Stefano Bisi

“21 dicembre sia la giornata per le vittime dell’odio politico

Il deputato Pdl Rocco Girlanda ha presentato una proposta di legge per l’istituzione della giornata nazionale per le vittime dell’odio politico, da tenere il 21 dicembre: «è necessario che nel nostro Paese vengano fissati alcuni paletti culturali e sociali che siano i parametri su cui fondare una vera memoria condivisa», dice Girlanda.
 «Se non si accetta l’assunto che ogni morte causata da un atto di intolleranza a causa delle diverse posizioni politiche è una tragedia – sottolinea ancora Girlanda in una nota – non riusciremo mai a ricucire le tante ferite che dividono il corpo sociale del nostro Paese e i tanti appelli delle istituzioni e della politica al superamento degli odi e delle differenze di
parte rimarranno solo parole al vento».
Girlanda sottolinea che la sua proposta nasce a pochi mesi dal 150esimo anniversario dell’unità d’Italia e si augura che «uno degli elementi del dibattito sia proprio quello del superamento delle stagioni dell’odio che hanno caratterizzato la nostra storia unitaria». Infine Girlanda spiega di aver indicato come data il 21 dicembre «non solo perchè è il giorno più corto dell’anno, ma è anche il giorno della rinascita».

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STEFANO BISI

2 Commenti per ““21 dicembre sia la giornata per le vittime dell’odio politico”

  1. Non si vede niente di male ad istituire anche “la giornata nazionale per le vittime dell’odio politico”.

    Che sia la giornata più corta dell’anno è cosa acclarata; che poi sia il giorno della rinascita occorre rifletterci sopra. Innanzitutto bisogna accordarci su come e soprattutto che cosa dovrebbe rinascere dopo l’odio politico.

    Infatti a scadenze più o meno regolari, più che rinascere, viene rinfocolato l’inesauribile odio politico su cui poggia l’incastellatura ideologica di questo singolare regime istituzionalizzato e codificato nel nostro paese.

    Insospettabili presidenti di istituzioni dello stato scoprono tardivamente di aver militato per anni tra le file dei nostalgici di un male assoluto e proprio tra queste è iniziata la propria carriera politica. Basta dunque celebrare pilatescamente una ricorrenza piuttosto che un’altra.

    Alle vittime dell’odio politico, una volta esecrate e additate al pubblico ludibrio, si riconoscono infine postumi meriti e si propongono riconoscimenti toponomastici e si tributano onori virtuali.

    Ciascuno, dunque, può avere l’interesse a commemorare qualcosa; molti di più sono quelli che hanno l’interesse a far dimenticare qualcos’altro.

    Con il passare del tempo, si moltiplicano pertanto le “giornate”, – nazionali o internazionali che siano, – diluendo in tal modo l’“attenzione distratta” della gente comune, per lo più disinteressata verso il significato di ciascuna di tali ricorrenze.

    La celebrazione delle varie “giornate” si consuma dunque in sale affollate di autorità e personaggi per lo più indifferenti che si sentono “precettati” a partecipare ad artificiali sentimenti di solidarietà morale nei confronti di astratti principi cui altri, volontariamente o subendoli, sono stati portatori o vittime.

    I giorni del calendario, in genere, sono 365: uno dopo l’altro vengono dedicati ad una celebrazione o all’altra, a una commemorazione o all’altra, a una festa o all’altra. Sono molti 365 giorni; ma prima o poi, una dedica dopo l’altra, finiranno per esaurirsi anche quelli. Rimane comunque la coraggiosa opzione di celebrare l’una o l’altra, oppure nessuna, delle possibili commemorazioni.

    E alla gente comune, di questi tempi, incombe piuttosto la preoccupazione del proprio futuro che non la commemorazione di episodi passati.

    A meno che sia un parlamentare, un sindacalista o un qualsiasi funzionario che siede in qualche consiglio e gode di un ben retribuito incarico politico.

    Benedetto Bargagli Stoffi. Pisa

  2. Nessuna particolare obiezione alle considerazioni di Bargagli Stoffi.
    Infatti, per lo meno a Siena ed in riferimento a tempi ormai passati, tranne che ai familiari superstiti, a pochissimi potrebbe ancora interessare la “giornata delle vittime dell’odio politico”.

    A Siena, in particolare, va ricordato che gli uccisi per le strade, dal 29 giugno al 10 di luglio del 1944 stesso anno, furono principalmente vittime di vendette personali o di particolari interessi, motivazioni opportunamente mascherate dalla adesione alla RSI degli assassinati.
    Tra questi, solamente uno stimatissimo cattedratico aveva ricoperto, per beve tempo, un incarico politico, per quanto privo di ogni responsabilità ed estraneo a violenze e sopraffazioni.

    Ben diversa, almeno dal punto di vista numerico, fu la resa dei conti nel famigerato “triangolo della morte” emiliano ed in altre zone del nord Italia.
    Alle comuni vendette per i soliti risentimenti ed interessi di carattere personale, si sovrappose anche il preciso programma di eliminazione di personaggi che avrebbero potuto rappresentare la continuità di una linea politica, o comunque avrebbero potuto costituire un ostacolo al progettato nuovo regime sociale e partigiano.
    Dunque nel mirino dei “giustizieri” entrarono fascisti, borghesi, preti ed autorità di varia estrazione.

    Passando ai più recenti episodi degli “anni di piombo”, la commemorazione dei singoli fatti e dei singoli individui vittime dell’odio politico è già divenuta una consuetudine obbligata, anche se in genere le commemorazioni finora hanno escluso le vittime dell’odio politico che non facevano parte del famoso “arco costituzionale”.

    Quale ulteriore considerazione, non si vede come si potrebbe istituire una “giornata delle vittime dell’odio politico” senza che poi venga giustamente proposta anche la “giornata delle vittime dell’odio mafioso” e così via, ipocritamente commemorando.

    Ecco perché alla fine forse bisognerebbe ricorrere anche al 29 febbraio degli anni bisestili per completare le “giornate” commemorative.

    E non solo occorre tener presente che “alla gente comune incombe piuttosto la preoccupazione del proprio futuro che non la commemorazione di episodi passati”, come dice Bargagli Stoffi, ma anche considerare realisticamente che “gli homini dimenticano prima la morte del padre, che la perdita del patrimonio”, come dice il Machiavelli.

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