Stefano Bisi

Il voto a Religione fa media scolastica

religioneIl Consiglio di Stato ha accolto la posizione del ministero dell’Istruzione: la religione concorre all’attribuzione del credito scolastico dell’alunno.
    Il ministro dell’Istruzione accoglie con soddisfazione – informa una nota ministeriale – la notizia che il Consiglio di Stato, riformando la sentenza del Tar della scorsa estate, ha riconosciuto la legittimit… delle ordinanze nelle quali si stabiliva che ai fini dell’attribuzione del credito scolastico, determinato dalla media dei voti riportata dall’alunno, occorreva tener conto anche del giudizio espresso dal docente di religione. Il Consiglio di Stato infatti ha stabilito che, nel caso l’alunno scelga di avvalersi di questo insegnamento, la materia diventa per lo studente obbligatoria e concorre quindi all’attribuzione del credito scolastico. Vi sembra giusto?

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21 Commenti per “Il voto a Religione fa media scolastica”

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    Non è giusto, come non sono giusti i privilegi di cui godono gli insegnati di religione, dalle graduatorie per l’immissione in ruolo alle commissioni che le conpongono, al pensionamento che è anticipato rispetto agli altri, agli scatti di anzianità remunerati in modo diverso ( in meglio) dagli altri, continuo………?????? E il ministro è contento, ma una domenda sorge spontanea: chi non fà religione (per scelta personale della famiglia) gli peggiora, come ho letto da qualche parte, la media?

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    Intervento del Partito Socialista – Riformisti. Priorità all’interesse di bambini e studenti

    Scuola libera, laica e per tutti

    La società moderna obbliga a ripensare il modello di insegnamento dell’ora di religione

    Insegnare religione a scuola o non insegnarla, con addirittura il paradosso del voto che potrebbe far media nelle pagelle. Fermo restando che lo Stato deve essere laico, la religione a scuola è giusto includerla o escluderla? La risposta non è affatto scontata, anche se i Socialisti hanno le idee chiare. L’insegnamento della religione cattolica in Italia comunemente chiamato ora di religione (Irc), è un’istituzione del concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica e prevede che in tutte le scuole pubbliche italiane siano riservate lezioni settimanali (un’ora e mezza per materna, due ore per primaria, un’ora per secondaria di primo grado e secondo grado) a tale materia. Ogni anno, all’atto dell’iscrizione alla classe successiva, lo studente decide se avvalersi o meno di tale possibilità.

    La storia ci ricorda come già nel 1867 la Legge Coppino rilegò l’insegnamento della religione in secondo piano, evidenziando una politica scolastica che si orientava su una oggettiva laicità dello Stato. In una Relazione sulla riforma sulla scuola del 1888 si leggeva: “lo Stato non può fare, né direttamente né indirettamente una professione di fede, che manchevole per alcuni, sarebbe soverchia per altri”. Pertanto alla fine dell’Ottocento l’insegnamento della religione cattolica fu di fatto soppresso. Con la riforma Gentile del 1929 venne reintrodotta, seguendo quelli che erano i dettami fascisti, ed insegnata obbligatoriamente a livello primario e secondario, poiché si riteneva che tutti i cittadini dovessero possedere una concezione religiosa cattolica. Si arrivò così all’accordo di Villa Madama, sancito nel 1984 da Craxi, in cui la rendeva materia scolastica facoltativa, giustificando l’8 per mille dato alla Chiesa. Nello stesso anno venne estesa alla scuola materna e con due ore alla settimana ai due livelli primari.

