Stefano Bisi

Mitra e Compasso

Il rapporto tra la Massoneria  e la Chiesa cattolica riveste una grande attualità per le ricorrenti discussioni sul tema della laicità dello Stato. le frequenti esternazioni della gerarchie ecclesiatiche su argomenti che riguardano la vita civile italiana suscitano anche oggi reazioni forti da parte di politici e studiosi di area laica. Andando con lo sguardo al passato, il libro si sofferma sulle relazioni tra il Vaticano e la Massoneria, partendo dalla bolla di scomunica di Clemente XII fino ad arrivare all’attulità. Il libro ripercorre le ultime vicende di questo complesso rapporto: gli scontri sull’insegnamento della religione nelle scuole, la partecipazione al referendum sulla procreazione assistita, gli attacchi di alcuni vescovi alle Logge, la polemica su Mozart massone.

 

 

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20 Commenti per “Mitra e Compasso”

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    La situazione dei rapporti fra Massoneria e Chiesa e’ oggi assai diversa da quanto non sia stata non solo nei secoli passati ma anche solo pochi anni orsono. In un mondo di fatto divorato dal consumismo, nuova deita’ sul cui altare si bruciano tutte le virtu’, le due Istituzioni restano praticamente le sole a voler affermare, con principi diversi, la prevalenza di modelli etici che si pongano a base dell’evoluzione civile e sociale.
    Ma c’e’ a mio avviso una differenza fondamentale: mentre la Chiesa e’ “una”, le Massonerie – ovviamente solo quelle che si rifanno ai landmarks di fondazione della Massoneria moderna – sono “tante”, estranee fra loro, senza alcun potere sinergico che dia unita’ ad un contesto che, al di la’ della loro separazione, e’ invece del tutto concorde.
    Per la costruzione di una Massoneria moderna che sia in grado di porre il proprio patrimonio concettuale laico a disposizione di una societa’ umana sempre piu’ confusa e smarrita mi sembra quindi prioritaria la necessita’ di perseguire la formazione di un sistema federativo che raggruppi al suo interno le diverse Obbedienze, ciascuna conservando le proprie tradizioni e strutture nella piu’ assoluta indipendenza, ma le raccolga in un’azione sinergica, rappresentativa e pragmatica, facendo quadrato intorno all’Idea Massonica, una delle poche speranze rimaste all’Umanita’ per la costruzione di un futuro che altrimenti si presentera’ sempre piu’ nebuloso e incerto.
    Si tratta, insomma, di quello che mi piace chiamare “Progetto Domani”, un obiettivo che constato sempre piu’ condiviso da Massoni di tutte le principali Obbedienze.

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    Davvero un bel libro, ho preso al prima edizione, non vedo di leggere le novità sulla seconda. Complimenti!

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    «La mia presenza attesta
    l’apprezzamento della Chiesa fiorentina per questo grande figlio
    della nostra città, Giovanni Spadolini, che come studioso e come
    politico ha sempre riservato grande attenzione al ruolo della
    Chiesa nella società italiana, contribuendo con il pensiero e
    l’azione a rendere più comprensibile a tutti l’importanza di
    tale ruolo per l’organica crescita dell’intera società». Così
    si è espresso l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori nell’
    inaugurare stamani nella biblioteca della Fondazione Spadolini
    Nuova Antologia la sala dedicata alle relazioni tra Stato e
    chiesa in cui sono raccolti oltre 6.000 volumi.
    Betori ha quindi evidenziato «lo specifico approccio che ha
    sempre animato lo storico e il politico Spadolini nell’
    accostarsi alla realtà delle Chiesa in Italia, un approccio
    sempre teso al dialogo tra le culture che si caratterizzano per
    il loro riferimento rispettivamente laico e religioso, essendo
    ben consapevole che la dimensione laica non è affatto estranea
    all’esperienza religiosa e, nel concreto dell’Italia, cristiana,
    come pure l’orizzonte religioso è tutt’altro che vietato a uno
    spirito laico». « un messaggio importante, questo – ha
    proseguito Betori – in un tempo in cui proclami di reciproca
    esclusione continuano a rincorrersi, sull’onda di risorgenti
    fondamentalismi e laicismi». Il vescovo ha poi sottolineato
    «la connotazione di servizio che la Fondazione e la Biblioteca
    hanno ricevuto dallo stesso fondatore, in una societ… che ha
    bisogno di un confronto culturale legato alla seriet… degli
    studi più che alle facili sirene di opinioni poco fondate,
    appena orecchiate, ma abilmente propagandate».
    Accompagnato dal presidente della Fondazione Cosimo Ceccuti,
    l’arcivescovo ha visitato la casa-museo del professore, il
    ’Tondo dei cipressi’, sede della Fondazione, dove è conservato
    un ulteriore, prezioso fondo di testi antichi sulla storia della
    diocesi fiorentina, delle sue chiese e dei suoi santi.

