Stefano Bisi

Sindaci in rosso

 

 

 

Tra “i sindaci in  rosso” c’è Maurizio Cenni, primo cittadino di Siena. E’ “l’orsacchiotto che fa bye bye (e dice molti no) a D’Alema”. Ho avuto la fortuna di scrivere il capitolo che gli viene dedicato nel libro curato da Vittorio Feltri e Renato Brunetta. Oltre a Cenni ci sono  ritratti di Veltroni, Chiamparino, Cacciari, Jervolino e Cofferati. Il libro è edito dal quotidiano “Libero”.

12 Commenti per “Sindaci in rosso”

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    Carissimo Bisi,
    noi ci conosciamo a distanza, in virtù della collaborazione che il sottoscritto ha sempre avuto con il “Corriere”. Sono grato al giornale per avermi dato la possibilità di esprimere la mia attività di sportivo, di contradaiolo e di cittadino di Montepulciano. Sò bene che non sempre è stato facile per lei “passare” pezzi che potevano talvolta scatenare reazioni. Ma la riconoscenza nei suoi confronti e del giornale sta proprio in questo. Un giornale locale DEVE dire la verità anche quando finisce
    per creare difficoltà al palazzo. Io sono libero, non ho legami che possono limitare il mio pensiero, i miei articoli li ho sempre firmati. La ringrazio ancora per la sua disponibilità, e spero d avere sempre un pò di spazio per i miei pensieri.

    Grazie !

    Marco Cacioli

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    Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei….

    Spero di sbagliarmi, Stefano, eh!

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    Scusa, a quale compagnia ti riferisci?

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    Feltri, Brunetta, Diaconale ecc. ecc. / Libero.

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    Se tu leggessi quello che ho scritto nella biografia di Maurizio Cenni non avresti scritto…quello che hai scritto

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    Si può tranquillizzare il perplesso Luca circa le frequentazioni di Stefano Bisi.

    Più che una biografia su Maurizio Cenni, Bisi traccia un variopinto percorso storico-politico-economico della città del Palio, che sarebbe più appropriato chiamare la città del Monte. In questo quadro entrano ed escono figure di rilievo del panorama politico italiano, con i loro interessi e i loro disegni strategici. E ogni volta che hanno cercato di mettere le mani sulla città, o piuttosto nelle sue tasche, hanno trovato un sindaco e i suoi cittadini che si sono messi di traverso a qualunque tentativo di esproprio.

    Comunque tutto sotto un occhio imparziale ed equilibrato, si potrebbe dire soft, senza addebitare niente di particolarmente grave a nessuno. Perfino il compagno D’Alema ne esce abbastanza bene e non figura nemmeno aver mandato i nostri aerei militari, in missione umanitaria, a bombardare i “compagni” di Belgrado, sotto tiro per oltre due mesi.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

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    perchè non fà un libro sui sindaci in nero ovvero quei sindaci di destra che nonostante lo sperpero di denaro per finalità ludiche hanno percentuali altissime di gradimento:due su tutti l’ex sindaco di catania scapagnini e il sindaco di reggio calabria scopelliti senza dimenticare alemanno,moratti,galan,tosi

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    A dire il vero, il direttore Bisi si è limitato a tracciare il profilo del solo sindaco di Siena, mentre per gli altri “sindaci in rosso” si sono mobilitati altri nove autori, ciascuno a conoscenza di fatti e misfatti di ciascuno dei personaggi illustrati nel volume che, evidentemente, il buon davide non sa neppure come sia fatto.

    Questo davide, che ne indica “due su tutti”, potrebbe a sua volta tracciare il profilo dei sei nominativi che, -… dei due, – ha menzionato e dei quali è evidentemente a conoscenza dei misfatti da loro perpetrati.

    Potrebbe interessare se questi sindaci, neri o meno, abbiano investito soldi pubblici nell’ …”effimero”, prendendo esempio da amministratori di ben più elevata notorietà popolare.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

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    come no caro benedetto tutti i soldi del comune di reggio calabria spesi per la notte bianca,tutti i soldi spesi per le varie manifestazioni come l’estate reggina con rtl costata circa 1.000.000 di euro:infatti il comune è in deficit ed è stato costretto a tagliare gli investimenti e ad aumentare la tarsu del 25%;riguardo scapagnini lo sanno tutti che il governo berlusconi è dovuto intervenire per ripianare il debito del comune di catania creato dalla giunta scapagnini

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    “È un evento straordinario”, “… siamo di fronte a un evento eccezionale”, “… è un evento storico”, “… simili eventi sono memorabili”, “… il più importante evento culturale degli ultimi anni”, “… è l’evento culturale più importante d’Europa”. Sono alcuni dei commenti del sindaco Walter Veltroni sugli avvenimenti, pardon sugli eventi, organizzati dal Comune di Roma negli ultimi sei anni.

