Stefano Bisi

Bettino Craxi

bettino-craxi-partito-socialistaDieci anni fa moriva Bettino Craxi. Tra le tante dichiarazioni che si registrano in queste ore è di particolare rilevanza quello che ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella vicenda politica, ed umana, di Bettino Craxi il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano,  ravvisa «aspetti tragici della storia politica e istituzionale della  nostra Repubblica, che impongono ricostruzioni non sommarie e  unilaterali di almeno un quindicennio di vita pubblica italiana».  Napolitano lo afferma in una lettera indirizzata alla vedova di  Bettino Craxi, Anna Craxi, in occasione della ricorrenza del  decimo anniversario del lader socialista.
      «Non può dunque venir sacrificata al solo discorso sulle  responsabilità dell’onorevole Craxi sanzionate per via giudiziaria la considerazione complessiva della sua figura di leader politico, e di  uomo di governo impegnato nella guida dell’Esecutivo e nella  rappresentanza dell’Italia sul terreno delle relazioni internazionali. Il nostro Stato democratico non può consentirsi -ammonisce  Napolitano- distorsioni e rimozioni del genere».

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STEFANO BISI

16 Commenti per “Bettino Craxi”

  1. La lettera di Napolitano alla famiglia Craxi
    “Cara Signora, ricorre domani il decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, e io desidero innanzitutto esprimere a lei, ai suoi figli, ai suoi famigliari, la mia vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza, nel ricordo di vicende conclusesi tragicamente. Non dimentico il rapporto che fin dagli anni ’70 ebbi con lui per il ruolo che allora svolgevo nella vita politica e parlamentare. Si trattò di un rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni anche sul piano istituzionale. E non dimentico quel che Bettino Craxi, giunto alla guida del Partito Socialista Italiano, rappresentò come protagonista del confronto nella sinistra italiana ed europea.

    Ma non è su ciò che oggi posso e intendo tornare.

    Per la funzione che esercito al vertice dello Stato, mi pongo, cara Signora, dal solo punto di vista dell’interesse delle istituzioni repubblicane, che suggerisce di cogliere anche l’occasione di una ricorrenza carica – oltre che di dolorose memorie personali – di diversi e controversi significati storici, per favorire una più serena e condivisa considerazione del difficile cammino della democrazia italiana nel primo cinquantennio repubblicano.

    E’ stato parte di quel cammino l’esplodere della crisi del sistema dei partiti che aveva retto fino ai primi anni ’90 lo svolgimento della dialettica politica e di governo nel quadro della Costituzione. E ne è stato parte il susseguirsi, in un drammatico biennio, di indagini giudiziarie e di processi, che condussero, tra l’altro, all’incriminazione e ad una duplice condanna definitiva in sede penale dell’on. Bettino Craxi, già Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987. Fino all’epilogo, il cui ricordo è ancora motivo di turbamento, della malattia e della morte in solitudine, lontano dall’Italia, dell’ex Presidente del Consiglio, dopo che egli decise di lasciare il paese mentre erano ancora in pieno svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti.

    “Si è trattato – credo di dover dire – di aspetti tragici della storia politica e istituzionale della nostra Repubblica, che impongono ricostruzioni non sommarie e unilaterali di almeno un quindicennio di vita pubblica italiana. Non può dunque venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità dell’on. Craxi sanzionate per via giudiziaria la considerazione complessiva della sua figura di leader politico, e di uomo di governo impegnato nella guida dell’Esecutivo e nella rappresentanza dell’Italia sul terreno delle relazioni internazionali.

    Il nostro Stato democratico non può consentirsi distorsioni e rimozioni del genere. Considero perciò positivo il fatto che da diversi anni attraverso importanti dibattiti, convegni di studio e pubblicazioni, si siano affrontate, tracciando il bilancio dell’opera di Craxi, non solo le tematiche di carattere più strettamente politico, relative alle strategie della sinistra, alle dinamiche dei rapporti tra i partiti maggiori e alle prospettive di governo, ma anche le tematiche relative agli indirizzi dell’attività di Craxi Presidente del Consiglio.