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    «C’ è un mutamento di qualita’
    nelle parole di monsignor Betori sul dialogo fra laici e
    credenti: l’ incontro fra culture che hanno i rispettivi
    riferimenti nel mondo laico e in quello religioso appare immune
    dai pregiudizi che hanno segnato spesso il confronto fra
    cattolici e non cattolici. Mons. Betori parla di accezione
    aperta e del vantaggio per tutto il paese che può venire dal
    vivere una forma di dialogo lontana dai fondamentalismi e da
    posizioni estreme e pregiudiziali». Lo sottolinea, in una
    dichiarazione, il presidente del Consiglio regionale della
    Toscana, Riccardo Nencini, commentando le parole di mons.
    Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, pronunciate durante l’
    apertura della sala ’Stato e Chiesa’, della Biblioteca della
    Fondazione Spadolini Nuova Antologia, a Firenze

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    grande Presidente…come sempre!
    a presto.

    gianluca
    arezzo

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    la seconda edizione del libro sarà presentata a Lucca il 31 gennaio ore 16,30

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    TOSCANA OGGI 29 gennaio 2009
    MASSONERIA: MONS. GRAZIANI (CROTONE), «LA CHIESA NON PUÒ NON PRENDERE LE DISTANZE»
    “Il coraggio dell’uomo sta nella scelta della verità. E’ proprio per amore di verità che non è possibile per i cattolici l’adesione alla massoneria, ed è per amore di verità che la risposta alla crisi dell’uomo moderno non può trovare alcun conforto da un’ideologia che non sceglie alcun valore”. Lo ha detto questa sera a Vibo Valentia mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina, intervenendo ad un incontro promosso dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, sul tema “Massoneria e Magistero della Chiesa”. Per mons. Graziani la scelta è “esercizio di libertà, e chi deliberatamente ‘sceglie di non scegliere’, rifugiandosi nella loggia, rinuncia volontariamente al più prezioso dei beni”. Dopo aver spiegato che la massoneria “non è una dottrina (perché la dottrina presuppone una verità o un dogma eterocostituito), né è un movimento religioso, ma è invece un metodo attraverso il quale più persone riunite cercano risposte, rifiutando l’esistenza di qualsiasi verità o valore e contestano la stessa possibilità di trovare delle risposte partendo da una verità riconosciuta come oggettiva”, mons. Graziani sottolinea che la Chiesa “non può non prendere le distanze dal movimento massonico, perché questo porta inevitabilmente al rifiuto di qualsiasi verità”.
    Storicamente – spiega mons. Graziani – la Chiesa “ha preso una posizione chiara nei confronti della massoneria, con la scomunica di Clemente XII e successivamente con la scomunica di Pio XII. Tuttavia – aggiunge il presule – “l’atteggiamento della Chiesa non è stato solo di rifiuto ma di attento studio e confronto” e ricorda che nel 1974 la Santa Sede diede incarico alla Conferenza episcopale tedesca di “intavolare una discussione con la massoneria, studiando il fenomeno al fine di stabilire se vi fosse conciliabilità tra le posizioni cattoliche e quelle massoniche”. L’indagine si concluse nel 1980 con l’affermazione dei vescovi tedeschi che “non era possibile per i fedeli cattolici” la “doppia appartenenza” alla massoneria e alla Chiesa.
    Del lavoro della Conferenza Episcopale Tedesca tenne conto – spiega ancora mons. Graziani – anche la Sacra Congregazione per la dottrina della fede, alla quale si chiedeva, nel 1983, se, con la riforma del Codice di diritto canonico, fosse in qualche modo stata “sanata” la scomunica per i massoni, dato che “il vecchio Codice prevedeva il delitto di appartenenza ad un’associazione massonica, punito appunto con la scomunica, mentre nel nuovo codice non viene inserito il medesimo canone. La risposta della Congregazione fu molto chiara: permaneva il giudizio negativo della Chiesa in merito alla massoneria per i suoi principi ispiratori inconciliabili con la dottrina della Chiesa, per tale motivo l’iscrizione a qualsiasi associazione simile rimaneva proibita, ed i fedeli che vi appartenevano (o vi appartengono) sono in peccato grave e non possono accedere al Sacramento della Comunione”. La Chiesa cattolica – ha affermato mons. Graziani – “non può guardare il movimento massonico in modo neutro né può tollerare che i suoi adepti si professino al contempo cristiani: le due appartenenze sono tra loro inconciliabili”.

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    Ciao Stefano, mi ricordo di te ai tempi della scuola e ci davamo del tu. Era il 1975-76 credo, io facevo il primo anno e tu l’ultimo. Non abito più a Siena da 19 anni ormai ma ti ho ritrovato, per caso, leggendo il tuo libro che ho trovato molto interessante . Mi piacerebbe contattarti.

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    L’associazione culturale “Radicondoli Arte” organizza nella cittadina senese, posta sulle colline metallifere nei pressi dei confini tra le provincie di Siena, Grosseto e Pisa, una conversazione pubblica sulla seconda edizione del libro di Stefano Bisi “Mitra e Compasso -Storia dei rapporti tra Chiesa cattolica e Massoneria da Clemente XII a Benedetto XVI” che si terrà, nella bella sede del palazzo Coli Bizzarrini, Sabato 1° Agosto alle ore 17

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    Il primo agosto alle 17 a Radicondoli (Palazzo Bizzarrini) conversazione su “Mitra e Compasso”, i rapporti tra massoneria e chiesa cattolica

