Stefano Bisi

Oca, niente voto alle donne

Contrade_Oca_LightIl tribunale di Siena ha deciso che le donne dell’Oca non possono votare. Il giudice Bellini nelle motivazioni della sentenza scrive che un gruppo di donne dell’Oca non può chiedere il diritto di voto per tutte le donne della contrada. Insomma, non possono chiedere di esercitare un diritto anche a nome delle donne che non hanno presentato il ricorso in tribunale. Una sentenza e motivazioni cha fanno discutere. Secondo voi?

Autore

STEFANO BISI

28 Commenti per “Oca, niente voto alle donne”

  1. mi pare una sentenza incredibile

  2. i cenci sporchi si lavano in casa…nn scriverò mai il mio parere!!!

  3. Ricordo nel visitare un museo di Contrada (preferisco non citare quale) l’orgoglio dell’Archivista che nell’illustrare agli ospiti i Tesori conservati illustrava un vecchio regolamento o statuto del ’700 secondo il quale si dava diritto di voto per eleggere la dirigenza a tutti i contradaioli in regola con il pagamento delle quote, il protettorato.
    E lo stesso archivista faceva notare che questa regola era ampiamente precedente al suffragio universale, cioè il diritto di voto indipendente dal censo e dal sesso, che in Italia è arrivato solo nel secondo dopo guerra.

    Che tristezza dover ricorrere ai tribunali.

    Che tristezza il non riconoscere un diritto a chi ama la contrada e lavora per la sua grandezza e la grandezza del Palio

    Non discuto la sentenza, incredibile.

    Ma solo il fatto che esista è una sconfitta per il Palio e per Siena

  4. Le contrade possono essere paragonate, in senso lato, a circoli o associazioni. Alla fine nessuno è obbligato a vivere la contrada: chi lo vuole fare è giusto che ne accetti le regole (altrimenti può andarsene) anche se una sentenza simile ha dell’incredibile…

    Michele

  5. Leggete la sentenza per intero e poi parlate, la Sentenza non entra nel merito del diritto al voto delle Donne, MA dice solo che un gruppo ristretto non puo parlare a nome di TUTTE le Donne dell’OCA.
    Dimostraziene è che altre Donne dell’OCA erano contrarie a ricorrere in Tribunale, comunque mica è un OBBLIGO di Legge far parte di una Contrada e se proprio ne vuoi fa parte accetti lo STATUTO a prescindere.

  6. Dopo aver letto di tutto su questa incredibile storia, che mi appartiene, essendo una donna dell’oca, si continua a parlare di maggioranze e minoranze, non fermandosi a capire che oltre alle donne che hanno deciso a malincuore di intraprendere le vie legali, e oltre a quelle 105 che hanno espresso un loro dissenso sul portare la questione davanti a un tribunale ( le 105 non hanno dichiarato di rinunciare alla possibilità di votare) ci sono moltissime donne ma veramente tante che la pensano precisamente come le firmatarie della citazione e che per mille motivi personali non hanno trovato le giuste motivazioni per firmare.
    Detto questo,tanto per fare chiarezza perchè mi sembra che la gente chiaccheri parecchio per sentito dire, penso che non si possa più pensare di negare a nessuno un diritto che fà già parte del nostro statuto, e mi auguro vivamente che la nostra dirigenza trovi la forza e la volontà di difendere ogni suo contradaiolo a prescindere dal pensiero e dalla posizione che ha assunto su questo argomento.
    Viva l’oca. e che la nostra amata Santa ci aiuti a trovare la luce dentro questo maledetto tunnel !

  7. Volevo fare anche un ulteriore precisazione nell’articolo 15 dello Statuto della Nobile Contrada dell’Oca si dichiara che i Protettori in regola con il pagamento del Protettorato costituiscono gli elettori della Contrada e hanno perciò diritto di intervento e di voto nelle Assemblee Generali Ordinarie e Straordinarie.
    Non è scritto che hanno diritto esclusivamente i protettori uomini !!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Quindi il regolamento interno della contrada parla chiaro !