    Di tale attività mi limito a considerare solo un aspetto, per mettere in evidenza come sia da acquisire al patrimonio della collocazione e funzione internazionale dell’Italia la conduzione della politica estera ed europea del governo Craxi: perchè ne venne un apporto incontestabile ai fini di una visione e di un’azione che possano risultare largamente condivise nel Parlamento e nel paese proiettandosi nel mondo d’oggi, pur tanto mutato rispetto a quello di alcuni decenni fa. Le scelte di governo compiute negli anni 1983-87 videro un rinnovato, deciso ancoraggio dell’Italia al campo occidentale e atlantico, anche di fronte alle sfide del blocco sovietico sul terreno della corsa agli armamenti ; e videro nello stesso tempo un atteggiamento “più assertivo” del ruolo dell’Italia nel rapporto di alleanza – mai messo peraltro in discussione – con gli Stati Uniti.

    In tale quadro si ebbe in particolare un autonomo dispiegamento della politica estera italiana nel Mediterraneo, con un coerente, equilibrato impegno per la pace in Medio Oriente. Il governo Craxi e il personale intervento del Presidente del Consiglio si caratterizzarono inoltre per scelte coraggiose volte a sollecitare e portare avanti il processo d’integrazione europea, come apparve evidente nel semestre di presidenza italiana (1985) del Consiglio Europeo.

    Né si può dimenticare l’intesa, condivisa da un arco assai ampio di forze politiche, sul nuovo Concordato: la cui importanza è stata pienamente confermata dalla successiva evoluzione dei rapporti tra Stato e Chiesa.

    Numerosi risultano in sostanza gli elementi di condivisione e di continuità che da allora sono rimasti all’attivo di politiche essenziali per il profilo e il ruolo dell’Italia. In un bilancio non acritico ma sereno di quei quattro anni di guida del governo, deve naturalmente trovar posto il discorso sulle riforme istituzionali che aveva rappresentato, già prima dell’assunzione della Presidenza del Consiglio, l’elemento forse più innovativo della riflessione e della strategia politica dell’on. Craxi.

    Nel quadriennio della sua esperienza governativa quel discorso tuttavia non si tradusse in risultati effettivi di avvio di una revisione della Costituzione repubblicana. La consapevolezza della necessità di una revisione apparve condivisa attraverso i lavori di una impegnativa Commissione bicamerale di studio (presieduta dall’on. Bozzi): ma alle conclusioni, peraltro discordi, di quella Commissione nel gennaio 1985 non seguì alcuna iniziativa concreta, di sufficiente respiro, in sede parlamentare. Si preparò piuttosto il terreno per provvedimenti che avrebbero visto la luce più tardi, come la legge ordinatrice della Presidenza del Consiglio e, su un diverso piano, significative misure di riforma dei regolamenti parlamentari.

    Tra i problemi che nell’Italia repubblicana si sono trascinati irrisolti, c’è certamente quello del finanziamento della politica. Si era tentato di darvi soluzione con una legge approvata nel 1974, a più di venticinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione. Ma quella legge mostrò ben presto i suoi limiti, in particolare per la debolezza dei controlli che essa aveva introdotto. Attorno al sistema dei partiti, che aveva svolto un ruolo fondamentale nella costruzione di un nuovo tessuto democratico nell’Italia liberatasi dal fascismo, avevano finito per diffondersi “degenerazioni, corruttele, abusi, illegalità“, che con quelle parole, senza infingimenti, trovarono la loro più esplicita descrizione nel discorso pronunciato il 3 luglio 1992 proprio dall’on. Craxi alla Camera, nel corso del dibattito sulla fiducia al governo Amato.