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    In un Paese come l’Italia che ha l’onore non scisso dal pesante onere di sostenere il successore di Pietro e la sua organizzazione, (Guido Ceronetti, giornalista della Stampa e scrittore, ha detto di recente che il Vaticano sarebbe come la Cina e l’Italia come un Tibet, ma senza Dalai Lama) era d’obbligo una riflessione agile come quella che Bisi ci offre nel suo volume.Dalla bolla In Eminenti del 28 aprile 1738 fino all’articolo dell’Osservatore romano del 1985, i rapporti tra Chiesa e Massoneria non sono mai stati tranquilli e, chi se ne intende, sa che non avrebbero potuto esserlo. La principale accusa che la Chiesa ha rivolto e rivolge alla Massoneria, come Bisi ha ricordato in più punti del suo volume, è dovuta alla “forza relativizzante di una tale fraternità, (che) per la sua stessa logica intrinseca ha in sé la capacità di trasformare la struttura dell’atto di fede in modo così radicale da non essere accetabile da parte di un cristiano… “(cfr. pp. 33, 89, 117). Ad inasprire questa accusa, come l’Autore ben documentato riferisce, si presentò poi, negli anni di pontificato di Leone XIII’, quel lestofante che sotto il nome di Leo Taxil riuscì a spillare acqua benedetta e quattrini alla Segreteria di Stato in cambio di sulfuree rivelazioni sulla Massoneria, avrebbe continuato a lungo nel suo fantasioso e proficuo gioco, messo spesso in atto nel corso della storia delll’umanità da ogni sorta di truffatori, se uno scrupoloso gesuita tedesco, si colga l’ironia della circostanza, dovuta al fatto che proprio un membro della Societas Jesu ristabilisce per una volta una verità obiettiva favorevole alla libera Muratoria, fece emergere la totale assurdità delle affabulazioni di Taxil. Ma le smentite visioni demoniache di quel turlupinatore, “rimasero vive nella mentalità collettiva e, di tanto in tanto si riaffacciano, soprattutto nei momenti in cui “le difficoltà e le incertezze” fanno emergere la necessità di trovare il filo di Arianna, “in quell’istante si avverte prepotente, il desiderio di individuare il responsabile delle nostre fobie e basta che un banditore di turno, reciti la parola magica Massoneria, perchè il fantasma di Antoine Jogand Pagés (vero nome di Taxil), torni ad agitarsi.” (Pruneti cit. p. 28). Negli anni Venti del Novecento i persecutori della Massoneria sono i fascisti, come evidenzia Bisi, la Chiesa attraverso il card. Gasparri, nel 1923, ne chiede l’eliminazione, Mussolini è ben contento di farle il favore; prima e dopo violenze squadristiche sulle logge e i Fratelli, anche se la storiografia, come Bisi riporta, ha messo in luce che nella Massoneria non c’era una posizione unitaria nei confronti del fascismo. Aldo Alessandro Mola parla della Massoneria dell’epoca come di “un mosaico di gruppi, correnti, tendenze, individialità singole…”(p. 41 e cfr. p. 48). Dopo la seconda guerra mondiale si apre una fase per la quale si può forse spendere la parola dialogo, da parte massonica, Alec Mellor pubblicò un’opera molto vasta e profonda sulla questione che non mancò di produrre qualche effetto. Anche il Concilio Vaticano 11° portò alcuni alti prelati, tra i quali spicca Mendez Arceo a riconsiderare lo status dei rapporti tra Chiesa e Massoneria. Bisi offre nel suo agile volume la cronistoria degli incontri e delle prese di posizione delle personalità ecclesiastiche più coinvolte nel dialogo con i vertici della Massoneria Italiana. I nomi sono abbastanza noti a tutti, don Esposito della Pia Soc. S. Paolo, il p. Caprile s.j. e il card. Seper che si sforzarono di dare un’interpretazione irenistica del canone 2335 del Diritto canonico che contemplava la scomunica. Quella problematica trasmigrò sotto forma di canone 1734 nel nuovo Codice di diritto Canonico del 1983 in forma lievemente attenuata, da quel momento si parlò di “interdetto per chi cospira o complotta contro la Chiesa”. Quasi contemporaneamente però il Prefetto (attuale Pontefice) della Sacra Congregazione per la dottrina della Fede (nome moderno per il S. Ufficio) frenò le speranze di coloro che da una parte e dall’altra ne avevano, di poter cambiare la sostanza dei rapporti. Stefano Bisi che ci offre questo ampio materiale documentario, fatto soprattutto di lodevoli e distensive prese di posizione di Esposito ssp. Di Caprile s.j. e di Miano sdb e, infine di d. Paolo Renne non prende una posizione troppo esplicita, ma quà e là fa mostra di prudente scetticismo, noi lo condividiamo con lui, sia pure dopo colloqui con lo storico della Massoneria Iberica p. José Ferr. Benimeli s.j. nonostante questi, stupendoci alquanto, ebbe a dirci, “Los masones y los jesuitas son hermanos !”. Forse, come il nostro amato Maestro G.G. (Rubeus) ci diceva, per chi ha intelletto le differenze si smussano alquanto, restando notevoli solo nelle plebi incolte.

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    Siena 19 ottobre 2009
    Massoneria e religioni civili
    Nuova presentazione dell’ultimo libro sulla Massoneria di Fulvio Conti

    Dopo la presentazione a settembre a Massa Marittima, lo storico Fulvio Conti, dell’Università di Firenze, ripropone il 19 ottobre a Siena il suo ultimo saggio sulla Libera Muratoria “Massoneria e religioni civili – Cultura laica e liturgie politiche fra XVIII e XX secolo”, edito quest’anno da Il Mulino.
    L’autore incontra il pubblico all’Enoteca Italiana (Fortezza Medicea – ore 17,30) per illustrare il suo nuovo studio sull’influenza dell’attività massonica nella vita pubblica del nostro Paese in tre secoli di storia.
    Le ‘liturgie’ di loggia alimentarono, infatti, nel nome del laicismo e del progresso, una forma di vera e propria religione civile.
    Introduce il vicepresidente del Collegio toscano Moreno Milighetti.

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    Inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria
    Questioni Religiose

    Da Allenza Cattolica

    Tratto da: CESNUR. CENTRO STUDI SULLE NUOVE RELIGIONI, Massoneria e religioni, a cura di Massimo Introvigne, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1994, (pubblicato per gentile concessione dell’Editore).

    Appendice IV

    Inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria. Riflessioni a un anno dalla Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede (1985)

    Il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava una dichiarazione sulle associazioni massoniche (cfr. A.A.S. LXXVI [1984] 300).

