiate, se non nelle dimensioni e nella ramificazione planetaria delle multinazionali, ma la spietata mentalità capitalistica è rimasta immutata e legata al crudo materialismo del mercato.

    Con risultati societari in espansione ed utili in aumento o meno, l’obiettivo resta la massimizzazione del profitto. Nella “civiltà del profitto”, l’uomo lavoratore è considerato solo uno strumento della produzione, da sostituire o rottamare al pari delle attrezzature. Le attrezzature possono essere anche rivendute e, tra l’altro, non hanno famiglia.

    Una differenza sostanziale dai tempi di Lenin consiste nel fatto che nell’evoluzione capitalistica è sorto un nuovo tecnico per la rottamazione umana, che in gergo è chiamato il “tagliatore di teste”.

    Questo volenteroso carnefice, di solito viene lautamente retribuito, un tanto a testa.

    A differenza del boia, che ha una funzione stabile, il “tagliatore di teste” è un mercenario che passa da una azienda all’altra e, se è bravo, le società se lo disputano.

    La pratica della delocalizzazione resterà irreversibile almeno fino a quando i governanti non si riscatteranno dalla sudditanza nei confronti dei “poteri forti” e del capitale internazionale. Per ora le condizioni per questo riscatto non si vedono neppure all’orizzonte e la conclamata democrazia in questo è impotente.

    Anche questo tipo di analisi riceverà, suppongo, almeno il consenso di antonio.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  50. si, suppone bene. ha la mia approvazione, sig bargagli, ma tanto per torglierli eventuali dubbi, io non sono comunista

  51. Nella scienza della politica ha lasciato la propria traccia Cartesio, con il suo “dubbio metodico”, per cui senza prove concrete, restano solo i dubbi, piuttosto che le certezze.

    Nell’epoca attuale, dichiararsi fascisti o comunisti è un anacronismo, a meno che l’auto-dichiarazione non serva a scopi pratici, come il posto più o meno redditizio nel luogo opportuno e la benevolenza di qualche potente. Sull’internet, peraltro, si trova anche il sito dei nostalgici borbonici, bontà loro.

    Quanto alle divergenze dalle convinzioni di antonio, persona ragionevole, si deve risalire alla origine sociale ed alle fonti culturali e di informazione da cui abbiamo succhiato una linfa, piuttosto che un’altra per cui uno dei possibili punti di convergenza poggia principalmente sul buonsenso.

    Dopo aver frequentato, dopo le elementari, tre successivi ordini di studi scolastici sotto l’influenza di docenti strettamente marxisti-leninisti, conosco a sufficienza anche tale materia.

    Quel che resta del marxismo è sfociato nel relativismo ed, inoltre, vi è confluito anche il capitalismo materialista – (entrambi considerano l’individuo “lavoratore” un ingranaggio del processo produttivo) – e questo contrasta inevitabilmente con l’ordine naturale proprio della gente di tutti i popoli, indipendentemente dal credo politico o religioso di appartenenza.

    Capito almeno questo, per chi vuol capirlo, le persone intellettualmente oneste, libere e di buona volontà possono trovare i punti di convergenza al di là degli artificiosi steccati ideologici, mantenuti in vita da interessi di conservazione dei privilegi acquisiti.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  52. comincio a preoccuparmi…sono daccordo anche col suo ultimo intervento sig bargagli. al di là delle idee che uno ha (per gli studi o per nascita, o condizione sociale) mi piace dialogare.

  53. Luigi,
    le ragioni del licenziamento dipendono dal fatto che Novartis ha chiesto alle amministrazioni politiche locali alcune utilità ma, a fronte di promesse e assicurazioni che tutto sarebbe stato fatto, non è stato così. Queste sono le conseguenze.

  54. Caro Giorgio da Frassini visto quello che scrivi sembra tu sappia cose INTERESSANTI per approfondire l’argomento “TIRALE FUORI” così da farci un’IDEA più precisa, altrimenti sono solo ed escusivamente chiacchere da Circolo ARCI, senza che si senta offeso chi lo frequenta

  55. Novartis continua nella sua malsana idea di segare 24 dipendenti, nonostante le tasche piene, nonostante tutto e tutti avversino questa decisione. Che dire, non era un’azienda etica e piena di buoni propositi?

    Gigio

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