Stefano Bisi

Il palio del rettorato

unisiUn gruppo di docenti dell’ateneo di Siena, guidati da Maurizio Cotta, ha scritto un decalogo dal titolo “L’università che vogliamo”. Chiedono il sostegno da parte dei colleghi. E’ il primo atto della campagna elettorale per l’elezione del rettore. Si voterà a maggio. Chi sono i candidati? Pare che Silvano Focardi, rettore uscente, voglia ricandidarsi ma sulla sua strada potrebbe trovare l’attuale prorettore Giovanni Minnucci, sostenuto dalle facoltà di Scienze politiche e Giurisprudenza. Ma il più gettonato appare il preside di Economia, Angelo Riccaboni, che avrebbe l’appoggio di Antonio Vicino, ex preside di Ingegneria. Riccaboni e Vicino hanno firmato l’appello di Cotta. Ma il palio del rettorato è appena all’inizio. Siamo alla mossa. Il mossiere chi è? Chi può dare i soldi per risolvere il dramma dell’ateneo.

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STEFANO BISI

26 Commenti per “Il palio del rettorato”

  1. sarebbe meglio chimarla corsa dei ciuchi!

  2. questo documento e’ pubblico? ovvero, anche noi che non apparteniamo alla casta (pardon, classe) docente lo possiamo leggere? grazie a chiunque potra’ illuminarmi…

  3. Eccola accontentata

    L’università che vogliamo.

    Consci della gravità della situazione presente, ma convinti che
    l’Università di Siena possegga nei suoi docenti e nei tanti validi
    collaboratori precari, nel suo personale tecnico-amministrativo e nei suoi
    studenti un patrimonio di energie intellettuali e morali di grande rilievo
    e che il superamento dell’attuale stato di crisi possa essere raggiunto
    solo individuando con chiarezza gli obbiettivi strategici da perseguire e
    chiamando tutti ad uno impegno comune, fatto di dolorosi sacrifici ma
    anche di iniziative coraggiose e mirate, esprimiamo qui in maniera
    sintetica le linee dell’università che vogliamo.

    1. Una Università di eccellenza. Di fronte al dilemma, che si pone
    con
    maggiore evidenza per le università medio-piccole, e ancor più in una
    difficile situazione economica, tra ridursi a essere una università di
    modesto cabotaggio o puntare ad essere una università con ambizioni
    nazionali ed internazionali di eccellenza nella ricerca e nella didattica
    avanzata, siamo convinti che Siena non debba rinunciare a una chiara e
    decisa scelta per la seconda opzione. Questa opzione non deve però
    essere
    solo enunciata, ma deve orientare con coerenza tutte le scelte strategiche
    e i sacrifici che si debbono compiere in questa fase.

    2. Centralità della ricerca. Del modello di università che
    vogliamo la
    ricerca innovativa, sia nella sua essenziale dimensione di base che in
    quella applicata, costituisce il motore essenziale. In questa prospettiva
    l’impostazione generale e l’organizzazione dell’università devono
    essere finalizzate a sostenere, stimolare e valorizzare le capacità dei
    suoi componenti di svolgere, individualmente e in gruppo, attività di
    ricerca avanzate, avendo chiaro che su questo piano la competizione
    nazionale ed internazionale è oggi estremamente severa.

    3. Didattica avanzata. In vista della vitale connessione tra la
    dimensione
    della ricerca e la didattica nei suoi livelli superiori (magistrale e
    soprattutto dottorale) l’università , senza dimenticare l’obiettivo di
    fornire una didattica del primo ciclo capace di offrire agli studenti un
    buon inserimento nella dimensione universitaria, deve continuare ad offrire
    e potenziare una didattica magistrale e dottorale di alta qualità , capace
    di attrarre i migliori studenti nazionali ed internazionali. Per poter
    perseguire questo obiettivo l’università deve individuare con realismo
    i settori nei quali dispone delle migliori capacità e concentrare su di
    essi le risorse disponibili.