    Ma era ormai in pieno sviluppo la vasta indagine già da mesi avviata dalla Procura di Milano e da altre. E dall’insieme dei partiti e dei loro leader non era venuto tempestivamente un comune pieno riconoscimento delle storture da correggere, nè una conseguente svolta rinnovatrice sul piano delle norme, delle regole e del costume. In quel vuoto politico trovò, sempre di più, spazio, sostegno mediatico e consenso l’azione giudiziaria, con un conseguente brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia. L’on. Craxi, dimessosi da segretario del PSI, fu investito da molteplici contestazioni di reato. Senza mettere in questione l’esito dei procedimenti che lo riguardarono, è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona. Nè si può peraltro dimenticare che la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo – nell’esaminare il ricorso contro una delle sentenze definitive di condanna dell’on. Craxi – ritenne, con decisione del 2002, che, pur nel rispetto delle norme italiane allora vigenti, fosse stato violato il “diritto ad un processo equo” per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea.

    “Alle regole del giusto processo, l’Italia si adeguò, sul piano costituzionale, con la riforma dell’art. 11 nel 1999. E quei principi rappresentano oggi un riferimento vincolante per la legislazione nazionale e per l’amministrazione della giustizia in Italia. Si deve invece parlare di una persistente carenza di risposte sul tema del finanziamento della politica e della lotta contro la corruzione nella vita pubblica. Quel tema non poteva risolversi solo per effetto del cambiamento (determinatosi nel 1993-94) delle leggi elettorali e del sistema politico, e oggi, in un contesto politico-istituzionale caratterizzato dalla logica della democrazia dell’alternanza, si è ancora in attesa di riforme che soddisfino le esigenze a cui ci richiama la riflessione sulle vicende sfociate in un tragico esito per l’on. Bettino Craxi.

    E’ questo, cara Signora, il contributo che ho ritenuto di dover dare al ricordo della figura e dell’opera di suo marito, per l’impronta non cancellabile che ha lasciato in un complesso intreccio di luci e ombre, nella vita del nostro Stato democratico.

    Con i più sinceri e cordiali saluti”.

  2. “Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande
    morta, né più coi turbini tenzona.
    La gente dice: or vedo: era pur grande!
    (…)
    Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
    ognuno col suo grave fascio va”.

    La gente è e resta sempre la stessa, prima e dopo Giovanni Pascoli.

    Rimpianti inconsolabili, lacrime di coccodrillo, respiri di sollievo, maledizioni taciute. Lo spettacolo mediatico è assicurato.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  3. Vi segnalo questo articolo dell’agenzia Reuters
    Alla vigilia del decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, il presidente della
    Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato oggi una lettera pubblica alla vedova in cui sostiene che contro l’ex leader
    socialista fu esercitata una “durezza senza eguali” da parte della magistratura.
    “Senza mettere in questione l’esito dei procedimenti che lo riguardarono, è un fatto che il peso della responsabilità per i
    fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza
    senza eguali sulla sua persona”, ha scritto il capo dello Stato ad Anna Craxi evocando la stagione di Mani pulite, le
    inchieste milanesi sulle tangenti che contribuirono al tracollo del Psi e della Dc all’inizio degli anni 90.
    “Ho ritenuto di dover dare al ricordo della figura e dell’opera di suo marito” un contributo “per l’impronta non cancellabile
    che ha lasciato, in un complesso intreccio di luci e ombre, nella vita del nostro Stato democratico”, ha detto Napolitano di
    Craxi, morto il 19 gennaio 2000 ad Hammamet, in Tunisia, dove si era trasferito dall’Italia per sfuggire alle inchieste che lo
    riguardavano.
    Per il presidente della Repubblica la figura di Craxi non può ridursi al solo profilo giudiziario.
    “Non può venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità dell’on. Craxi sanzionate per via giudiziaria la
    considerazione complessiva della sua figura di leader politico, e di uomo di governo impegnato nella guida dell’Esecutivo e
    nella rappresentanza dell’Italia sul terreno delle relazioni internazionali. Il nostro Stato democratico non può consentirsi
    distorsioni e rimozioni del genere”.
    Entrando però nello specifico della sua vicenda giudiziaria, verso la conclusione della lunga lettera, Napolitano ha detto
    che non si può dimenticare “che la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo – nell’esaminare il ricorso contro una delle
    sentenze definitive di condanna dell’on. Craxi – ritenne, con decisione del 2002, che, pur nel rispetto delle norme italiane
    allora vigenti, fosse stato violato il ’diritto ad un processo equo’ per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea”.
    Craxi aveva detto di ritenersi “esule” in Tunisia, mentre i magistrati che ne avevano ottenuto il rinvio a giudizio in diversi
    processi, tra cui l’attuale leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, lo hanno sempre definito “un latitante”.

