Stefano Bisi

Baracche e ricchezza

barcche rifiuti e discariche abbusiveSapevate che c’è una baraccopoli a due passi dal centro storico di Siena? Sapeva che ci sono persone che vivono come bestie in queste capanne? Sapevate che una di queste capanne si è incendiata? Da due giorni il Corriere di Siena pubblica alcuni servizi su questa “vicenda”. Ci sono baracche a due passi dalla stazione ferroviaria, vicino all’edificio lineare. Alcuni sostengono che erano a conoscenza dell’esistenza di queste baracche nella ricca Siena.

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STEFANO BISI

15 Commenti per “Baracche e ricchezza”

  1. Una macchia indelebile di vergogna per la città del benessere diffuso, degli stipendi medi tenuti alti dai dipendenti del Monte, dei duemila miliardi di lire erogani in 10 anni dalla Fondazione, delle classifiche della qualità della vita, delle auto dei Vigili Urbani comprate dalla Fondazione, dei camion della spazzatura comprati dalla Fondazione.
    Se questi poveracci avessero il diritto di voto i loro problemi sarebbero già risolti.

  2. non ho niente contro l’animali e gli voglio bene anchio però fa specie che si diano soldi pubblici della Fondazzione Monte de Paschi alle associazioni che danno da mangià a gatti e a cani e invece si faccino sta dei cristiani peggio delle bestie. ma i vigili e la polizia dove so??? non s’erano accorti di quello che succede nel fosso della ferrovia? questa è la stessa situazione che c’era nel capannone ex officina davanti al vecchio scalo merci dove ci dormivano decine di disgraziati stranieri.
    c’è bisogno del corriere di siena per accorgesene??? è popssibile che una città piccina come Siena sia arrivata al punto di avè delle baraccopoli come a Rio de Gianeiro???

  3. Non nascondo la mia perplessità generale riguardo a questo argomento. Periodicamente la zona di Vico Alto, zona residenziale per eccellenza, vede nascere il discorso delle baraccopoli.
    Tempo fa si notarono accampamenti spontanei di rom nella zona del sottopasso dell’attuale strada fiume; molto più recentemente fu la volta della famiglia di giostrai che, viveva all’interno dei capannini in demolizione nei pressi della caserma della polizia stradale e che fu ospitata in varie località cittadine fra cui l’ex casa del custode dell’acquedotto.

    Sono sicuro che se riprendessimo in mano in modo sistematico l’emeroteca cittadina degli ultimi 10 anni troveremmo un buon numero di casi simili.

    Il problema della casa è un problema strutturale dell’Italia da sempre, sin dai tempi dell’unità.
    Credo che l’errore consista nel considerare la nostra città al di fuori di certe dinamiche più generali che coinvolgono tutte le altre zone della penisola, ricche o povere che siano, e che oramai hanno, purtroppo, caratteristiche di endemicità.

    Siena non è un’isola, basta pensare alla questione della crisi economica, della disoccupazione, il problema del disagio giovanile, droga e alcolismo.

    Con questo non voglio dire che faccia tutto schifo, anzi. Sicuramente i rapporti di “paracadute sociali” messi in atto dalla realta’ senese sapranno porre un freno ed un argine alla cosa.

    Con un po’ di dietrologia mi viene da pensare che questo fatto quasi “brasiliano” del confronto fra case dei ricchi e bidonville, sia stato preso come palla al balzo e abbia fatto molto gioco al sistema siena in attesa delle elezioni

  4. Per la verità prima della guerra, almeno per quanto ricordo (ero ragazzo) in Siena il problema di trovar casa non esisteva. Per aumentarne il numero “l’Istituto Fascista delle Case Popolari” provvide alla costruizione di nuove sia a Ravacciano che in Valli oltre a quelle risanate di Salicotto. Da parte sua anche l’”INCIS” si dette da fare in San Prospero unitamente ad iniziative private.
    Anche agli “sfrattati”, così si chiamavano coloro che non potevano pagare l’affitto, fu offerto un tetto in Pescaia.
    La crisi iniziò quando in Siena si rifugiarono diecine e diecine di famiglie giunte da Pisa e da Livorno ( e poi a seguire da altre località) che avevano avuto distrutte le loro case dai bombardamenti aerei “alleati”.
    Dopo la guerra…ma questa è una storia che non conosco.