    4. Valutazione. La promozione della qualità della ricerca e della
    didattica deve essere perseguita mettendo pienamente in atto severi e
    oggettivi meccanismi di valutazione (anche con figure esterne di provato
    prestigio nazionale ed internazionale) delle potenzialità e dei risultati
    di queste attività, ai quali rigorosamente commisurare le risorse da
    distribuire. In una situazione di scarsità delle risorse questo principio
    deve emergere con ancora maggiore chiarezza.

    5. Piena autonomia dipartimentale. In vista di questi obiettivi i
    dipartimenti, luoghi istituzionalmente deputati ad accogliere tutti coloro
    che fanno ricerca, e a sostenerne le attività , devono essere visti non
    come appendici periferiche, ma come il vero centro motore
    dell’università ed essere messi in condizione di operare con la massima
    efficacia, grazie a personale tecnico-amministrativo adeguato ed alla
    possibilità di disporre in maniera immediata delle risorse acquisite per
    la ricerca e la didattica. A tal fine ai dipartimenti va assegnata una
    piena autonomia contrattuale, finanziaria e contabile, tale da consentire
    anche la riscossione diretta delle somme derivanti da entrate proprie ed
    una efficiente programmazione delle attività .

    6. Valorizzazione delle risorse umane. L’università deve perseguire
    con
    determinazione la valorizzazione del personale docente e
    tecnico-amministrativo, che è la risorsa principale grazie alla quale si
    può sperare di superare la crisi attuale. Questa valorizzazione deve
    essere condotta con la allocazione delle risorse in proporzione
    all’impegno e alla qualità dei risultati nella ricerca e nella didattica
    per i docenti e nello svolgimento delle proprie funzioni per il personale
    tecnico-amminstrativo. In questa prospettiva non devono essere trascurati
    anche riconoscimenti simbolici come l’assegnazione da parte
    dell’Ateneo di premi per i migliori risultati nella ricerca, nella
    didattica, nella attività studentesca, nell’azione
    tecnico-amministrativa, così come iniziative specifiche per stimolare
    l’innovazione tanto nel campo didattico e della ricerca, che in quello
    delle pratiche amministrative e gestionali.

    7. Responsabilità , collegialità e trasparenza nella guida
    dell’università . La guida dell’università , affidata al Rettore, deve
    avere come stella polare la costante promozione della qualitÃ
    dell’Ateneo ed essere ispirata ai principi della responsabilità verso
    tutta la comunità universitaria, di una forte condivisione collegiale
    delle scelte fondamentali con gli altri organi accademici, di una completa
    trasparenza dei propri procedimenti e atti e di una piena disponibilità a
    sottoporsi al controllo degli altri organi universitari (anche mettendo a
    disposizione della comunità accademica una informazione pronta e completa
    sulle scelte compiute).

    8. Qualificazione e potenziamento dell’amministrazione centrale.
    L’amministrazione centrale dell’università deve essere organizzata
    sulla base di una chiara e precisa individuazione delle funzioni che deve
    svolgere a servizio della comunità accademica e delle sue articolazioni,
    a partire proprio da quelle finalizzate alla ricerca. Solo una
    individuazione severa delle priorità può consentire, anche in situazione
    di ristrettezze finanziarie, di non mettere a repentaglio la funzionalitÃ
    dell’università. In particolare, gli uffici che forniscono assistenza
    alla ricerca, che promuovono i rapporti internazionali dell’Ateneo, che
    forniscono consulenza legale e amministrativa ai docenti devono essere
    fortemente potenziati. L’organizzazione dell’amministrazione
    dell’università deve perseguire con determinazione la selezione di
    personale altamente qualificato e una forte responsabilizzazione di questo
    in rapporto alle sue prestazioni. Processi regolari e ricorrenti di
    valutazione dei servizi forniti dall’amministrazione devono essere
    istituzionalizzati.