    A poco più di un anno di distanza dalla sua pubblicazione può essere utile illustrare brevemente il significato di questo documento.

    Da quando la Chiesta ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica Humanum Genus di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella massoneria idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica. Per Leone XIII esse si riconducevano essenzialmente a un naturalismo razionalista, ispiratore dei suoi piani e delle sue attività contro la Chiesa. Nella sua Lettera al Popolo Italiano Custodi (8 dicembre 1892) egli scriveva: “Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili così che iscriversi all’una significa separarsi dall’altra”.

    Non si poteva pertanto tralasciare di prendere in considerazione le posizioni della massoneria dal punto di vista dottrinale, quando negli anni 1970-1980 la S. Congregazione era in corrispondenza con alcune Conferenze Episcopali particolarmente interessate a questo problema, a motivo del dialogo intrapreso da parte di personalità cattoliche con rappresentanti di alcune logge che si dichiaravano non ostili o perfino favorevoli alla Chiesa.

    Ora lo studio più approfondito ha condotto la S.C.D.F. a confermarsi nella convinzione dell’inconciliabilità di fondo fra i principi della massoneria e quelli della fede cristiana.

    Prescindendo pertanto dalla considerazione dell’atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, la S.C.D.F., con la sua dichiarazione del 26-11-1983, ha inteso collocarsi al livello più profondo e d’altra parte essenziale del problema: sul piano cioè dell’inconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali.

    A partire da questo punto di vista dottrinale, in continuità del resto con la posizione tradizionale della Chiesa, come testimoniano i documenti sopra citati di Leone XIII, derivano poi le necessarie conseguenze pratiche, che valgono per tutti quei fedeli che fossero eventualmente iscritti alla massoneria.

    A proposito dell’affermazione sull’inconciliabilità dei principi tuttavia si va ora da qualche parte obiettando che essenziale della massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun “principio”, nel senso di una posizione filosofica o religiosa che sia vincolante per tutti i suoi aderenti, ma piuttosto di raccogliere insieme, al di là dei confini delle diverse religioni e visioni del mondo, uomini di buona volontà sulla base di valori umanistici comprensibili e accettabili da tutti.

    La massoneria costituirebbe un elemento di coesione per tutti coloro che credono nell’Architetto dell’Universo e si sentono impegnati nei confronti di quegli orientamenti morali fondamentali che sono definiti ad esempio nel Decalogo; essa non allontanerebbe nessuno dalla sua religione, ma al contrario costituirebbe un incentivo ad aderirvi maggiormente.

    In questa sede non possono essere discussi i molteplici problemi storici e filosofici che si nascondono in tali affermazioni. Che anche la Chiesa cattolica spinga nel senso di una collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, non è certamente necessario sottolinearlo dopo il Concilio Vaticano II. L’associarsi nella massoneria va tuttavia decisamente oltre questa legittima collaborazione e ha un significato ben più rilevante e determinante di questo.

    Innanzi tutto si deve ricordare che la comunità dei “liberi muratori” e le sue obbligazioni morali si presentano come un sistema progressivo di simboli dal carattere estremamente impegnativo. La rigida disciplina dell’arcano che vi domina rafforza ulteriormente il peso dell’interazione di segni e di idee. Questo clima di segretezza comporta, oltre tutto, per gli iscritti il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote.

    Anche se si afferma che il relativismo non viene assunto come dogma, tuttavia si propone di fatto una concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale, lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante.

    In tale contesto, le diverse comunità religiose, cui appartengono i singoli membri delle logge, non possono essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni di una verità più ampia e inafferrabile. Il valore di queste istituzionalizzazioni appare, quindi, inevitabilmente relativo, rispetto a questa verità più ampia, la quale si manifesta invece piuttosto nella comunità della buona volontà, cioè nella fraternità massonica.

    Per un cristiano cattolico, tuttavia, non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria-sovraconfessionale e in una forma interna-cristiana. Egli non può coltivare relazioni di due specie con Dio, né esprimere il suo rapporto con il Creatore attraverso forme simboliche di due specie. Ciò sarebbe qualcosa di completamente diverso da quella collaborazione, che per lui è ovvia, con tutti coloro che sono impegnati nel compimento del bene, anche se a partire da principi diversi. D’altronde un cristiano cattolico non può nello stesso tempo partecipare alla piena comunione della fraternità cristiana e, d’altra parte, guardare al suo fratello cristiano, a partire dalla prospettiva massonica, come a un “profano”.

    Anche quando, come già si è detto, non vi fosse un’obbligazione esplicita di professare il relativismo come dottrina, tuttavia la forza relativizzante di una tale fraternità, per la sua stessa logica intrinseca ha in sé la capacità di trasformare la struttura dell’atto di fede in modo così radicale da non essere accettabile da parte di un cristiano, “al quale cara è la sua fede” (Leone XIII).

    Questo stravolgimento nella struttura fondamentale dell’atto di fede si compie, inoltre, per lo più, in modo morbido e senza essere avvertito: la salda adesione alla verità di Dio, rivelata nella Chiesa, diviene semplice appartenenza a un’istituzione, considerata come una forma espressiva particolare accanto ad altre forme espressive, più o meno altrettanto possibili e valide, dell’orientarsi dell’uomo all’eterno.

    La tentazione ad andare in questa direzione è oggi tanto più forte, in quanto essa corrisponde pienamente a certe convinzioni prevalenti nella mentalità contemporanea. L’opinione che la verità non possa essere conosciuta è caratteristica tipica della nostra epoca e, nello stesso tempo, elemento essenziale della sua crisi generale.