  4. sinceramente, con tutto il rispetto all’uomo politico, uno dei migliori del suo tempo, dobbiamo guardare avanti. basta con il passato, cerchiamo di trovare uomini per il futuro. il nostro paese sta andando a rotoli e noi si pensa sempre a craxi, ai “comunisti”, agli ex comunisti, ai democrisitiani, ai cattocomunisti, ai fascisti, ai post fascisti, etc. basta, la politica non è tifo sportivo, ma fatti, idee, soluzioni, uomini.

  5. infatti Craxi le idee ce l’aveva e anche tutti quelli di quel tempo li, socialisti, democristiani, comunisti eccetera erano meglio di ora. quelli di oggi le indee un ce l’hanno anzi hanno solo l’idee di piglià le poltrone e tenelle più a lungo possibile perchè nella vita di tutti i giorni non valgano niente e so pieni di astio e odio per chi non la pensa come loro tanto da considerare gli altri nemici e non avversari come se la politica fosse una guerra. invece la politica è soluzione di problemi e ascolto della gente. e qui i problemi aumentano e basta e si fa finta di non vedelli.

  6. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.
    Hanno “ammazzato” Bettino e si ritrovano Berlusconi. Auguri…………

  7. Tra altri dieci anni, moltiplicava anche i pani e i pesci, io mi ricordo che invece ogni pane e ogni pesce faceva sparire o il pane o il pesce.
    il revisionismo va di talmente di moda che riabiliteremo anche il mostro di firenze…povero cicci a quei tempi non c’erano i siti porno.

  8. berlusconi ce lo ha lasciato in eredità bettino…

  9. Il 19 gennaio Paolo Borsellino avrebbe compiuto 70 anni.
    Questione di punti di vista o comunque… interessi mediatici diversi.

  10. già..

  11. ESISTE UN CONCETTO FONDAMENTALE CIRCA LA CONDOTTA IN SENSO UNIVERSALE DELL’UOMO. TALE CONCETTO SI RIFERISCE AL COMPORTAMENTO
    CHE NEL TEMPO EVIDENZIA UN UOMO DA UN’ALTRO E CONTEMPLA, LA MORALITA’ E LA PROFESSIONE, LA FAMIGLIA E LA RELIGIONE, LA SUPPONENZA E L’ UMILTA’. PER ESSERE GALANTUOMINI CI VOGLIONO PROVE
    NEL CORSO DEL TEMPO STRETTAMENTE LEGATE ED IMPRESCINDIBILI. SOLO
    CHE A MORTIFICARLE BASTANO POCHI ATTIMI.

  12. Craxi: Napolitano replica a Donadi (Idv) (ANSA) – ROMA, 20 GEN – Si legga la sentenza di Strasburgo.

    Secca replica di Napolitano alla lettera di Donadi (Idv) che criticava la missiva alla vedova Craxi. Il Presidente della Repubblica ha cosi’ risposto alla ‘lettera aperta’ inviatagli ieri dal presidente del Gruppo Idv alla Camera per manifestare il suo ‘totale dissenso’ rispetto ai contenuti del messaggio inviato dal capo dello Stato alla signora Anna Craxi in occasione del decennale della morte del leader socialista.