    9. Apertura verso l’esterno e mobilitazione delle risorse.
    L’università, avendo cura di salvaguardare il pieno rispetto dei suoi
    principi costitutivi e della sua autonomia, deve farsi carico di una forte
    apertura verso l’esterno, tanto sul fronte degli enti pubblici che delle
    realtà economiche, associative e culturali, per acquisire nuove risorse
    (finanziarie, ma non solo) con le quali far fronte alle diminuite risorse
    di origine ministeriale. In questa prospettiva di particolare importanza
    è che l’Università potenzi al massimo la sua capacità di assistere,
    con personale amministrativo altamente qualificato sia nella sede centrale
    che in quelle dipartimentali, i docenti e i gruppi di ricerca nella
    partecipazione ai bandi di finanziamento della ricerca europei e
    internazionali e nella acquisizione di altre risorse (per esempio
    attraverso convenzioni , attività didattiche finalizzate, ecc.). E’
    assolutamente necessario che i fondi finalizzati ottenuti possano essere
    prontamente utilizzati per gli scopi per i quali sono stati destinati.

    10. Rigore contabile. L’università . per perseguire una gestione delle
    proprie (limitate) risorse finanziarie oculata, ma anche orientata al
    futuro e agli obiettivi prescelti, deve dotarsi di uffici finanziari di
    alta competenza e di adamantina integrità e mettere a punto, anche sulla
    base di una analisi completa e severa di quello che non ha funzionato in
    passato, procedure contabili rigorose che non consentano il ripetersi delle
    gravi mancanze degli anni trascorsi.

    Sergio Amato, Fabio Berti, Paolo Bellucci, Cristina Capineri, Sabrina
    Cavatorto, Maurizio Cotta, Tommaso Detti, Alessandro Donati, Andrea
    Garulli, Giulio Ghellini, Pierangelo Isernia, Ariane Landuyt, Agnese
    Magnani, Massimiliano Montini, Daniele Pasquinucci, Gianni Pozzi, Domenico
    Prattichizzo, Angelo Riccaboni, Santina Rocchi, Floriana Rosati, Claudio
    Rossi, Susan Senior, Vincenzo Sorrentino, Aldo Ursini, Marco Ventura, Luca
    Verzichelli, Antonio Vicino.

  4. grazie!!!

  5. Ma con tutti questi scienziati ultrapagati che ci sono all’Università, ci si chiede chi darà i soldi per salvarla?
    Mi sembra di sentir parlare il mago Brozzi!

  6. …e intanto…facendo il minor rumore e scalpore possibile….vengono mandati via a piccole mandate portieri e dipendenti di cooperative di servizi per l’università….
    tra qualche anno qualcuno si chiederà…ma come..io ero li? e non mi ricordo o sono accorto di nulla?..se l’avessi saputo avrei rinunciato a una piccola quota del mio stipendio per salvarne qualcuno…non ho fatto nulla per evitare che pagassero i più deboli?…dopotutto pare che dell’esistenza dei lager lo sapessero solo i posteri….i contemporanei, tranne quelli che ci finirono dentro, dicono perlopiù di essere stati all’oscuro!…e la storia si ripete…..

  7. Ma nel frattempo togliere di torno tutti coloro che hanno sbagliato farebbe tanto male???? A che punto sono le indagini?? Molti di coloro che hanno nel tempo sbagliato, coloro che dovevano vigilare, coloro che dovevano garantire….sono sempre al loro posto, e stanno ancora attingendo stipendi e “premi” dalle casse dell’Università….i problemi della mancanza di denaro sono tutti indirizzati verso i nuovi assunti, verso gli amministrativi, ma gli esuberi, le manie di grandezza di professoroni e professorini, le spese esorbitanti per immobili che dovevano dimostrare la grandezza dei committenti, nessuno di coloro che era intorno ha alzato un dito per chiedere e chidersi “ma sarà il caso di spendere così tanto?”: Il San Niccolò un recupero costosissimo…..il palazzone di Porta tufi scempio alla città e monumento allo spreco….e ora le colpe sono di qualche centinaia di assunti…..vergogna, a casa chi ha sbagliato e chi gli ha permesso di farlo, e rendere i soldi fino all’ultimo centesimo, questa è l’unica giustizia, la comunità e l’Università hanno il diritto di conoscere la verità.