    Proprio considerando tutti questi elementi la Dichiarazione della S. Congregazione afferma che la iscrizione alle associazioni massoniche “rimane proibita dalla Chiesa” e i fedeli che vi si iscrivono sono “in stato di peccato grave” e “non possono accedere alla Santa Comunione”.

    Con questa ultima espressione, la S. Congregazione indica ai fedeli che tale iscrizione costituisce obiettivamente un peccato grave e, precisando che gli aderenti a una associazione massonica non possono accedere alla Santa Comunione, essa vuole illuminare la coscienza dei fedeli su di una grave conseguenza che essi devono trarre dalla loro adesione a una loggia massonica.

    La S. Congregazione dichiara infine che “non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura di associazioni massoniche, con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito”. A questo proposito il testo fa anche riferimento alla Dichiarazione del 17 febbraio 1981, la quale già riservava alla Sede Apostolica ogni pronunciamento sulla natura di queste associazioni che avesse implicato deroghe alla legge canonica allora in vigore (can. 2335).

    Allo stesso modo il nuovo documento emesso dalla S.C.D.F. nel novembre 1983, esprime identiche intenzioni di riserva relativamente a pronunciamenti che divergessero dal giudizio qui formulato sulla inconciliabilità dei principi della massoneria con la fede cattolica, sulla gravità dell’atto di iscriversi a una loggia e sulla conseguenza che ne deriva per l’accesso alla Santa Comunione. Questa disposizione indica che, malgrado la diversità che può sussistere fra le obbedienze massoniche, in particolare nel loro atteggiamento dichiarato verso la Chiesa, la Sede Apostolica vi riscontra alcuni principi comuni, che richiedono una medesima valutazione da parte di tutte le autorità ecclesiastiche.

    Nel fare questa Dichiarazione, la S.C.D.F. non ha inteso disconoscere gli sforzi compiuti da coloro che, con la debita autorizzazione di questo Dicastero, hanno cercato di stabilire un dialogo con rappresentanti della massoneria. Ma, dal momento che vi era la possibilità che si diffondesse fra i fedeli l’errata opinione secondo cui ormai la adesione a una loggia massonica era lecita, essa ha ritenuto suo dovere far loro conoscere il pensiero autentico della Chiesa in proposito e metterli in guardia nei confronti di una appartenenza incompatibile con la fede cattolica.

    Solo Gesù Cristo è, infatti, il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli.

    [Documento trascritto da L'Osservatore Romano, 23-2-1985]

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    MASSONERIA: RAFFI, STATO LAICO NON DIVENTI STATO ETICO. GRAN MAESTRO GRANDE ORIENTE A CHIESA CATTOLICA

    (ANSA) BOLOGNA, 3 DIC – ”Il Grande Oriente d’Italia non contesta il diritto della Chiesa Cattolica di proporre la propria teologia, ma esprime forti e circostanziate critiche di fronte ai tentativi di subordinare la legislazione dello Stato laico al punto di vista di una sola teologia, che lo trasformerebbe in uno Stato etico e teocratico”. Lo ha spiegato il Gran Maestro del Grande Oriente d’ Italia, Gustavo Raffi, intervenendo a Bologna all’ iniziativa conclusiva delle manifestazioni svoltesi in varie citta’ italiane nel corso del 2005 per celebrare i duecento anni di fondazione della maggiore istituzione liberamuratoria italiana. ”Voglio anche ribadire che la massoneria non e’ una chiesa – ha aggiunto Raffi – ma una comunione di uomini liberi appartenenti a culti e fedi diversi. Il suo compito non e’ quindi quello di sostituirsi alle religioni o combatterle, ma di offrire uno strumento ulteriore, per chi se ne voglia liberamente servire, di educazione e riflessione comunitaria, di dubbio critico e di ricerca. Per chi possiede una fede e’ uno strumento in piu”’. ”Siamo orgogliosi – ha detto ancora Raffi – di avere contribuito con grandi battaglie civili e morali ad accrescere la coscienza civile del nostro Paese cosi’ come rivendichiamo con altrettanto orgoglio la nostra appartenenza alla massoneria che, anche grazie alla cultura della trasparenza, e’ oggi tornata ad assumere un ruolo attivo nella societa’ ed ha riconquistato una propria riconosciuta presenza costruttiva e propositiva”. Sui temi del convegno bolognese, centrato sul ruolo della massoneria italiana dalla fondazione della Repubblica a oggi, Raffi ha affermato che ”il Grande Oriente d’Italia ha saputo fare con lealta’ e fino in fondo i conti con la sua storia recente. La nostra condanna della P2 e’ stata ed e’ inappellabile: di quel fenomeno, noi siamo stati le prime vittime, ma anche i primi ad emanare condanne e ad isolare e cacciare quelli che avevano usurpato il nome della massoneria. Come i brigatisti rossi sono nati nella sinistra, ma non possono certo considerarsi un pezzo del partito comunista – ha concluso – cosi’ i piduisti stanno al Grande Oriente”. (ANSA)

