Stefano Bisi

Un reliquiario da vedere

francesco-di-vannuccio-reliquario-324E’ a Siena, a palazzo Sansedoni, il reliquiario di Francesco di Vannuccio (opera datata 1380), acquistato dalla Fondazione Monte dei Paschi per 850mila dollari (circa 700mila euro). Gli esperti dicono che è un buon prezzo e crediamo a quello che dicono ma, visto l’investimento, sarebbe bene che fosse fruibile, cioè osservabile. Alla Fondazione Mps dicono che le opere verranno esposte nel palazzo del Capitano quando sarà finito il restauro. Ma intanto facciamole vedere. Organizziamo una mostra al Santa Maria della Scala, un complesso pressochè vuoto. Proviamo a lanciare l’industria della cultura. Proviamo ad attrarre turisti. Inutile tenere le opere belle e costose nei palazzi non visitabili.

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STEFANO BISI

13 Commenti per “Un reliquiario da vedere”

  1. In periodo di crisi è allucinante spendere 850 mila dollari (ma non credo siano 900 mila euri) per un reliquiario! ALLUCINANTE!!!!!!!!!!!

  2. Il recupero del patrimonio storico, e con esso quello della memoria della comunità, è una delle missioni della Fondazione. Quindi un plauso all’acquisto del reliquiario. Tutto ciò deve però contribuire a generare opportunità per il territorio soprattutto in un momento di difficoltà economica come questo. Pertanto va sostenuta l’idea di Bisi che propone di lanciare l’industria della cultura esponendo le opere. Siena ed il suo territorio possiedono risorse storiche, artistiche, architettoniche, naturalistiche straordinarie. Vanno messe a frutto prima possibile. Aspettare potrebbe essere troppo tardi.

  3. sicuramente vista la spesa , sarebbe opportuno almeno farla vedere a tutti, Senesi e turisti.

  4. In generale sono d’accordo sulla valorizzazione del patrimonio artistico. Dubito tuttavia che questa opera di Francesco di Vannuccio sia in grado di suscitare particolare interesse, se non agli esperti.

  5. Eventi del genere andrebbero organizzati,basto solo che a farlo ci siano persone competenti e non i soliti Amici degli Amici di Maria.
    A Siena per anni si sono spesi inutilmnte denari pubblici per mantenere una struttura che nessuno visitava(per fortuna chiusa)al Santamaria quando ci sono state mostre importanti vedi una tra tutte Duccio, la gente è accorsa da ogni parte.
    Roma in questi giorni ospita la mostra sul Caravaggio con capolavari mai visti o visti solo nei libri di Storia d’Arte, qui le persone si sobbarcano file interminabili(mi sono fatto 2 ore di fila, mai fila più costruttiva)basterebbe solo sfruttare meglio le risorse Finanziarie Pubbliche(Comune-Provincia-Regione) o Private (Fondazione ecc.ecc.)

  6. Il prezzo è alto, tanto quanto il valore di un’opera di questo genere. Se lo Stato italiano non avesse speso tantissimi capitali in passato, oggi non avremmo noi italiani il patrimonio artistico che tutto il mondo ci invidia.
    Certo, il bene dovrà essere fruibile al pubblico. Penso che ciò debba avvenire entro tempi ragionevoli, altrimenti non avrebbe senso tutta l’operazione se non in termini pubblicitari.
    Domanda: la Fondazione MPS a quale Museo lo cederà?

  7. La Fondazione non credo che lo cederà a nessun museo, dato che fa parte della collezione d’arte della Fondazione Mps, insieme a tanti altri bei capolavori, da sempre conservati o recentemente acquisiti. La collezione Mps, come altre importanti collezioni private, non è demaniale, quindi la comunità non può usufruirne liberamente. E’ sottoposta (come tutti i beni di interesse storico-artistico-archeologico) a tutti i vincoli di tutela e salvaguardia a norma di legge. La collezione Mps certe volte è visitabile su prenotazione nei giorni del Palio (forse non tutti i senesi se ne sono accorti, in quei giorni) o in altre particolari occasioni, similmente a quanto è avvenuto per altre collezioni (per esempio palazzo Chigi Saracini), diversamente da tante altre collezioni private. dato che è collocata a Rocca Salimbeni, che è anche la sede principale, sarebbe difficile conciliare le esigenze lavorative con l’afflusso del pubblico. Anche molte stanze delPalazzo Pubblico per la stessa ragione non sono visitabili. Pezzi pregiati della collezione sono regolarmente esposti nelle mostre che si tengono a Siena che, praticamente sempre, comprendono qualche gioiello della fondazione, così come anche mostre più piccole e “meno” importanti. Basta andare a vederle.
    Il reliquiario dovrebbe essere esposto alla mostra sul primo rinascimento senese.
    Alla mostra mercato dell’antiquariato (che si apre a fine marzo) ci saranno altre due belle opere trecentesche di Tino di Camaino, smembrate a fine ’800 e ora riunite. Una viene da una collezione privata, l’altra è di proprietà Mps (non ricordo se banca o fondazione).