    Sappiamo benissimo quanto oggi la scuola si prenda a carico la responsabilità di essere più che mai un luogo di incontro, di confronto e di interazione di realtà culturali e civiltà diverse, e la classe incontri un ambiente in cui si trovano a convivere etnie e identità religiose eterogenee. Costruire una solida identità multiculturale a livello scolastico è da qualche anno uno dei primi scopi del Ministero della Pubblica Istruzione, una sfida per ridefinire il progetto formativo ed educativo di integrazione in una didattica che promuove iniziative e attività interculturali, tutelando quindi la “diversità”. Cambiano così le percentuali di alunni immigrati, o di figli di stranieri nati in Italia, che popolano i banchi delle scuole pubbliche, nella stessa misura in cui si registra il flusso migratorio di nazionalità e religione differenti. Le cifre parlano di 300 mila studenti stranieri iscritti – si stima che nei prossimi dieci anni potrebbero raddoppiare -, molti dei quali appartenenti a minoranze religiose, le cosiddette “nuove religioni”. In Italia sono state censite oltre 600 fedi e “vie spirituali”. Lo scambio culturale deve contribuire ad arricchire un popolo. La scuola, per questo motivo, è un ottimo canale per la trasmissione e la costruzione di modelli culturali, accogliendo le differenze di lingua, tradizioni e cultura religiosa, come valori che favoriscono la conoscenza e l’integrazione sociale. Il problema alla base è che l’Italia non ha una tradizione multiculturale alle spalle come altri paesi europei. Questa Italia sempre più multietnica ci porta quindi a segnalare come sia contraddittorio insegnare religione a scuola, dove oggi si respira un melting pot di culture, dove all’interno del gruppo classe alcuni compagni sono figli di comunità non cristiane e dove spesso accade che all’interno di una sezione vi sia addirittura una situazione di minoranza di cattolici.

    Seppur la scelta di includere la religione tra le materie extracurriculari è facoltativa in tutti i gradi di istruzione primaria e secondaria, a causa dei tagli del governo, molte scuole non sono in grado di attivare gli spazi didattici per garantire lo svolgimento dell’ora alternativa. In tal modo, si intacca, in modo profondo, un principio di pari dignità ed eguaglianza degli studenti. Troviamo inoltre profondamente diseducativo dal punto di vista pedagogico per la scuola dell’infanzia che le famiglie debbano necessariamente trovarsi nella condizione di creare già una discriminazione nel contesto socio-scolastico in bambini dai tre ai cinque anni. Una simile azione non tende a creare progetti di integrazione inclusivi, ma piuttosto emarginanti, in una realtà che invece dovrebbe proporre valori di uguaglianza e rispetto per la diversità e certo non di classificazione. Citiamo testualmente il messaggio della Presidenza Conferenza Episcopale Italiana in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2010-2011: “L’insegnamento della religione cattolica, propone all’interno dell’offerta formativa l’orizzonte di valori provenienti dal ricco patrimonio del cristianesimo, che segna profondamente la cultura occidentale, declinandosi in Italia soprattutto nella forma cattolica”. Se si parte da questo assunto il valore educativo dell’Irc è discutibile. Se l’ora di religione fosse impostata come cultura della storia delle religioni, offrendo una panoramica ad ampio raggio delle fedi esistenti, nessuna esclusa, allora non avremmo dubbi a considerarla, a pieno titolo, una disciplina da studiare alla pari di tutte le altre, vera e propria attività formativa da valorizzare per le sue finalità di indirizzare la formazione individuale verso un ideale di multiculturalità. Riteniamo che la conoscenza della Bibbia e del cattolicesimo sia parte integrante del patrimonio storico, culturale e artistico dell’Italia, ma lo stesso si può dire di altre religioni cristiane e non cristiane e di altre concezioni del mondo. Insegnare una sola confessione non è accettabile, perché in tal modo si entra in contrasto con la laicità costituzionale della Repubblica Italiana e dunque della scuola pubblica stessa, diventando un insegnamento a carattere confessionale, di parte e strumentalizzabile a scopi di evangelizzazione. E’ chiaro, quindi, che se la religione a scuola “indottrina”, più che offrire la conoscenza di altre religioni o di altre concezioni morali, si assiste ad una palese svalutazione culturale e morale dell’insegnamento stesso.