  8. PREMESSO CHE OGNI CONTRADA IN CASA PROPRIA E’ LIBERA DI FARE CIO’ CHE MEGLIO CREDE, E NESSUNO PUO’ PERMETTERSI DI METTERCI BOCCA, FACCIO SOLO UNA CONSIDERAZIONE CHE PROBABILMENTE E’ LEGATA AL FATTO DI NON CONOSCERE BENE LE REGOLE INTERNE DI UNA CONSORELLA E DI QUESTO ME NE SCUSO: IN PRATICA UN EXTRACOMUNITARIO IN REGOLA CON IL PAGAMENTO DEL PROTETTORATO PUO’ DECIDERE IL FUTURO DELLA CONTRADA ED UNA DONNA CHE MAGARI DA GENERAZIONI APPARTIENE ALLA CONTRADA NON PUO’ DITRE LA SUA? MA SE COSI’ E’, COME PENSANO DI PORTARE AVANTI I PROPRI INTERESSI CON “GLI ATTRIBUTI” E CON LO SPIRITO DI APPARTENENZA?

  9. L’ironia della questione è proprio questa ! Ed è anche uno dei motivi che ha fatto arrabbiare molte donne, e che le ha portate a cambiare idea su questa questione !
    Comunque sempre il nostro statuto nell’art. 9 recita:

    “Il Popolo della Contrada è costituito da tutti coloro che nascono nel suo territorio o, pur non nascendovi, ricevono il Battesimo Contradaiolo; nonché da coloro che, pur non nascendovi, sono ad essa palesemente legati per tradizione familiare, nonché, infine, da coloro che, per simpatia o attaccamento dimostrato verso di essa, meritano di entrare a farvi parte. ”

    Tanto per essere chiari !

  10. Buongiorno a tutti. Premesso che concordo che il voto è un diritto che deve essere dato al di là del sesso e del censo, anche nelle contrade, mi indigna l’escamotage trovato per la sentenza. Come se, quando in italia si lottò per ottenere il voto alle donne, questo diritto non fosse stato riconosciuto perchè la battaglia non era portata avanti da TUTTE le cittadine italiane…!
    Il voto è un DIRITTO che poi si possa esercitare o meno è invece una scelta personale.
    Alcune donne non vogliono votare perchè per rispettare una tradizione? Bene, non votino… ma lascino che chi la pensa diversamente da loro possa farlo !
    E poi, da senese, credo che le tradizioni vadano sicuramente rispettate, ma vadano viste nel contesto attuale di ogni periodo.
    Altrimenti dovremmo attenerci al primo statuto fatto da una contrada e non modificarlo mai…! Magari negli anni ’30 questa tradizione alle tre o quattro donne che frequentavano la contrada andava bene, oggi non è più così… oppure magari allora le donne si “accontentavano” di cucinare e basta… oggi possono fare i dirigenti…
    Penso poi che sia un peccato che non si sia stati in grado di risolvere la questione al proprio interno senza ricorrere alle vie legali. Una grande contrada dovrebbe esserlo anche in queste cose…
    Tutta la mia solidarietà a quelle ocaiole che continueranno a far sentire la loro voce per questo diritto negato.

  11. La tradizione è bella perchè dura altrimenti che tradizione è, se le donne non hanno mai votato così dovrà restare,è la tradizione.

  12. Troppo comoda nascondersi dietro la parola tradizione !
    Perchè sicuramente siamo una contrada estremamente tradizionalista, però vivendola da sempre ti posso garantire che negli ultimi anni ci piace mantenere le tradizioni che preferiamo e non quelle che da sempre fanno parte del nostro dna fontebrandino !
    Quindi lascia perdere !