  13. NAPOLITANO A DONADI, SI LEGGA SENTENZA STRASBURGO
    Secca replica del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla “lettera aperta” inviatagli da Massimo Donadi, presidente del Gruppo dell’Italia dei Valori della Camera, per manifestare il “totale dissenso” rispetto ai contenuti della missiva di Giorgio Napolitano alla signora Anna Craxi, in occasione del decennale della morte del leader socialista. “Ho letto la sua lettera e prendo atto del ‘totale dissenso’ da lei liberamente espresso – scrive Napolitano -. Desidero solo farle presente – avendo lei voluto contestare anche il mio riferimento a una sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (che lei confonde con la Corte di Giustizia europea, che è cosa diversa) – che ho l’abitudine di documentarmi e di fare affermazioni precise. Lei non ha evidentemente letto la sentenza a cui mi riferisco, che sul punto da me indicato così recita: ‘Non e’ possibile ritenere che il ricorrente abbia beneficiato di un’occasione adeguata e sufficiente per contestare le dichiarazioni che hanno costituito la base legale della sua condannà“. La risposta del capo dello Stato è stata resa nota attraverso un comunicato dell’ufficio stampa del Quirinale.

  14. Carissimo mio Presidente Napolitano, ha mai pensato di scrivere una lettera di conforto ai familiari dei magistrati uccisi o minacciati dalla mafia?
    Eppure questi fanno la differenza qualitativa nello sforzo di rinnovare l’Italia rispetto alle luci-ombre di Bettino.
    Quelli non hanno mediato, non hanno fatto compromessi, non hanno acceso fondi all’estero, non hanno fatto favori particolari.
    Come poveri Cristi si sono sacrificati per fare Italiani puliti.Ecco la differenza ed è tanta!
    Con affetto, Giuseppe

  15. Caro Stefano,
    noto con “piacere” che, anche nel tuo blog, le persone che hanno ideali e sentimenti “puri” e iperlegalisti, difficilmente mettono il loro nome e cognome. Chissà perchè?. Mi ritorna sempre in mente il “nostro” Andreotti: A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
    Sarà che io sono un “peccatore” cosciente, a cui non verrebbe mai in mente di fare un pistolotto moralista, sapendo che chiunque si potrebbe alzare e dirmi: “bravo te, ma parli bene e razzoli male!!” e giù una serie di giusti rimproveri da farmi vergognare non per una vita, ma per due. Ecco, io non vorrei che qualcuno dei nostri “puri”, quando scrivono in un blog, avendo “nobili sentimenti” insieme alla voglia di dimostrare che conoscono a menadito i buoni sentimenti e i giusti modelli di comportamento, abbiano paura di rivelare il loro nome perchè qualcuno che le conosce, e in questo blog è difficile che non ci si conosca, gli rinfacci tutta una serie di comportamenti non proprio in linea con quanto scrivono. Essendo stato un dirigente di periferia del PSI, mi ricordo di casi di persone che giravano nelle sezioni, che chiedevano, e spesso ottenevano, per se o per parenti raccomandazioni e aiuti di tutti i generi, e poi ritrovarseli qualche tempo dopo, in piena tangentopoli, ad inveire contro i politici corrotti. Alla faccia della coerenza!!!. Ovviamente i blog, oltre che essere un luogo si grande libertà e democrazia, sono anche il “non plus ultra” dove questo genere di persone, secondo me rivoltanti, sguazzano, crescono e si compiacciono di loro stessi. Qualche volta mi sono “inc…to” con qualcuno che, secondo me, aveva espresso posizioni più che censurabili(tipo sulle leggi raziali), ma devo riconoscere che costoro, avendo preso posizione dichiarando nome e cognome, hanno una statura morale mille volte superiori a questi anonimi “moralisti un tanto al chilo”. Mi piacerebbe, ma forse chiedo troppo, che chi esprime le proprie opinioni, giuste o sbagliate che siano, abbia non il coraggio, perchè non ci vuole coraggio, ma il buon gusto di firamre con nome e cognome.

  16. Credo che ogni persona di buon senso non possa non condividere la lettera del Presidente alla Signora Craxi.
    Ciò detto vorrei che tutti gli scettici riflettessero seriamente sul fatto che le tangenti nella prima repubblica costituivano il mezzo per finanziare i partiti, dico tutti i partiti, nessuno escluso.
    Solo Craxi ha pagato così duramente.
    Le altre considerazioni ( è scappato, poteva rimanere ecc ecc) sono particolari che non incidono sulla sostanza.

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