  8. Cara Dubbiosa, se anche io rinunciassi ad una piccola parte del mio stipendio, pagherebbero sempre i più deboli: perchè i docenti non accettano di andare in pensione, ma i tecnici ed amministrativi ci vanno volenti o dolenti ci vanno e zitti.
    Non sarebbe ora che si tirasse fuori qualche colpevole? di qualsiasi razza ben inteso perchè chi è colpevole è colpevole.

  9. Entrerò nel merito del documento di cui si fanno portavoce i docenti firmatari, con una considerazione a parte sul punto n. 5 “piena autonomia ai dipartimenti”.
    Mi sembra di leggere da un lato una bozza di programma per l’elettorando rettore, dall’altro un appello scritto e firmato da intellettuali contro la chiusura ed, anzi, in favore di un rilancio del “Grande Ateneo” di Siena. Se quest’ultimo è il suo significato, salvo eccezioni, gli appelli degli intellettuali di questo tipo non hanno avuto in Italia gran fortuna; l’ultimo esempio è l’appello contro la chiusura dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, in favore dello studio della filosofia nelle scuole e nelle Università europee. Questo appello, benché firmato dalle più grandi menti del secondo Novecento, passa in sordina tra i banchi della politica, presso quelle stesse persone che a gran voce stringono le mani al pubblico promettendone il rilancio della struttura, attingendo voti e consensi nelle loro campagne promozionali. E ci sono anche esempi meno eccellenti di cui non sono a conoscenza, ma che forse conoscete meglio di me.
    Sul punto numero 5, concordo con l’autonomia dei dipartimenti nelle assunzioni di personale docente, ricercatori e borse di studio. Ho invece delle perplessità sull’autonomia finanziaria e contabile. Vi pongo degli esempi. Anni fa la Peugeot chiese ad un docente di Ingegneria dell’Università Federico II – faceva anche corsi a Chicago – una sua consulenza per migliorare un auto all’epoca appena uscita sul mercato. Dunque, per avere l’ingegnere, Peugeot chiese all’Ateneo di concordare un contratto con questa persona e all’epoca scaturì un progetto di collaborazione col quale l’azienda pagò la consulenza dell’ingegnere più dei fondi per pagare alcuni stretti collaboratori; si badi bene: l’azienda contattò l’Ateneo e contrattò con esso, non il dipartimento del docente o il docente stesso. Altro esempio: un museo italiano di fama internazionale organizzò di recente un programma di conferenze-dibattiti e per farlo intendeva rivolgersi alle istituzioni accademiche. C’era invero da fare un lavoro d’archivio ed uno studio sull’impatto sociologico che avrebbe avuto la ristrutturazione architettonica di un intero quartiere sulla cittadinanza. Per una infinità di ragioni preferirono contattare un ateneo estraneo alla regione, così da non suscitare conflitti inutili, e confesso che per un po’ si pensò all’Università di Siena, ma alla fine preferirono l’Università di Ferrara, la quale attraverso economisti, sociologi e storici ha svolto il suo lavoro di consulenza con la cifra di 60.000 euro. Sono dati pubblici e non rischio querele. Con ciò voglio dire che è l’Ateneo a conferire visibilità al singolo soggetto, non certo il suo dipartimento. Prova ne è che un avvocato, ingegnere, architetto, che svolge anche docenza presso una qualunque università gode di maggior stima e visibilità di un suo collega: ve ne accorgerete chiedendo il conto della loro parcella, che è pari a quella di un professionista di chiara fama, e gli atenei in questi anni non hanno mai esercitato fino in fondo i loro doveri di vigilanza verso costoro. Volete risolvere il problema del deficit dell’Università di Siena? Imponete a tutti i docenti di farsi pagare tutte le loro consulenze con l’esterno all’Università di Siena e non privatamente, l’Università tratterrà una cospicua percentuale e così in tre anni si appianeranno tutti i debiti; quando il deficit si sara pianato, la percentuale di trattenuta sarà del 25% così come avviene in molti atenei del mondo. Se poi minacciano le dimissioni, si risparmierà ugualmente. A coloro che stanno storcendo il naso, ricordo che grazie alla docenza accademica molti hanno acquisito quella visibilità di cui godono, quindi se l’Ateneo si frigge, friggerà anche la loro visibilità: è il gioco delle parti, miei cari.
    Pertanto, visto che le parcelle più alte sono percepite da ingegneri ed avvocati, coerentemente al discorso fatto, trovo giusto e sacrosanto che il nuovo Rettore sia da scegliersi tra l’ingegnere Antonio Vicino e l’avvocato Giovanni Minnucci.
    Benché l’alternativa più valida secondo me sia una donna, così da sfatare un vero tabù: Rettore donna all’Università di Siena.