    Peraltro sottolineiamo quanto sia anomalo l’iter di nomina degli insegnanti di religione. Prima del concorso per l’immissione in ruolo del 2004, la totalità dei docenti veniva nominata su segnalazione della curia diocesana al dirigente scolastico che normalmente confermava la nomina. Il contratto era annuale e non esisteva, come per i docenti delle altre materie, uno statuto giuridico di ruolo. Solo da qualche anno la nomina dei docenti di Irc compete – come avviene per la totalità degli altri insegnanti – per il 70% delle cattedre complessive all’Ufficio Scolastico Regionale d’intesa con l’Ordinario Diocesano. La nomina del restante 30% è lasciato alla discrezione della curia diocesana. Detto questo, ci si aspetterebbe che tali docenti con cattedra assegnata da soggetto religioso, fossero stipendiati dalla Chiesa, invece no, sono pagati dallo Stato, di conseguenza si intuisce come il bilancio – che sappiamo bene quali tagli abbia subito sull’Istruzione – deve soppesarsi anche questa tassazione. I 25.694 insegnanti di religione sono retribuiti dal Miur ed il costo annuo a carico dello Stato per la loro retribuzione nel 2008 è stato circa 800 milioni di euro, pari a circa il 2% della spesa complessiva della scuola italiana. Con questo vogliamo dire che anche gli alunni che per scelta non frequentano l’ora di religione sono costretti comunque a pagarla, per così dire, di riflesso.

    Il tratto distintivo della scuola pubblica italiana è e deve essere la laicità e la pluralità: è una scuola di tutti e per tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di genere e di religione.

    Partito Socialista – Riformisti Siena

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    Assolutamente vergognoso come il Vaticano (la religione c’entra ben poco…) è riuscito, con la connivenza dei politici, ad imporsi anche nei fondamenti di uno Stato Laico: la scuola. Libertà di scelta e di religione -per carità !- ma arrivare a dare il *voto* (e pure la media !) sull’ora di religione….la dice lunga ! Chi ha il voto più alto ? Chi prega meglio ? Chi conosce meglio i vangeli ? Il chierichetto ?

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    Concordo con le opinioni sin qui spresse dagli intervenuti.
    Una risposta al sig. Checco: si, li paggiora la media perchè i voti in religione sono sempre alti!
    Ed un consiglio (peraltro proveniente da un vecchio socialista) al Partito Socialista Riformisti di Siena: non si può in un blog essere prolissi! Sono sicuro che Il vs. intervento è stato letto integralmente soltanto dal moderatore. Bisogna avere la capacità di sintetizzare un 10 righi anche gli argomenti complessi!

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    E’ la solita vergogna italiana, dove abbiamo molti politici vassalli delle gerarchie vaticane.
    Mio figlio ha scelto di non fare religione, ma questa decisione, anziché spingerlo a sceglierla, l’ha convinto ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno, delle sue idee.
    E riuscirà a raggiungere la media che si merita anche senza un voto alto in più.
    Tié!

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    Ma chi ha detto che religione farà media? Il voto di religione é espresso con un giudizio, come potrebbe fare media? Il Consiglio di Stato ha solo ribadito quanto stabilito dal ministro Luigi Berlinguer nell’Ordinanza Ministeriale 128 del 1999 e dal ministro Fioroni nel 2008. Si parla infatti di credito scolastico per gli alunni che frequentano l’insegnamento della religione con il massimo impegno. Credo non ci sia nulla di strano. Nella mia scuola vengono premiati con il punto di credito tutti coloro che seguono corsi di ampliamento dell’offerta formativa della durata media di 12 ore. Chi frequenta l’insegnamento della religione frequenta 30 ore annue di lezione in più. Si penalizzano coloro che non si avvalgono? Non credo. Altrimenti, io che sono stonato, dovrei fare ricorso contro tutti quei miei compagni che prendono un punto di credito perchè cantano nel coro della scuola!