  8. Credo che la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artisitico senese sia tra i compiti della Fondazione Mps. Fa bene ad acquisire opere importanti sparse per il mondo, anche ora che c’è crisi? non è il patrimonio artistico e culturale senese una delle cose più importanti che abbiamo? L’arte è, secondo lo statuto, uno dei settori rilevanti in cui la Fondazione Mps deve investire. Che c’è di strano?

  9. Egregio sig. Fedro.
    La ringrazio della sua prontissima risposta e perdoni la lentezza con cui le rispondo.
    Dai dati che mi pone, provocatoriamente qualcuno potrebbe chiedersi: perché a questo punto non si fonda un vero e proprio Museo permanente “Fondazione MPS”?
    Se la bellezza è parte integrante del nostro essere, rincorsa eterna per giungere alla perfezione che è parte di noi viventi, ma che impediti dai vincoli terreni noi viventi non potremo raggiungere in questo percorso, se non parzialmente o in un attimo più o meno lungo, per quale ragione impedire di constatare la Bellezza, che tanto ha contribuito allo sviluppo della civiltà.
    A mio avviso, anzi, l’uomo per mantenere il grado di civiltà raggiunto dovrebbe PERSEVERARE NELLA BELLEZZA.
    Chiedo pertanto, a chi può ascoltare le mie parole, di aprire le porte della Collezione MPS al pubblico.
    Grazie

  10. E’ vero L.M., sarebbe giusto poter godere sempre dei capolavori legati al territorio.
    Posso fare delle riflessioni sull’argomento in quanto “operatore del settore” (beni artistici, non fondazione).
    Un museo purtroppo è sempre e solo un ente in perdita, eccetto poche rare eccezioni, sono più le spese delle entrate.
    Rimanendo dentro la Rocca, la collezione acquista ancora di più il sapore di “gioiello di famiglia”, aumentando inun certo senso il prestigio del possessore.
    I beni conservati nella collezione Mps (tra banca e fondazione) sono di enorme valore e pregio ma, sia beninteso, non superano quanto già visibile nelle collezioni cittadine, dove sono esposti sì dei veeri e propri capolavori di inestimabile valore artistico (e monetario, se uno dovesse guardare a quello).
    L’apertura di unnuovo museo con pezzi di pregio, ma di fatto nulla di nuovo (sono oggetti che ripetono i percorsi dei musei di Palazzo Pubblico e dell’Opera del Duomo) non sarebbe “utile” a nessuno: a fronte di “pochi” turisti in più (non credo che un reliquiario o una tela del Rustichetto attireranno mai più della Maestà di Duccio… nessuno si muoverà apposta per quelli), rischierebbe di “rubare clienti” alle altre istituzioni, che alla fine sono sempre sponsorizzate, sovvenzionate, sostenute dal Monte dei Paschi.
    E’ più efficace mostrare i gioielli di famiglia pochi per volta all’interno delle mostre che (speriamo sempre più spesso) vengono allestite in città. E non ci scordiamo che periodicamente (o credo basti anche fare richiesta) è possibile visitare Rocca Salimbeni.
    Ripeto, sono mie riflessioni

  11. Prima di pensare a nuove collezioni forse si dovrebbe affrontare il problema del Santa Maria della Scala e di quello che ci si vuole fare. Nessuno ne parla più, il vecchio progetto ormai è superato, quali sono le nuove idee? Il comune che vuole fare?

  12. Eh già, purtroppo l’impressione è che “sopravviva” (parlo dei progetti di accrescimento/modifica). Per lo meno riescono a fare belle attività che comunque richiamano gente e attenzione. Meglio aspettare che fare uno scempio o una scelta sbagliata: stavolta forse tentennare è producente

  13. è da un bel po’ che si tentenna..

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