Stefano Bisi

“Difficile l’integrazione in classe”

abbadia-san-salvatore_cRiceviamo e pubblichiamo
ABBADIA SAN SALVATORE – “Carissimo direttore, io sono una ragazza straniera e vengo dalla Romania”, è l’incipit della lettera aperta che una studentessa della prima classe del Liceo tecnologico (anno scolastico 2008/2009) di Abbadia San Salvatore immagina di scrivere al direttore di un giornale, per esporre alcuni problemi che riguardano la propria realtà di vita.
“Sono in Italia da quattro anni, in tutto questo tempo ho trovato moltissime difficoltà nella lingua italiana, ma anche nel contesto nuovo, di una nuova vita, ambiente, condizioni e tradizioni. Quando sono venuta in Italia ero piccola, avevo dodici anni, però mi ricordo che non volevo venire. Ma alla fine ha deciso la mamma cosa fosse meglio e giusto per noi. In fondo, bisogna stare vicino alla mamma, perché è meglio per noi avere la mamma vicino. Ma io in Romania, già avevo una seconda mamma, che non mi faceva mancare mai niente ed è per me la mia nonna. Era come una seconda mamma, infatti per questo non volevo venire in Italia, perché alla fine la mia nonna non mi faceva sentire la mancanza della mia mamma più di tanto. Il giorno prima della mia partenza dalla Romania aveva organizzato una festa, invitando tutti i miei amici e di mio fratello. Si era fatto una bella festa e abbiamo ricevuto tanti regali e lettere bellissime di addio, ma con il desiderio di vederci il più presto possibile. Il giorno dopo ci fu la partenza, alle ore 12. Era un venerdì e in Italia si è arrivati il giorno seguente, sabato verso le sette e mezzo di sera. Quando sono scesa dalla macchina, già non mi piaceva l’aria, perché era troppo forte per me, e l’acqua mi sembrava come olio misto a acqua. Poi, con il tempo, mi sono abituata a questo nuovo contesto di vita, piano, piano. Diciamo che due mesi delle vacanze estive li avevo trascorsi in Italia e in questi due mesi ho imparato l’Italiano. Non perfettamente, ma un po’, perché andavo a lavoro con la mia mamma e le tenevo compagnia. Poi, finendo le vacanze d’estate, la mamma mi aveva iscritta a scuola. Il mio primo giorno è stato uno dei giorni peggiori che potessi avere. Quando sono entrata in classe, ovviamente accompagnata dalla mia mamma, tutti mi guardavano e fissavano in continuazione, poi come sono entrata c’erano le professoresse che mi chiedevano come stavo in Italia, se mi piaceva, ecc”.
“Ero un tipo piuttosto silenzioso”, prosegue la ragazza nel suo racconto. “Ma non solo nel contesto scuola, un po’ in generale in tutte le parti. In quell’anno avevo approfondito un po’ in generale quello che sapevo e avevo imparato tante cose nuove, con l’aiuto delle professoresse di sostegno, che mi portavano quasi sempre fuori dalla classe. Questo l’hanno fatto solo nel primo anno”. E, in un passo successivo: “Sono un tipo di ragazza che si preoccupa molto se una cosa non le riesce. Ad esempio, trovo molta difficoltà nel dialogare con i miei compagni di classe, ma anche con gli altri al di fuori della scuola. Per questo problema ho pochi amici e sento molto la mancanza della Romania. Magari, se avessi più amici italiani, forse il desiderio di ritornare un giorno in Romania non ce lo avrei in questa maniera. Non so più come fare, oppure come farmi accettare dagli altri, veramente è molto difficile. Chi è nella mia situazione lo può capire, chi no, non lo potrebbe capire mai”.
E la studentessa termina: “Quindi la mia vita in Italia è molto breve, perché raramente esco con gli amici; solo il sabato. E poi ho molte cose da fare in casa, perché aiuto la mamma nelle faccende, a stirare, insomma a fare tutto, perché fin da piccola mi hanno insegnato come si lavora e come è la vita”.

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STEFANO BISI

Un Commento per ““Difficile l’integrazione in classe””

  1. Una ragazza come quella che scrive, in modo così chiaro e corretto, benché a suo tempo abbia “trovato moltissime difficoltà nella lingua italiana”, potrebbe essere d’esempio a molte ragazze italiane, a cui in famiglia non hanno insegnato “ad aiutare la mamma nelle faccende, a stirare, insomma a fare tutto, perché fin da piccola mi hanno insegnato come si lavora e come è la vita”.

    Probabilmente in Romania la vita è ancora tradizionale e rispettosa di valori da noi dimenticati.

    C’è solo da augurarle che fintanto che resta in Italia riesca a non farsi omologare dai suoi coetanei che in maggioranza non credono più nel rispetto dei valori che a lei sono stati insegnati, ma piuttosto sia capace di trasmettere ai nostri ragazzi quei valori che le sono propri.

    Ciò che certamente non potrà fare in nessun modo è di insegnare a parlare un italiano corretto al noto leader politico originario di Montenero di Bisaccia.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

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