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    Il Concordato (ma non il Trattato) fu rivisto, dopo lunghissime e difficili trattative, nel 1984, fondamentalmente per rimuovere la clausola riguardante la religione di Stato della Chiesa cattolica in Italia. La revisione che portò al nuovo Concordato venne firmata a Villa Madama, a Roma, il 18 febbraio dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, per lo Stato italiano, e dal cardinale Agostino Casaroli, in rappresentanza della Santa Sede. Il nuovo Concordato stabilì che il clero cattolico venisse finanziato da una frazione del gettito totale IRPEF, attraverso il meccanismo noto come otto per mille e che la nomina dei vescovi non richiedesse più l’approvazione del governo italiano. Inoltre, per quanto riguarda la celebrazione del matrimonio, si stabilirono le clausole da rispettare perché un matrimonio celebrato secondo il rito cattolico possa essere trascritto dall’ufficiale di stato civile e produrre gli effetti riconosciuti dall’ordinamento giuridico italiano oltre a porre delle limitazioni al riconoscimento in Italia delle sentenze di nullità matrimoniale pronunciate dai tribunali della Chiesa che prima avveniva in modo automatico. Fu anche stabilito che l’ora di religione cattolica nelle scuole diventasse da obbligatoria a facoltativa, scelta che deve essere effettuata e comunicata all’atto dell’iscrizione all’anno scolastico successivo.

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    LA STORIA CI DICE CHI SIAMO……

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    Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti più o meno prolissi.
    Tengo a dire il mio punto di vista, che discriminati siamo soltanto noi insegnanti di religione quando dobbiamo trascrivere i giudizi in schede a parte o quando nel modulo per il credito dobbiamo elemosinare per il solo giudizio Ottimo lo 0.10 a fronte dello 0,70 che occorre per passare in un’altra banda, o come basti avere partecipato ad una manifestazione di solo poche ore per avere lo 0,20, o quando si deve rinunciare a fare da segretaria nel Consiglio di classe, solo perchè un’alunna non si avvale e perciò non puoi verbalizzare.Io sono fiera di essere un insegnante di religione e sò per certo che come conosciamo noi gli alunni, gli altri docenti non li conoscono.

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    Signora Giusy, la prima discriminazione non è nei Suoi confronti Sua, ma quella verso gli altri insegnanti che vengono scelti e selezionati da graduatorie di una struttura delle Repubblica Italiana, che è quella che paga gli stipendi, e non da una realtà autorevole ma comunque non dello Stato Italiano.
    Poi Lei per prima dovrebbe avere l’umiltà di non ergersi sopra i Suoi colleghi in quanto anche altri insegnanti possono conoscere gli alunni in maniera approfondita.
    Sono felice del Suo orgoglio per l’attività che svolge come dovrebbe essere per ogni lavoratore del mondo della Scuola dove il confine fra insegnante ed educatore non dovrebbe esistere.

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    Signorina Corbo, Lei senza dubbio sarà preparatissima, questo non lo metto in dubbio. Però mi dica solo come è entrata nel mondo dell’insegnamento? Ha sostenuto un regolare concorso a graduatoria nazionale?

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    Signora Giusy: intanto sono contento che non sia un’insegnante di italiano vista la natura del Suo intervento a dir poco incomprensibile e sgrammaticato. Il peso di un’insegnante non si valuta dall’intervento che può o non può fare in sede di consiglio di classe, tantomento conoscere i discenti in un’ora settimanale in cui dovrebbe insegnare Storia delle religioni e non religione, e scusi la differenza- per rispondere anche a Michele Pinassi. Mi spiace per la Sua frustrazione ma per tre mesi e mezzo di vacanza pagata l’anno penso che ci possa stare e poi come dice il Signor Claudio ha sostenuto un regolare concorso a graduatoria nazionale?
    Continui così, siamo tutti con Lei!

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    èè sbagliatissimoo!!!