  5. sig ciabattini, io la rispetto, davvero, ma mi sembr ach eilsuo intervento oltre ch epatetico, appare assolutamente fuori dal tempo, direi fuori tema. ma come si fa a aprgonare lo stile di vita di 60, 70 anni fa con qeullo attuale? allora a siena, come in altre città, c’era si e no un’auto ogni 100 abitanti, oggi quasi due auto per ogni abitante. allora vivenao in tanti nello stesso apaprtamento, dai nonni ai nipoti, oggi siamo un mondo single. vias, per favore….sulle opinioni sui bombardamenti alleati, sto zitto, per non riaprire una polemica che non dovrebbe esistere, altrimenti potrei dire che il regime da lei tanto amato, per fare una battuta, liberava qualche casa mandando al confinoquelli ch enon lapensavano come voleva il “grande” duce. (ah, già quelli andavano in villeggiatura…). per favore parliamo dei problemi attuali e dimentichiamo il passato sconfitto dalla storia.

  6. il problema è serio! le forze dell’ordine dovrebbero occuparsi di queste realtà….e trovare un bel posto caldo per passare la notte. poi, cmq, il giorno dopo verificare se sono clandestini!
    sò che scatenerò un putiferio ma IO la penso così!!
    è pieno di anziani soli con una stufetta a fargli compagnia!!!!!

  7. Il riferimento era a quanto affermato dal Sig. Ezio, e doveva essere evidente.
    Lui si riferiva a carenze di case in Siena sin dai tempi dell’unità dell’Italia.

    Faccio presente ai non nati all’epoca, che al “confino” andava il singolo mentre la famiglia manteneva la casa e in molti casi, se indigente, anche assistita.
    Ci vuol poco ad informarsi anche se oggi, con molta disinvoltura e facilità, moltissimi vantano essere figli e nipoti di perseguitati.
    In Siena città, i “confinati veri” si contavano sulle dita !

  8. Sig. Leonardo,d’accordo sull’identificare ed al limite espellere i clandestini, ma il problema non è solo di ordine pubblico: questo è uno dei tanti campanelli di allarme che ci dovrebbero far capire che il problema di trovare una casa a Siena ( ma anche in gran parte d’Italia) è drammatico. Prezzi che arrivano tranquillamente a 4.000-5.000 euro al metro quadro per case spesso da ristrutturare, affitti alle stelle, impossibile per persone con stipendi normali riuscire a comprare un’appartamento o per i giovani uscire di casa.
    Bisognerebbe affrontare questo problema con serietà e decisione, incrementere l’edilizia popolare, ma anche controllare seriamente il mercato degli affitti( quante case a Siena sono affittate in nero?), fare un censimento degli appartamenti sfitti ( tra immobili della curia e del monte saranno un migliaio) e proporre strategie per immetterli sul mercato degli affitti, rendere più efficaci e incisivi i servizi sociali, pere esempio coordinando meglio tutte le associazioni di volontariato( che spesso lavorano ognuna per conto suo ) e così via.
    In una città di sinistra( almeno a parole) e che , sempre a parole,ha a cuore il benessere dei cittadini, questo dovrebbe essere il modo di agire , secondo me. Solo dopo si dovrebbe fare intervenire le forze dell’ordine.

  9. A quanto sopra mi è’ nessaria una precisazione Infatti ho dimenticato di aggiungere “politici” ai “confinati”.
    Infatti è necessario chiarire che al “confino” venivano inviati anche “recidivi” di piccoli reati comuni,ubriachezza molesta, furti di polli, e borseggiatori di piccolo cabotaggio.

    Guarda caso però che, caduto il regime, anche costoro si proclamarono “perseguitati politici”.

  10. prima di usà la forza usate il cervello. questi so persone come noi. gli si deve fa rispettà le regole e leggi ma anche dare dignità e se vogliano lavorà vanno aiutati, certo anche loro si devano accontentà vista la situazione generale.
    è inammissibile che in una città come Siena ci siano situazioni di degrado in questo modo. inutile festeggià il Costituto del Comune che mill’anni fa era evoluto. l’evoluzione deve continuà sennò so chiacchere. e con le baracche in viale Sclavo mi pare che si sia tornati parecchio indietro.

