Stefano Bisi

Siena per il Risorgimento e il 150° anniversario dell’Unità d’Italia


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La terza edizione del 2010 prevede tre incontri, nella Sala storica della Biblioteca Comunale degli Intronati, dedicati al Risorgimento ed al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. 

Il primo appuntamento c’è stato lunedì 8 novembre, dedicato al tema L’Italia nello specchio del Risorgimento, con Paul Ginsborg, autore del libro “Salviamo l’Italia” (Einaudi editore). Su questo incontro trovate il video su SienaNewsTV CLICCA QUI

Il pomeriggio del 22 novembre è incentrato su L’inno di Mameli. Musica e simboli della nazione, con Stefano Privato e il suo “Bella ciao. Canto e politica nella storia d’Italia” (Laterza editore). 

L’iniziativa si conclude il 6 dicembre: Raccontare l’Unità italiana, con Lucio Villari scrittore di “Bella e perduta. L’Italia nel Risorgimento” (Laterza editore). 

L’assessore Marcello Flores d’Arcais intervisterà gli scrittori, stimolando una riflessione su questo particolare periodo della storia del nostro Paese.

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4 Commenti per “Siena per il Risorgimento e il 150° anniversario dell’Unità d’Italia”

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    Chissà se questi signori hanno letto, (certo che hanno letto …), libri come “L’altro risorgimento”, di Angela Pellicciari – ed. Piemme), ed hanno il coraggio intellettuale di citarne le ben documentate rivelazioni.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

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    Caro Direttore,

    passando da Via Pannilunghi, nel quartiere di San Prospero ove abito da sempre, dopo tanti tanti anni da quei pomeriggi d’estate alla fine della scuola trascorsi in strada, sulla sella prima della bicicletta e poi del motorino, sulle panchine a parlare con gli amici, mi sono avvicinato al monumento all’Indipendenza. Sicuramente conosci la storia di questa statuta e del suo trasferimento dalla omonima Piazza dentro le mura nel “nuovo” quartiere di San Prospero che con i giardini della Lizza e le aree adiacenti fino a raggiungere Palazzo dei Diavoli è in gran parte dedicato agli uomini ed ai luoghi di quell’epopea.

    Gli anni successivi al 1968 avevano completamente rimosso, nella mia adolescenza, il ricordo fanciullesco del maestro “vecchio stampo” che la mattina, alla Pascoli, intonava per primo l’Inno di Mameli e leggeva con noi il libro Cuore. Così, prima di oggi, mai mi ero soffermato a leggere cosa ci fosse scritto.

    Forse l’immagine di quel monumento sporco per il tempo e sporcato dall’inciviltà è emblematico dei nostri tempi.
    Quei nomi di persone che per il sol fatto di essere morti mi sarebbero apparsi così vecchi sui libri di scuola, alla luce dei miei cinquanta e più anni sono di ragazzi. Giovani che consapevolmente hanno rinunciato a vivere perchè, come scritto sul momumento, noi futuri italiani fossimo liberi dallo straniero e da tirannie di principi.
    Solo retorica dei sopravvissuti a pochi anni dalla loro morte? Forse sì, ma voglio pensare che, seppur ritenuti da alcuni storici mere pedine di politiche di pochi scrupoli e ideali, ci abbiano lasciato un’eredità di indubbio valore storico e morale da cui muovere la nostra riflessione quando ci chiedimo come vogliamo che sia il nostro Paese.
    Sì, riflettere lontano dal chiasso dell’agone e se vogliamo proprio il 17 marzo.

    Personalmente, la mattina del 17 marzo metterò al braccialetto di casa il tricolore e avviandomi a piedi passerò da quel monumento e, se anche lo vedrò ancora sporco e abbandonato, lo immaginerò nel giorno della sua presentazione, cercando di unirmi all’emozione ed al sentire di chi credeva, crede e vuole una Italia unita, libera e democratica. Poi, spingendomi verso il Centro, immaginerò che tutti gli italiani di Siena abbiano fatto altrettanto e che anche nei braccialetti di contrada sventoli per una volta la bandiera italiana.
    Che bello vedere Siena, immortale nella sua civiltà, testimoniare ancora una volta tangibilmente, col proprio cuore, con la propria anima, fuori dai salotti, la capacità del suo popolo di superare le divisioni quando a chiamare sono Siena e l’Italia, per una volta in un tripudio di un’unica bandiera!

    Cari saluti

    Mario Zanchi

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    Egregio Benedetto Bargagli Stoffi,
    la tesi del libro da lei citato è che l’unità d’Italia non sia stata un appassionato lavoro di amor patrio ma il lavoro di un manipolo di piemontesi fervidamente animati da un liberalismo antireligioso che avrebbe violentato il sentimento religioso degli Italiani, contro la Chiesa e le istituzioni cattoliche.
    Crede che il liberalismo antireligioso piemontese abbia vinto?
    Io non vedo né un’Italia liberale e né un’Italia antireligiosa.
    Vedo un’Italia nelle mani di un illiberale che sta demolendo le regole, la concorrenza, la magistratura, la giustizia, la scuola, l’università, la libera informazione, l’etica, la cultura e la moralità al puro scopo di mettere il paese al servizio del suo interesse privato, delle sue aziende private e dei suoi bunga bunga privati. Non mi pare che con l’unità d’Italia abbiano vinto il pensiero e la prassi liberale.
    Vedo un’Italia che ha protetto e protegge la Chiesa ed i cattolici attraverso una miriade di privilegi e prebende magnanimamente elargite in cambio di voti, tanto che la Chiesa è disposta a perdonare qualsiasi oscenità anticristiana messa in atto dal munifico benefattore. Non mi pare che con l’unità d’Italia abbia vinto chi perseguita la Chiesa ed i cattolici.
    Vedo un’Italia illiberale e attenta a non scalfire gli interessi della Chiesa. Un paese in cui il governo è in mano a chi vorrebbe dissolverlo attraverso l’attuazione di un federalismo teso a dividere piuttosto che ad unire.
    Egregio Benedetto Bargagli Stoffi, di piemontesi liberalisti ed antireligiosi che siano riusciti a fare granché non se ne videro e non se ne vedono. Se qualche piemontese di tal fattura tentò di palesarsi e farsi valere fu evidentemente sconfitto o messo a tacere. Non le pare?

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    Quali cinema assessore?

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