    L&M

  10. Sulla proposta di tassare le parcelle et velatamente – mica tanto!! – imporre a noi scienziati che l’Università ci faccia da impresario-manager, ricordo che molti di noi percepiscono meno di 1300 euro e se non fosse per i lavori esterni col cacchio che porteremmo avanti la baracca..
    Per quanto, ammetto che ormai capita abbastanza spesso che ciò che io, amici e conoscenti realizziamo fuori dal constesto accademico sia a volte rischioso; chi dice di esser stato selvaggiamente picchiato, rapinato o non pagato, insomma, i tempi sono veramente oscuri e mi viene sempre più il desiderio di lasciare l’Italia o nei momenti di pressione della mia signora che mi urla: chi te lo fa fare, dedicati soltanto all’insegnamento !! – in quei momenti penso che se i progetti fossero curati attraverso l’Università si guadagnerebbe sicuramente meno, ma i rischi anche sarebbero minori.
    Sul rettore, siccome ho il fiato di mia moglie dietro le mie spalle, ora voterei anch’io per una donna..
    Ciao da Noi

  11. Caro Marios….parlavo del mio stipendio…perchè in fondo ho sempre pensato che se a prendere decisioni importanti ci sono persone “avventate” la colpa è un pò anche la mia e di tanti altri… chè stiamo a guardare, commentiamo, ci disperiamo, ci sorprendiamo, ci scandalizziamo….ma intanto non gli prendiamo il posto…stiamo a guardare.. a questi signori un merito va dato….hanno molta più faccia di tutti noi che magari, pur avendone le competenze, non abbiamo abbastanza “stomaco” per prendere il loro posto!…ribadisco “stomaco”….non coraggio, quello penso che ce l’avremmo tutti noi “polemici”!