  13. Perluna avete perfettamente ragione, dovete continure a lottare con piu’ forza di prima.

  14. Perluna
    gen 21st, 2010 da 17:11

    Troppo comoda nascondersi dietro la parola tradizione !
    Perchè sicuramente siamo una contrada estremamente tradizionalista, però vivendola da sempre ti posso garantire che negli ultimi anni ci piace mantenere le tradizioni che preferiamo e non quelle che da sempre fanno parte del nostro dna fontebrandino !
    Quindi lascia perdere !

    Giusto Perluna, una delle tradizioni che non avete rispettato ad esempio è lavare i panni sporchi in famiglia, sputtanare la contrada attraverso internet con video scabrosi infangando peronalmente i dirigenti, denunciare in tribunale tutta la contrada e non solo quelli che negavano voi il diritto al voto.
    Credo che le colpe siano da dividere tra tutte le componenti.
    Aggiungo che la parte maschile non è totalmente contraria all’ingresso delle donne, ma a come era stato imposto, vale a dire da un organismo, la signoria, che in assenza (in quel momento) di una sedia eletta aveva scavalcato il volere ed il voto popolare, imponendo il voto alle donne.
    Perchè se è vero che lo statuto non lo nega è altresì vero che le donne non hanno mai votato.
    Mi auguro che ci siano margini per arrivare un accordo, facendo esprimere tutta la contrada sull’argomento, votandolo pubblicamente, attenendosi pero’ poi al voto espresso, le imposizioni non vanno mai bene in un senso o nell’altro.

  15. in risposta a piramide
    te devi essere dell’oca come io della tartalepre,lo dimostra il fatto che non conosci i fatti avvenuti.
    E’ vero che i panni sporchi si lavano in casa ma è indispensabile che ci sia l’acqua o la lavatrice che funziona.
    se chiudi i rubinetti e stacchi la corrente i panni si portano in lavanderia.
    per quanto riguarda il video, ti informo che è stato realizzato da un uomo (già punito) e se non lo hai apprezzato sei un povero di spirito.
    io questo diritto lo pretendo perchè sono uguale a te….

  16. L’arroganza di come ti sei posto/a dimostra i limiti della vicenda e ne da una risposta.
    Povero di spirito non lo sono, dormi tranquillo/a, ma se mi dai del nazista anche per scherzo, ringrazia che mi limiti a detestarne l’uso.
    Nel mio intervento non ho neppure fatto cenno a negarti un diritto, ma il furore ti acceca la vista, rileggi meglio e ritieniti meno detentore della verità, vedrai che ci si capisce.
    Eppoi visto che hai portato i panni in lavanderia perchè ti hanno chiuso l’aqcua o la lavatrice non ti funziona, anche se non fossi dell’Oca, l’argomento lo giudico in quanto di pubblico ed infelice dominio.
    eccoti il mio diritto, di replica.

  17. L’incredibile, secondo me, non e’ la sentenza che ha un fondamento giuridico, incredibile, mi sembra, la maggioranza della contrada dell’oca che continua a pensarla cosi’ !!

    Rimanere fermi su principi del genere, appellandosi allo Statuto della contrada e’ una cosa antistorica e discriminatoria. Ragazzi svegliatevi !! siamo nel 2010 ….!

  18. stefano, inventa qualcosa per differenziare i nomi. io non sono l’antonio di cui sopra.

  19. Ma che discorsi so’, io non ho chiesto il diritto di voto e allora lo dovrebbero togliere a tutti gli uomini?
    Poi lo dicce il nome stesso, DIRITTO DI VOTO.
    Visto che io lo considero sia diritto che un dovere, se alcune donne dell’Oca non la pensano come me sono perfettamente libere di non votare.

    P.S. Se ‘un s’era capito non so’ dell’Oca, ma credo che un argomento come questo esuli dall’appartrenza della Contrada.
    Altrimenti non mi permetterei.