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    Avvenire 19 Gennaio 2010
    IL CASO
    Massoni e cattolici, alleanza impossibile
    Dan Brown nel Simbolo perduto allude spesso ai nemici della massoneria come personaggi patologici, fondamentalisti cristiani vittime di assurde «teorie del complotto». Si potrebbe osservare che la predica viene da uno strano pulpito, dal momento che alcune delle più bizzarre teorie del complotto sono state divulgate con grande entusiasmo proprio da Brown in Angeli e Demoni e nel Codice da Vinci . Ma in verità l’anti-massonismo nasce molto prima del fondamentalismo protestante o della destra religiosa statunitense così poco simpatica a Brown.
    Prima ancora che la massoneria moderna sia fondata, nel 1717, si manifestano già reazioni anti-massoniche. Nel 1698, per esempio, un certo M. Winter (di cui non ho reperito ulteriori dati biografici) fa diffondere un volantino indirizzato «A tutte le persone timorate di Dio nella città di Londra» in cui si mette in guardia dal «male perpetrato di fronte a Dio dai cosiddetti Massoni»: «Essi sono l’Anticristo che viene ad allontanare gli uomini dal timore di Dio. Perché mai certi uomini dovrebbero incontrarsi in luoghi segreti e con segni segreti, stando attenti che nessuno li veda, se fosse per compiere l’opera di Dio? Non sono questi i modi degli operatori d’iniquità?. Non mescolatevi con questa gente corrotta – consiglia il volantino – per non trovarvi con loro quando verrà la consumazione del mondo». Come si vede, l’anti-massonismo è almeno antico quanto la massoneria. Tuttavia, come è più opportuno parlare di massonerie, al plurale, così esistono diversi tipi di anti-massonismo. Si deve almeno distinguere fra un anti-massonismo «politico», che spesso reclama leggi anti-massoniche e interdizioni civili per i massoni, e un anti-massonismo di tipo «dottrinale» che critica la massone¬ria sul piano filosofico e culturale.
    L’anti-massonismo «politico» trae i suoi argomenti da specifici risultati del metodo massonico in questo o quel Paese, in questa o quell’epoca storica, sostenendo che essi sono nocivi o pericolosi per la società. L’anti-massonismo «dottrinale» con-centra invece la sua critica sul meto¬do massonico come costante nella storia delle massonerie, a prescindere dagli specifici risultati che dal metodo sono di volta in volta derivati. Naturalmente, l’anti-massonismo «politico» e l’antimassonismo «dottrinale » sono, per usare un termine sociologico, «idealtipi» o «tipi ideali », che l’interprete può ricostruire ma che raramente s’incontrano allo stato puro. Spesso ci si trova di fronte a forme ibride di anti-massonismo, che presentano elementi dell’uno e dell’altro tipo ideale. Tuttavia è importante sottolineare due aspetti importanti della storia degli anti-massonismi. Anzitutto, l’anti-massonismo «politico » non presuppone necessariamente l’anti-massonismo «dottrinale ». Per esempio, forze d’ispirazione marxista potranno reclamare provvedimenti legali contro la massoneria ritenendo che sia, in una determinata situazione storica, globalmente nociva e nello stesso tempo esprimere apprezzamento per il metodo massonico e per il ruolo «progressista » che, in altre epoche, ha avuto. In secondo luogo, l’anti-massonismo «dottrinale» potrà mantenere ferma la sua critica della massoneria a prescindere dalle posizioni concrete che le singole obbedienze massoniche adottano su questo o quel problema. Nel mondo cattolico il magistero esclude, si può dire da sempre, la «doppia appartenenza » dei fedeli insieme alla Chiesa Cattolica e alla massoneria: e lo fa sulla base di una rigorosa critica dottrinale del metodo massonico, che rimane sempre incompatibile con la fede cattolica quali siano i risultati cui l’applicazione del metodo di volta in volta porta.
    La posizione attuale e vigente della Chiesa Cattolica è espressa dalla Di-chiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 1983, firmata dal suo prefetto di allora cardinale Joseph Ratzinger ma sottoscritta anche dal papa Giovanni Paolo II, così che dev’essere considerata magistero vincolante per tutti i fedeli. Secondo questo documento, benché il nuovo Codice di diritto canonico del 1983 non parli più di «scomunica» per i massoni, in realtà «rimane [...] immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconcilia¬bili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione». Quando qualche massone argomenta che dal fatto che nel nuovo Codice non si usi più la parola scomunica si può evincere che i cattolici oggi potrebbero diventare tranquillamente massoni esprime dunque la posizione della massoneria, non quella della Chiesa cattolica. E quale comportamento debbano tenere i cattolici lo determina ovviamente in modo vincolante la Chiesa, non la massoneria. La massoneria è libera di pensare che i massoni possono essere cattolici.
    Ma la Chiesa insegna con assoluta chiarezza che i cattolici non possono essere massoni. Se pure manca la parola «scomunica » rimane la sostanza: i cattolici che sono massoni «non possono accedere alla Santa Comunione». E il documento precisa pure che singoli vescovi non possono modificare una decisione che è stata presa in modo formale e definitivo dalla Santa Sede. Importante, nella stessa prospettiva, è un testo pubblicato da L’Osservatore Romano il 23 febbraio 1985, non firmato ma di cui è comunemente considerato autore l’allora cardinale Ratzinger. Il testo costituisce per così dire la «motivazione» della «sentenza» del 1983. Secondo questo testo, anche nel caso – da esaminare obbedienza per obbedienza, caso per caso, Paese per Paese – in cui non vi siano specifici risultati ostili alla Chiesa, «l’inconciliabilità dei princìpi» rimane ferma, in quanto – qualunque siano i suoi risultati – è sempre il metodo massonico a essere incompatibile con la fede cattolica. Qualcuno, osserva la nota del 1985, potrebbe obiettare che è improprio parlare di «inconciliabilità dei princìpi» perché «essenziale della massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun “principio”».
    Ma proprio questo aspetto «essenziale» è incompatibile con la fede cristiana sul piano metodologico: «Anche se si afferma che il relativismo non viene assunto come dogma» – proprio perché non ci sono né dottrine né dogmi – «tuttavia si propone di fatto una concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale, lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante. In tale contesto, le diverse comunità religiose, cui appartengono i singoli membri delle logge, non possono essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni di una verità più ampia e inafferrabile». Così, «anche quando [...] non vi fosse un’obbligazione esplicita di professare il relativismo come dottrina, tuttavia la forza relativizzante di una tale fraternità, per la sua stessa logica intrinseca, ha in sé la capacità di trasformare la struttura dell’atto di fede in modo così radicale da non essere accettabile da parte di un cristiano “al quale è cara la sua fede”».
    Massimo Introvigne