  11. Sig. Ciabattini, dai suoi post si ricava l’impressione che per lei il mondo sia finito negli anni ’30.”…Dopo la guerra…ma questa è una storia che non conosco” dice nel suo post.
    Le assicuro che da allora le cose vanno molto, molto meglio, anche dal punto di vista abitativo. Sa, negli anni ’50 ci fu un programma chiamato INA-casa che costruì 455.000 case popolari in tutta Italia e che dette un tetto a tutti quelli vittime dei “bombardamenti alleati”.
    Questo, insieme all’enorme sviluppo economico del dopoguerra, reso possibile da quelle forze politiche che sono venute dopo il fascismo, ha portato a condizioni abitative decisamente migliori rispetto a quelle dei suoi tempi.
    In quanto al quartiere di Ravacciano, per la sua costruzione era prevista la spesa di 1 milione dell’epoca. Bene, nel 1939 erano già stati spesi 9 milioni ( fonte: “Siena dei nonni” di Luca Luchini) e si parla solo delle case lungo Via Duccio di Boninsegna e Via Valdambrino, perchè il resto del quartiere fu completato negli anni ’50 e ’60. Gratta gratta, vuoi vedere che anche 70 anni fa c’era chi si metteva un po’ di soldi in tasca all’”istituto fascista case popolari”? Se, come ha detto nel suo post, lei era ragazzo e aveva una visione idealizzata del mondo, ora sarebbe il caso di crescere un po’ e cercare di vedere il mondo in maniera un po’ più obbiettiva, magari senza citare avvenimenti di 60-70 anni fa quando si parla di argomenti di attualità che nulla hanno a che vedere con quell’epoca. E tornando al tema di questo post, per i baraccati alla stazione ha delle idee da proporre?

  12. Il mio “dopo la guerra … ” – che Marco Burroni arbitrariamente retrodata agli anni ‘30 – in effetti è da far risalire al 1946, allorché, dopo il susseguirsi di mesl di vacanza all’aperto fattimi trascorrere dagli americani a Coltano PWE 337, una volta tornato nella mia Siena, fui prelevato dai nuovi “duci” con l’ordine di fare fagotto e con il divieto di soggiornare legalmente all’ombra delle torre del Mangia.
    Dunque è dal momento dell’esilio forzato fuori da Siena che, da nuovo confinato in periodo democratico, ho perduto il contatto diretto con le varie vicende senesi e con quello è veramente finito, in qualche modo, il mio mondo da persona libera e uguale agli altri.
    Intanto a Siena è continuata la vita come prima e, – a detta di qualcuno, – meglio di prima, e proprio quella, mio malgrado, è la “storia che non conosco”.
    Molto probabilmente, come ipotizza Marco Burroni, coloro che 70 anni fa, all’Istituto Fascista Case Popolari, si saranno messi qualche soldino in tasca, avranno continuato come prima e più di prima dopo aver cambiato prontamente casacca al momento opportuno.
    Per i baraccati lo stesso problema senese esiste anche qui a Firenze ma è di ieri la notizia, non ufficiale, che molti di costoro potrebbero essere alloggiati provvisoriamente in edifici militari in disuso, in uno o due seminarii vuoti per mancanza di “vocati”, e in qualche “casa del popolo” ridimensionata.

  13. Prima di tutto, i baraccati della stazione chi sono? Sono Italiani oppure sono venuti a Siena da chissa dove in cerca di fortuna certi che prima o poi le istituzioni gli avrebbero garantito casa e sussidio? Intendo lavorare o solo chiedere l’elemosima all’Ospedale o davanti al pam?
    Prima di lanciarsi in slanci di buonismo credo sarebbe opportuno avere queste informazioni.

  14. sono pienamente in accordo con senio, chi viene qui per lavorare deve e ripeto deve avere il diritto ad una casa, chi viene qui senza alcun tipo di permesso e ad aumentare il parassitismo deve essere preso in mano dalle forze dell’ordine e trattato come la legge italiana indica!

  15. sono d’accordo un pò con tutti soprattutto su chi sostiene che a siena un metro quadro sia troppo caro!
    io l’ho GIA’ sostenuto in altre “chiaccherate”: qui i giovani, con uno stipendio normale nn si possono permettere di farsi un futuro…ovvero di poters comperare una casa dove vogliono!
    non che sia obbligatorio comperare un attico in piazza del campo ma il mercato non può obbligarmi a tornare ad asciano!!!!
    in più, oltre a centinaia di case sfitte del comune, si dovrebbe far pagare le tasse a coloro che hanno affittato sottoscale per decenni agli studenti per centinaia e centinaia di euro al mese!!!!!
    questa gente ci ha dato una bella mano a rovinarci!!!
    mi fanno ridere le persone di una certa età quando dicono “siena non è più come una vota!!” magari sono loro coetanei che ci prendono per la gola con le loro case fatiscenti messe in affitto!!!!!

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