  12. “Carissimi, da qualche tempo alcune indiscrezioni giornalistiche mi indicano come probabile candidato alle prossime elezioni per il Rettore. Le notizie si sono fatte più insistenti negli ultimi giorni. Non nascondo che, da più parti, mi sia stata chiesta la disponibilità a presentare la mia candidatura. Ringrazio tutti coloro che, con un gesto di grande fiducia nei miei confronti, hanno pensato a me come possibile futuro Rettore dell’Ateneo senese. Debbo però precisare che ho sempre risposto di non poter essere disponibile, qualora il Magnifico Rettore, professor Silvano Focardi avesse manifestato la volontà, com’è suo diritto, di ripresentarsi: è una questione di sostanza, nonché di stile e di garbo istituzionale. Pertanto, poiché il Rettore non ha mai manifestato il suo pensiero, l’eventualità di una mia candidatura non è mai stata da me nemmeno ipotizzata. Alla ulteriore domanda, che pure mi è stata posta, di quali sarebbero state le mie intenzioni in assenza di una candidatura del professor Focardi, ho sempre risposto che non ci avevo mai pensato, e che, trattandosi di una decisione molto seria, anche alla luce della situazione in cui versa l’Ateneo, l’avrei presa, eventualmente, a tempo debito, dopo un’attenta e ponderata valutazione. Ho deciso di assumere l’incarico di Pro rettore dell’Ateneo un anno fa, con l’unico scopo di contribuire, per quanto consentissero le mie forze, a risollevarne le sorti: sarà un lavoro molto lungo e difficile, per il quale, a mio parere, occorreranno anni di durissimo impegno. Sapevo, un anno fa, alla luce della gravissima situazione in cui si trovava e si trova l’Ateneo, che avrei dovuto lavorare molto duramente: l’ho fatto, lo sto facendo, e ho intenzione di continuare a farlo anche nei prossimi mesi, indipendentemente da candidature vere o presunte, da strategie politico-accademiche. La responsabilità del ruolo richiede serietà e rigore: a questo, ed unicamente a questo, come del resto ho fatto sino ad ora, ho intenzione di uniformare i miei comportamenti anche nel prossimo futuro. Come ricorderete. lo scorso 13 novembre avevo scritto una lunga lettera nella quale esprimevo i seguenti concetti: “L’Università di Siena deve ritrovare, pur nella differenza delle opinioni, un’unità di intenti, evitando il più possibile atteggiamenti polemici fine a sé stessi, il protagonismo a tutti i costi, la difesa di interessi particolari: solo tutti insieme, infatti, senza antistoriche, controproducenti e deflagranti contrapposizioni.si potrà uscire dalla crisi gravissima nella quale siamo piombati, dando così nuovo respiro all’Istituzione, a chi seriamente vi lavora, alla nostra Città che da questo Ateneo trae molta della sua ricchezza, una ricchezza che non è, com’è ovvio, fatta solo di beni materiali ­ che pure sono cospicui e dai quali la nostra Città e il territorio non possono assolutamente prescindere ­ ma anche di quelli, meno tangibili, ma ben più importanti, che un inguaribile idealista continuerebbe a definire “spirituali” e “culturali”. Gli stessi concetti li sottoscrivo oggi e, sono certo che tutti voi, indistintamente, li sottoscrivereste”.

    Giovanni Minnucci

  13. Per la vendita della certosa di Pontignano c’è una difficoltà in più. Si è fatto avanti un acquirente pronto a trattare sulla base della richiesta (68 milioni di euro) ma ha scoperto che i vigneti sono stati dati in comodato ad una azienda del Chianti per 25 anni.

  14. tante belle parole del prof Minnucci, ma siamo sempre in attesa di chi ha speso quei soldi, di chi siano i responsabili veri del dissesto. io penso che si apiù facile che si salvi ilsiena che si sappia la verità sul buco dell’università. con le chiacchiere non si ripianano i debiti.

  15. d’accordo con antonio. le parole le porta via il vento…

    ma provate a riflettere quanti articoli, quante parole, quanti editoriali sono stati spesi per la banda del buco.

    nessuno di loro pagherà un centesimo, nessuno passerà un solo minuto a guardare il cielo a scacchi.

    solo i deboli, i diseredati, i proletari, i poveri, pagheranno e già stanno pagando.

    ma gli italiani, i toscani, i senesi, sono un popolo di impotenti che vanno avanti a viagra, con erezioni fasulle. e io non sono da meno, sia chiaro.

  16. Akaki finchè la gente ha la pancia piena non s’arrabbia ma se gli si vuota la pancia so dolori. la storia insegna

  17. tra l’altro, vorrei aggiungere, con tutti questi mega comunciati che negli ultimi mesi sono usciti, da parte dei vertici dell’università, in tanti (me compreso) nemmeno li leggono attentamente. questa volta l’ho fatto e ho letto:“L’Università di Siena deve ritrovare, pur nella differenza delle opinioni, un’unità di intenti, evitando il più possibile atteggiamenti polemici fine a sé stessi”. ma come “atteggiamenti polemici fini a sé stessi”? chiedere, da cittadini, lumi sui contio è polemica fine a sé stessa?