  20. l’ Oca ha fatto il bello e il brutto tempo come gli è parso,
    riesce sempre a giocare il Palio al meglio, ci avrà niente a che vedere il fatto che le donne non hanno mai votato…??
    mah!?

    fossi dell’ Oca, direi squadra vincente non si cambia…..

  21. solo a Siena possono succedere certe cose, in pieno terzo millennio..

  22. Mi sembra davvero allucinante che si ragioni come il signor Francesco. Il suo ragionamento mi sembra estremamente offensivo, prima di tutto per le altre consorelle, perchè dire che l’Oca ha fatto il bello ed il cattivo tempo è sminuire tutte le altre, anche nel caso fosse vero. Ma è offensiva nei confronti delle donne in generale ed in particolare di quelle che al Palio ed alle Contrade hanno dedicato passione, tempo e denaro.
    Molte anche con grandi soddisfazioni. Se il signor Francesco va a rileggere un po’ di storia di Palio vedrà che non sono poche le donne Capitano che hanno portato alla vittoria la propria Contrada.
    E poi credo che l’esempio ce lo avete direttamente con la vostra avversaria: 1961 e 2005 mi par di ricordare che fossero state due donne le Capitane…

  23. Rossana, sei completamente fuori strada, io sono della Civetta.

    Non è detto che il gioco del Palio debba avere a che fare con la democrazia in senso stretto. Se conoscesse la storia del Palio recente, diciamo degli ultimi 120 anni, saprebbe che l’ Oca l’ ha saputo giocare di gran misura meglio delle altre consorelle e con maestria, e lo dico controvoglia e a denti stretti.
    E’ anche quella che quando non è in campo riece a giostrare le sue pedine al meglio.

    Qui non si tratta di diritti umani. Qui si tratta di real politik, e il Palio è anche, seppur simulata, una guerra.

    E la guerra è guerra. Se ciò giova alla gestione della Contrada, le donne se ne possono stare zitte, o partecipare in altri modi.

    Sicuramente è stato del tutto antipaliesco, inopportuno e da deficienti totali cercare di lavare i panni al di fuori della Contrada. Questi atteggiamenti nuociono a tutti e a me girano le palle per questo.

  24. Pensa quanto girano le scatole a me ! Pensi che sia stata una picca ? pensi che le persone che hanno firmato la citazione l’hanno fatto a cuor leggero senza porsi interrogativi o senza farsi alcun problema ?
    Bene ! ti sbagli di grosso e se sono arrivate a fare un passo così grande probabilmente la situazione stava diventando ingestibile !!!!!! Io non ho firmato la citazione perchè non ho trovato la giusta convinzione e per motivi anche strettamente personali, però smettiamola di fare i moralisti e di dare la colpa esclusivamente a queste persone, perchè in questa triste storia la colpa è da tutte e due le parti, ti garantisco che anche gli uominib dell’oca non sono degli stinchi di santo o delle vittime !
    Sul fatto poi di stare zitte e di dare delle deficenti penso che sia il caso che tu moderi le parole ed i giudizi, visto che sei della Civetta e che non vivi in prima persona questa situazione, dall’esterno si vedono solo determinate cose tanti dettagli sfuggono !!!!!!!!!!
    Se poi credi che l’oca abbia “saputo giocare di gran misura meglio delle altre consorelle e con maestria” solo perchè le donne non partecipavano all’ assemblea e perchè non hanno partecipato alle votazioni, perdonami ma mi viene da ridere, perchè va bene essere scaramantici ma poi si finisce di cadere nel ridicolo.
    Faccio un unico augurio alla mia contrada:che ritrovi la volontà per trovare un serio accordo che faccia superare questo triste momento !

