Stefano Bisi

Mps, tante incertezze e qualche speranza

Dall’assemblea della Banca Monte dei Paschi si esce con tante incertezze e qualche speranza, cioè le stesse sensazioni e gli stessi sentimenti con cui siamo entrati. Il presidente della banca Alessandro Profumo e la presidente della fondazione Antonella Mansi hanno spiegato l’uno perchè era meglio fare l’aumento di capitale a gennaio e l’altra perchè era preferibile giugno. Forse avevano e hanno entrambi una parte di ragione.

Ha vinto la Mansi? Ha perso Profumo? Non è il palio che si corre in piazza del Campo perchè in mezzo c’è una comunità, una banca con trentamila dipendenti, una fondazione e un Paese intero che dovrebbe avere a cuore il terzo gruppo bancario italiano. Ecco, è qui il punto: il terzo gruppo bancario italiano sul quale poco o niente si sono spese le autorità del Paese. Eppure quando c’erano da fare acquisti di banche in difficoltà e interventi significativi in imprese di interesse nazionale si è bussato alle porte del Monte dei Paschi, banca e fondazione.
E’ possibile che il governo presieduto dal toscano Enrico Letta non sia stato capace di mediare tra le posizioni rappresentate da Profumo e Mansi? E’ possibile che la Banca d’Italia non si sia fatta sentire? E’ possibile che il governatore della Toscana Enrico Rossi non abbia parlato con i “duellanti”? E il neosegretario del Pd Matteo Renzi non poteva sentirli?

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Un Commento per “Mps, tante incertezze e qualche speranza”

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    sono ignorante, ahimè, ma almeno me ne rendo conto….parlare della logica del destino del MPS mi sembra che sia come parlare di calcio, di allenatori da cambiare, di presidenti buoni e/o cattivi per poi scoprire che buona parte delle partite erano vendute a priori. Credo (ma é solo una mia opinione personale) che Letta non si occupi del MPS perché sa che se ne devono occupare altri, che non se ne parli troppo perché c’é già che sa la fine della storia e che i rispettivi presidenti di Banca e Fondazione non facciano altro che il gioco imposto loro dalla propria posizione e solamente in virtù del compenso che ne ricevono, ma che sappiano entrambi che la storia é scritta e che dal copione non si esce. Mi sembra una delle tipiche storie nostrane già decise a monte e in cui si gioca con le vite e i destini di chi a questi giochi non potrà mai partecipare se non nella parte di vittima sacrificale. é una storia di fanti in trincea in una guerra che i generali hanno iniziato sapendo di perderla, solo perché servono loro dei morti per poter discutere con i vincitori il futuro dello Stato Maggiore…..Buon Anno…comunque vada

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