  18. Cara Dubbiosa: non oer fare polemica, ma in tutta questa storia a me hanno gia tolto 60€ di accessorio dallo stipendio, e non credo che ai dirigenti della Ragioneria abbiano tolto qualche cosa in quanto dovrebbero essere i primi. Ma certo con il discorso che è stato dato tutto in mano alla magistratura i grandi capi si sono lavati le mani ma a afrne le spese rimaniamo noi: e poi non credo che io prenda il posto a qualcuno degli ultimi in arrivo in quanto lavoro presso l’Ateneo da oltre 30 anni e sono entrato con un regolare concorso e prova di esame. Ma nonostante tutto ciò di qusta storia mi dispiace e molto.
    Speriamo bene comunque.
    Un saluto.

  19. Applaudo la decisione di candidarsi avanzata dal prof. Antonio Vicino. Per coerenza, spero di cuore che avverrà lo scontro Vicino-Minnucci da me auspicato.

    L&M

  20. PS. Rettore donna, fatti avanti!

  21. Ma i sindacati, non possono cercare di fare pressione perchè luce sia fatta il più in fretta possibile anzichè minacciare scioperi binachi?

  22. “Ma i sindacati, non possono cercare di fare pressione perchè luce sia fatta il più in fretta possibile anzichè minacciare scioperi bianchi?”

    Perche’ forse i sindacati sono da reputarsi entita’ non coinvolte attivamente nella creazione del buco di bilancio???

  23. E intanto altro personale tecnico amministrativo a tempo determinato sta andando a casa…….
    E per lo più, almeno per le mie conoscenze, persone davvero utili e anche con mansioni di responsabilità, tra l’altro MAI RICONOSCIUTE E FORMALIZZATE CON CONTRATTI ADEGUATI!
    Si fa alla svelta a decimare il personale vai….
    VERGOGNATEVI!

  24. e chi dovrebbe pagare continua a percepire il suo stipendione!!!
    dove sono i colpevoli!! chi ha sbagliato?? o meglio…chi non si è accorto di un buchetto di centinaia di milioni di euro?????

  25. Da un articolo sulla Nazione di oggi, 9/2/10 si apprende che il prossimo governatore del Granducato, non intende acquistare le Scotte.
    Come dargli torto?
    Il finanziamento del Monte dei Paschi ed il nullaosta ministeriale non ci sono e non sarebbero potuti arrivare…
    La Certosa di Pontgnano e gli altri immobili sono lì…che succede??
    La chiusura non sembra lontana..mobilità in tutta Italia, licenziamenti..forse non ci sarà un prossimo Rettore.

  26. Dal CDS di oggi, come fa il direttore amministrativo a sperare sulla vendita alla Regione delle Scotte, se hanno detto già No???
    E’ abbastanza inverosimile quanto dice. Che garanzie ha il Dia sulla vendita delle Scotte??
    Quanto all’affittacamere – Certosa, c’ è da chiedersi perchè non è stato fatto prima?
    Il redattore del regolamento che impediva o rendeva difficoltosa la fruizioni persino ai dipendenti, colui che non ha verificato gli sbilanci della struttura (entrate-uscite, inclusi stipendi), lo stesso dirigente che è ancora è lì.
    Anzi riconfermato in un concorso celebrato con il precedente direttore amministrativo, pochi mesi fà e dal verbale risulta, che il maggior punteggio lo ho ottenuto sui titoli.
    Quali titoli la pregressa gestione dei beni e degli immobili compresa la Certosa???
    Ma ancora non basta…qualcuno dei livelli D che per anni ha lavorato, senza far carriera, con mansioni stragiche nelle facoltà ed in altri centri, sta andando via con la mobilità, nonostante il personale tecnico, sarà possibile sostituirli, con chi resta? Ma chi sono coloro che non intendono andare in mobilità?
    I nuovi dipendenti in classe EP (nominati negli ultimi 3-4 anni), gli stabilizzati di recente in classe C. Chi resta o resterà?

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