  25. Carissimo Francesco, mi scuso, ma questa “ammirazione” per Fontebranda mi aveva fatto pensare che lei fosse ocaiolo. Ma la sostanza non cambia: ci sono esempi concreti che il palio lo sanno fare anche le donne se glielo lasciano fare! In quanto a conoscere il palio, le assicuro che essendo nonna di 2 nipoti ormai adolescenti, di palii ne ho visti a sufficienza. L’analisi sarebeb lunga e complessa, ma la storia è fatta di corsi e ricorsi. E’ innegabile che l’Oca abbia saputo fare il palio, in passato molto meglio che negli ultimi anni a mio parere, ma certamente questo penso che sia determinato più dalla presenza di alcune figure storiche di quel popolo, che non dall’assenza delle donne.
    Anche perchè, in tal caso, non esistono prove del contrario: non avendolo mai fatto il palio in fontebranda, potrebbero saperlo fare anche meglio degli uomini!!!
    Battute a parte, secondo lei chi è che stabilisce che il cervello di un uomo è più adatto a fare il palio di quello di una donna? Tante sono le donne che stanno dietro agli uomini di palio, non ultimi i fantini… ed anche qua di esempi ve ne sono.
    Non è nel dna maschile fare il palio. E’ conoscenza, strategia, fortuna: tutte doti che le donne possono avere come gli uomini.
    E comunque in fin dei conti le ocaiole non chiedono altro che partecipare alle scelte di un organismo del quale fanno parte, mica di fare capitano e mangini in prima persona!
    Lei dice “se giova alla contrada possono anche stare zitte”… sapesse quante cose gioverebbero alle contrade e non vengono fatte! Finisco con una battuta che tanto battuta poi non è… : sapesse quanti uomini che fanno più danno della grandine ci sono in tutte e 17 le contrade!!! Eppure nessuno si è mai sognato di non farli votare in assemblea!

  26. Le donne sono le prime a ritenere che le cose di Palio siano competenza degli uomini, se è vero come è vero che nelle votazioni sono almeno quanto gli uomini, e che tranne eccezioni il risultato è che a Capitano vengano in larga prevalenza eletti uomini.

    Il Palio è una guerra, seppur ritualizzata, e la guerra ( strategie, tattica, azione, condivisione di obiettivi ) da sempre la fanno gli uomini pèrchè vi sono più portati e perchè più votati a trovare unione in virtù di un obiettivo da raggiungere, dove le donne, portate per natura a compiti più alti come la cura della persona, se se ne mettono tre a perseguire un obiettivo dopo 5 minuti fanno confusione e se va bene non si tirano coltellate alle spalle. Anche se la politicall corretness ed i tanto sbandierati valori di condivisione etc. di questi tempi ipocriti non permettono di dirlo, non ci sarebbe niente di male se in tutte le contrade votassero gli uomini e basta.

    Al Palio non attiene la democrazia.