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    Tempi it 09 Febbraio 2010
    Il grembiulino da Autogrill
    Più che riti iniziatici e simboli perduti la massoneria è ideologia da bestseller. Che usa la spiritualità per disarmare il vero.
    di Marco Respinti

    La massoneria è pericolosa? Molto di meno di quanto s’immagina, molto più di quel che si pensa. Lo dice, anzi lo documenta attraverso un’inchiesta culturale dotta e accattivante, Massimo Introvigne, direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni di Torino, autore di una quarantina di volumi, tra i più noti studiosi mondiali del “sacro postmoderno” ma pure di quelle vie non infrequenti della cultura pop che finiscono per avere a che fare con la spiritualità e con il soprannaturale. Ne Il simbolo ritrovato. Massoneria e società segrete: la verità oltre i miti (Piemme) Introvigne prende spunto dal nuovo romanzo di Dan Brown, Il simbolo perduto (Mondadori, 2009), che, dopo essersela presa con la Chiesa Cattolica ne Il Codice Da Vinci (Mondadori, 2003) – e, quantomeno in Italia, avere sull’onda del successo rispolverato in fretta il meno fortunato e precedente Angeli e Demoni (Mondadori, 2004) –, si cimenta con i framassoni.
    Liberi muratori e adepti del culto
    Ora, la frase che il romanziere americano ha pronunciato nell’intervista concessa a Panorama il 29 ottobre, «l’obiezione di Introvigne corrisponde a verità: sono molto più benevolo nei confronti della massoneria che del Vaticano», ha fatto il giro del mondo. Sbaglierebbe però chi si rappresentasse Dan Brown nei panni di un agente segreto che, armato di squadra e compasso, si lancia alla conquista del mondo se non altro culturale per conto di certe conventicole nascoste che coniugano potere, denari e riti occulti. Tutt’altro. Dan Brown preferisce la massoneria al Vaticano perché preferisce i framassoni a qualsiasi religione, a qualunque credo istituzionalizzato, a qualsivoglia Chiesa. E ha ragione. Le religioni sono infatti il freno all’“io sono Dio” oggi in voga, e fra esse il cattolicesimo è quella che lo fa più rotondamente. Spieghiamoci. I framassoni non sono nemici delle fedi, delle religioni, delle Chiese. Al contrario, le incoraggiano, se possibile le sponsorizzano, predicano persino la “doppia appartenenza”, liberi muratori e adepti di questo o di quel culto. Che vi sia un po’ di spirito in più in quest’epoca di grigia materia li fa contenti, e se poi le religioni, in primis i cattolici, praticano la carità, aiutano il prossimo e fanno beneficenza, cioè aprono scuole, ospedali e centri di accoglienza, è manna. Tutto la via massonica all’idea di Dio accoglie, raccoglie e ingloba. Tutto tranne la pretesa che un credo possa essere assoluto. Come emerge dalle sue carte di fondazione britanniche, scrive con chiarezza Introvigne, la massoneria «non è una dottrina, ma un metodo che propone la libera discussione dei problemi e la loro soluzione secondo quanto sembra vero e giusto alla maggioranza dei fratelli». La cosa, afferma lo specialista, ha un limite positivo: «non è permesso mettere in discussione l’esistenza di Dio». Epperò dai massoni «Dio può essere concepito in una grande varietà di modi, anche lontani da quanto propongono le religioni tradizionali».
    Il dogma di discutere di tutto
    Lo stesso tentativo di restringere la questione al solo monoteismo è sempre del resto stato respinto con forza dai massoni. Per ciò stesso, qualunque sia l’idea di Dio che soggettivamente i massoni coltivano e che diviene “verità” ufficiale a maggioranza, «tutti i massoni (…) hanno un accostamento alla questione dei dogmi che è incompatibile con quanto pensano dei dogmi la Chiesa Cattolica e diverse altre denominazioni cristiane». Infatti, oltre al citato limite positivo, il dibattito massonico su Dio conosce anche un limite negativo: «Tutto può essere messo in questione, tranne il metodo stesso». Ovvero, di tutto si può discutere tranne del fatto che di tutto si deve discutere; tutto è relativo, tranne la relatività di tutto. Un principio ben vicino alla nota aggressività del pensiero debole. «Chi – osserva Introvigne – proponesse l’unicità di una verità, di una religione, di una via si porrebbe automaticamente al di fuori del metodo massonico». Chi, cioè, «accetta il metodo massonico dev’essere disposto a mettere sul tavolo le sue idee, a “metterle in questione” e ad accettare il verdetto che emergerà dalla discussione condotta secondo i princìpi del libero dibattito». Nessun problema, evidentemente, a giocarsi tutto, sé e le proprie idee, assieme al prossimo; ma la nota dolens à che la risposta finale, da accettare per fede, su chi sia Dio dipende dall’opinione della maggioranza.
    Introvigne sostiene che questo, il metodo relativistico, è ciò che accomuna tutte le diverse obbedienze e logge massoniche o paramassoniche, ma evidentemente vi è di più. Infatti secondo lo studioso il metodo massonico è oggi più diffuso che mai. Sta sui giornali, alla tivù, nelle discussioni al bar e persino fra gli uomini di scienza, di accademica, di studio. Nessun bisogno di trame nel buio, d’iniziazioni segrete, di liturgie nascoste. Vi saranno pure, vi sono anche, ma non è questo il punto. Potendo infatti contare un esercito fatto di grandi media, di brillanti opinionisti, di assisi internazionali che stabiliscono che il cattolicesimo buonista e persino la figura idealizzata e gandhizzata di Gesù Cristo vanno bene, ma il crocifisso negli edifici pubblici no giacché disturberebbe, a che serve qualche peone che si prende fin troppo sul serio e che gioca con gradi iniziatici e grembiulini?
    A che serve ormai un Grande Oriente?
    Potendo avere un Dan Brown che, vendendo uno sfacelo di libri e condizionando il cinema, promuove più metodo massonico lui di tutte le logge organizzate messe assieme, più relativismo quotidiano per le massaie che non i più scaltri cesellatori del debolismo, a che serve il Grande Oriente? Per questo la framassoneria è molto meno diffusa oggi di quanto si creda (la massoneria intesa come “il complottone” ordito in loggia che, dai tempi di Hiram in poi, dirige occultamente la storia facendo e forcando a piacimento) e quindi il metodo relativistico che la anima molto più persistente. L’inchiesta di Introvigne fa chiaramente dedurre che, principio a parte, di fatto l’aria che respiriamo oggi è più massonica di quanto gli stessi massoni abbiano mai sperato, e magari lo è pure senza avere chiesto il permesso a maestri e a gran maestri. Il relativismo contemporaneo, connotato dall’apparire di un nuovo mitologismo superstizioso e “magico”, è ciò che resta – diceva bene Augusto Del Noce – della lunga stagione dell’ateismo scientifico moderno. Morti gli dèi falsi dell’ideologia, si è venuto riproponendo con forza il dilemma fra il ritorno al vero Dio, che si chiama conversione, e la scappatoia della religione e della morale fai da te. Il bricolage massonicheggiante ha vinto il primo round?