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    Chiunque conosca la storia,non può non constatare come la religiosità sia un bisogno fondamentale dell’uomo.La religione ha poi influenzato la cultura dei popoli di tutti i tempi e di tutti i luoghi.I più grandi capolavori della nostra arte (pittorica,letteraria,architettonica e musicale) sono stati ispirati dal Cattolicesimo.L’insegnamento della Religione Cattolica svolge un ruolo importantissimo nella scuola e dovrebbe essere rivolto obbligatoriamente a tutti gli studenti, anche di altre culture, che così darebbero prova di effettiva volontà di integrazione nel nostro sistema culturale.Poichè tale insegnamento non impone atti di culto non si capisce perchè non debba essere seguito da tutti gli studenti delle nostre scuole.

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    Alcuni lettori parlano di “privilegi” degli insegnanti di Religione Cattolica.Vorrei capire quali privilegi può avere un insegnante che si trova a gestire e valutare non un solo alunno 8come ad esempio i docenti di sostegno), ma ben diciotto classi e quasi quattrocento alunni.

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    ERRATA CORRIGE:Alcuni lettori parlano di “privilegi” degli insegnanti di Religione Cattolica.Vorrei capire quali privilegi può avere un insegnante che si trova a gestire e valutare non un solo alunno (come ad esempio i docenti di sostegno), ma ben diciotto classi e quasi quattrocento alunni.

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    In merito alla preparazione culturale dei docenti di Religione, si sottolinea come i titoli culturali richiesti siano stati stabiliti dall’ultimo Concordato Chiesa -Stato.Per insegnare nella Scuola secondaria di primo e secondo grado è richiesto almeno il titolo di Magistero in Scienze Religiose che si consegue dopo un corso di studi teologici di cinque anni.In alternativa si può insegnare Religione con una laurea statale e con il diploma di Scienze Religiose che si consegue dopo tre anni di studi teologici.L’abilità pedagogica degli insegnanti è uno dei requisiti che i docenti debbono avere per poter insegnare Religione cattolica.Comunque rassicuro tutti i lettori preoccupati sulla preparazione culturale degli odiatissimi docenti di Religione: molti docenti sono plurilaureati.

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    L’insegnamento della Religione Cattolica è scelto dalle famiglie che ancora optano per tale insegnamento.Le minoranze ideologiche se ne devono fare una ragione ed accettare le decisioni del popolo sovrano.

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    In merito alla valutazione degli alunni avvalentisi, DURA LEX SED LEX
    ECCO COSA DICE TESTUALMENTE IL CONSIGLIO DI STATO.”Chi segue religione (o l’insegnamento alternativo) non è avvantaggiato né discriminato: è semplicemente valutato per come si comporta, per l’interesse che mostra e il profitto che conegue anche nell’ora di religione (o del corso alternativo). Chi non segue religione né il corso alternativo, ugualmente, non è discriminato né favorito: semplicemente non viene valutato nei suoi confronti un momento della vita scolastica cui non ha partecipato, ferma rimanendo la possibilità di beneficiare del punto ulteriore nell’ambito della banda di oscillazione alla stregua degli altri elementi valutabili a suo favore. “(TRATTO DALLA SENTENZA N. 02749/2010 DEL CONSIGLIO DI STATO)

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    I docenti di Religione Cattolica come tutti i docenti si suddividono in docenti di ruolo (che hanno sostenuto un regolare concorso indetto dallo Stato italiano nel 2004 per titoli ed esami), docenti incaricati annuali e docenti supplenti.L’unica differenza rispetto agli altri docenti consiste nel fatto che possono perdere l’idoneità all’insegnamento di Religione, pur essendo di ruolo.Esiste una graduatoria pubblica dei docenti di religione.Per favore chi scrive stupidagini si documenti meglio!
    Antonella Marinucci terminale attivo dell’UGL Scuola-Università

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    L’Italia fa parte dell’Unione Europea, dunque e’ bene che si conformi. Nel resto dell’Europa l’insegnamento della religione e’ obbligatorio (quando multireligioso) o opzionale (quando monoreligioso), con voto numerico. L’Italia si adegui, non esclusivamente per i crediti, ma anche per il resto.

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