  27. Mauro Barni
    L’idea di esprimere qualche altra parola semplice e serena sulla intricata vicenda delle donne di Fontebranda, ancora escluse anche per via giudiziaria dall’elettorato di Contrada, attivo e passivo, mi è tornata d’un tratto leggendo stamani l’annuncio che al Teatro dei Leggieri di San Gimignano va in scena, proprio in queste sere, l’immortale commedia “Lisistrata” del grande Aristofane, «canzoniere e fantastico, bizzarro e sublime», veramente «l’ultimo poeta della giovinezza della Grecia» (445-385 a. C.). Ma non dell’epopea della bella, procace e vincente ateniese che, per piegare la irriducibile velleità guerrafondaia dei maschi, propose ed attuò il più sconvolgente e persuasivo sciopero femminile, è il caso di parlare, ma della parallela storia, dovuta alla ironica fantasia politica dello stesso Aristofane, de “le Donne a Parlamento”, che, stanche dell’egemonia virile, rivendicarono il diritto di partecipare alla “cosa pubblica”, lo acquisirono con uno stratagemma da commedia dell’arte ultra petita. Ma poi furon paghe di esservi coinvolte, partecipando, insieme con gli amanti, i fratelli e i figli ad un emblematico banchetto celebrativo (che potrebbe far pensare ad una meravigliosa cena riconciliatrice sotto lo sguardo benevolo di Caterina).
    Proprio non vorrei che questo scherzoso paragone fosse male inteso come l’espressione di malcelata supponenza, quando è vero proprio il contrario e cioè auspico con tutto il cuore di senese, di contradaiolo, già partecipe alla vita civica, un libertario happy end di questa incredibile faccenda, che ha imboccato la tortuosa strada (probabilmente senza uscita) della risoluzione giudiziaria, di una lite che non ha ormai alcun senso comune e nessun logico sbocco, se non quello di recar danno alla immagine della città e, più intimamente, di raggelare, in molte e in molti, l’ardore dell’appartenenza. Il ristagno decisionale è in effetti negativo per la intiera comunità senese che si esprime attraverso i segni della unità e dell’armonia delle Contrade, parti territoriali di un tutto urbano, tessere policrome compositive di una stessa cultura ed espressive di una civiltà inimitabile (e il 2019 non è poi tanto lontano!).
    Ecco che il discorso, iniziato con qualche gustosa e sdrammatizzante risorsa di ironia, riacquista toni di preoccupazione che si richiamano alle sagge e lineari considerazioni ed alle serene proposte lucidamente ed autorevolmente qui espresse da Roberto Barzanti, con sensibilità contradaiola ed amore civico. Per cui solo ad una questione do fondo vorrei accennare ma con energica sottolineatura, e cioè alla riconosciuta e vantata natura istituzionale pubblicistica della Contrada e delle Contrade armonizzate nell’ambito, giurisdizionale e per certi ben noti aspetti anche disciplinarie, della civica amministrazione. Così insegnano gli studi di giuristi come Mario Bracci, Michele Contucci e Paolo Barile; così si espresse nel 1984 il TAR della Toscana che restituì alla competenza comunale ogni vertenza inerente la gestione e la disciplina del Palio, sulla base, peraltro, di una giurisdizione di duplice inseparabile sostanza, tradizionale e amministrativa. La sua legittimità attinge a specifiche radici storiche e a principi fondanti della convivenza sociale, tra quali emerge la pari dignità della donna e dell’uomo, proclamata dalla Carta Costituzionale.
    La Contrada non assomiglia davvero, e con il dovuto rispetto, ad un privato club esclusivo; è fatta dall’insieme degli appartenenti che vi nascono, vi si riconoscono, vi lavorano, vi credono e che hanno pertanto, tutto e tutti, il diritto di contribuire al suo governo. Ne è garante proprio il Comune, saggio depositario del buon governo civico, cui potrebbe essere confidato dalle parti in causa, ove non spontaneamente convergenti, il superamento ben accordato di un penoso dissidio, peraltro componibile nell’unico possibile senso, che anche il Tribunale di Siena non ha negato, del riconoscimento ragionevole e attuoso di una parità nel diritto elettorale.
    Anche le consuetudini più suggestive e amate non possono fermare il tempo specialmente quando incidono sulle regole democratiche e quando, oggettivamente, non siano più condivise.
    E se ciò accadrà, non vi saranno né vinti né vincitori; proprio come pensava Aristofane …

  28. Due considerazioni
    1)il governatore della contrada dopo la sentenza ha dichiarato di voler risolvere INTERNAMENTE la questione, NON ha rigettato l’idea di far votare le donne, LASCIATELO lavorare se alle prossime scadenze non fosse accaduto nulla allora sarebbe un altro discorso. trovo invadente e inopportuno questo CONTINUO dibattito.
    2)ma l’ex sindaco mauro barni e l’ex sindaco roberto barzanti al loro mandato da primo cittadino come mai non sollevarono la questione? eppure le donne avevano già diritto al voto in Italia.

Lascia un commento

Potete usare questi tag XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <blockquote cite=""> <code> <em> <strong>