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    La stampa riferisce di un attacco del Vescovo di Ratisbona contro un Ministro del Governo tedesco, accusata di far parte di una associazione, l’Unione Umanistica, “quasi una franco massoneria” che “considera normale la pedofilia e vuole depenalizzarla”.”
    “Da che pulpito viene la predica. Questo nuovo ignobile e fumoso attacco contro la Massoneria – ha dichiarato il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, Gustavo Raffi – sia pure attraverso l’escamotage di un attacco ad una formazione sociale definita “quasi massoneria” – ha il solo scopo di distrarre i mass media dal fenomeno criminale e turpe della pedofilia che ha travolto il mondo ecclesiale e di cui si hanno le prove, e testimonia lo stato di grande difficoltà in cui si trovano le gerarchie ecclesiastiche”.
    “Quali Liberi Muratori – ha concluso – non intendiamo infierire sugli Uomini di Chiesa addebitando loro, tout court, le colpe di pochi, ma respingiamo con sdegno l’uso strumentale e improprio del termine Massoneria e l’accostamento che ad esso si fa delle più ignobili nefandezze.”

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    «La laicità è sottoposta oggi a molte
    sfide, tra loro differenti, e la sua tenuta, anche con
    indispensabili innovazioni, appare decisiva per il futuro della
    democrazia. È giusto sottolineare che è la Costituzione del
    nostro paese a fondare la laicità e a consentirne il
    rafforzamento e un coerente aggiornamento». Così il vice
    presidente del Senato Vannino Chiti partecipando al dibattito «Le
    sfide della laicità».
    L’Iniziativa promossa dall’Associazione Culturale Mediterraneo
    insieme con la Consulta delle Religioni si è svolta oggi a La
    Spezia. «La laicità- prosegue Chiti- è il limite e la misura
    che garantisce alle attività umane di organizzarsi e svilupparsi
    al riparo dai condizionamenti esterni, per fini diversi da quelli
    a cui esse si ispirano. Non è un principio dell’Occidente, ma un
    valore dell’umanità, inseparabile dalla libertà. Rappresenta
    dunque una delle condizioni necessarie alla persona per esprimere
    la sua dignità e realizzare il suo progetto di vita».
    «La politica- ha sottolineato Chiti- deve contribuire a
    riconoscere e organizzare uno spazio pubblico, al cui interno si
    muovano liberamente le chiese cristiane, le altre confessioni
    religiose, le culture di differente orientamento. La Costituzione
    ci è di aiuto per procedere su questa strada. Non è modellata
    attorno a una rigida separazione, ma piuttosto intorno
    all’autonomia tra Stato e chiese. E non si limita a registrare un
    giusto ordinamento per le reciproche relazioni, ma, con
    straordinaria lungimiranza, impegna lo Stato a promuovere le
    condizioni per la libera espressione delle fedi religiose,
    riconoscendo dunque in esse un valore per la società».

  19. avatar

    .
    Il buon Vannino dovrebbe provare a mettere il naso appena un po’ fuori dal nostro “paese” e si accorgerebbe ben presto che la laicità a cui fanno riferimento le sue ‘parole in libertà’, a mala pena “è un principio dell’Occidente”; ma da altre parti, neppure troppo distanti da noi, di “valore dell’umanità, inseparabile dalla libertà”, non se ne parla neppure.

    Come potrebbe dire D’Alema, – (e infatti ha provato a rinfacciarlo a Sallusti), – forse c’è qualcuno che lo paga, o comunque spera di guadagnarci, per fare discorsi del genere.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

  20. avatar

    Le volevo fare i complimenti per questo libro.
    Premetto che sono cattolica, ma nutro anche un grande interesse per l’Arte Reale da anni ed il suo libro mi è stato di grande aiuto per approfondire una situazione nota a tutti, ma veramente conosciuta da pochi.
    Ho saputo (tardi) che di recente è stato a Grosseto per presentare lo Stradario Massonico di Siena, peccato mi sarebbe interessato molto!

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