    Nel breve volgere di qualche anno, qualunque avvenimento con un alto, (raramente), o basso, (di solito), contenuto culturale viene definito un ‘evento’. Non importa che si tratti di un concerto, di una mostra, di uno spettacolo teatrale, di un convegno, di una semplice festa di piazza: tutto fa ‘evento’. E così i fenomeni culturali sono divenuti, inevitabilmente, ‘eventuali’, si produce una cultura ‘eventuale’, che poco o nulla ha di veramente scelto, pensato, voluto.

    Ogni cosa è lasciata alla momentanea disposizione, all’umore del tempo, alla disponibilità della star di turno, alla coincidenza, a come tira il vento. Non ha importanza cosa succeda in concreto: l’essenziale è che si metta in piedi un grande ‘evento’, sempre unico, di successo, sempre con cifre da record, irripetibile, in modo che ciascuno del popol-bestia possa dire: c’ero anch’io.

    Per il Walter nazionale questa “eventomania” è stata davvero una patologia dello spettacolo probabilmente contratta in gioventù. Se si deve giudicare in base a quello che durante un convegno riferì Renato Nicolini, assessore alla Cultura dal 1977 al 1985, ed ideatore della famosa “Estate romana”, Veltroni da giovanissimo consigliere comunale del Partito Comunista, inizialmente non era proprio entusiasta di quella chiassosa e creativa stagione.

    Forse Veltroni, che è tutt’altro che uno stupido, intuiva allora che l’effimero proposto da Nicolini era eccessivamente ispirato dalle avanguardie, troppo aperto a proposte sostanzialmente surreali. Certamente manifestazioni come la “Ricerca del ballo perduto” a Villa Ada, o la “Affabulazione dalle fogne” erano assai distanti dai composti e molto ‘politicamente corretti’ “eventi” organizzati successivamente nell’era veltroniana.

    Renato Nicolini osservò, in seguito, che “i sindaci hanno capito che la cultura è un settore strategico, e vogliono gestirlo in prima persona”. Senza dubbio si riferiva al sindaco di Roma, che fin dall’inizio ha messo in ombra l’assessore che aveva ricoperto il ruolo nei due precedenti mandati di Rutelli e infine “pensionato” con la presidenza della Fondazione Musica per Roma.

    Intanto l’effimero si perpetuava con notti bianche, maratone, concerti per l’Africa, feste del cinema e “Telecomcerti”, come quello grandioso del 2006 con Billy Joel.

    Alla asserita “creatività” della stagione dell’effimero, ha finito per sostituirsi una standardizzata proposta culturale di tipo provinciale, figlia della espressione più negativa della globalizzazione, vale a dire l’omologazione.

    E non meraviglia che dalla capitale questa patologia si sia trasformata in una pandemia che ha contagiato i sindaci altre città italiche, laddove il solito popol-bestia apprezza, se non “panem”, per lo meno i “circenses”.

    In ogni modo, ciò che colpisce è la quantità di risorse sprecate a Roma. Per la sola Festa del Cinema si è parlato di 13 milioni euro nella prima edizione e altrettanti per quella successiva.

    Di fronte a questo continuo straripante fiume di soldi, quelli sprecati estemporaneamente altrove, dove comunque non c’è trippa per i gatti, appaiono quasi ridicoli bruscolini, per quanto si tratti sempre di denaro pubblico che avrebbe potuto essere destinato a prevenire disastri o ad opere di pubblica utilità.

    Se il direttore Bisi dovesse trattare anche queste miserie nazionali, dovrebbe probabilmente lasciar perdere “il Corriere di Siena”. E questo, a qualcuno che lo considera ‘scomodo’, magari potrebbe anche far piacere.

    Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa

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    si ma perchè prendersela solo con quelli di sinistra:per completezza ed imparzialità dell’informazione sarebbe giusto e doveroso scrivere anche delle “imprese” dei sindaci di destra o in nero:altrimenti apparirebbe solo una giustificazione il parlare solo del sindaco di Roma solo perchè è la capitale mentre altrove,date anche le cifre,non importa all’oponione pubblica

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    Dop i sindaci in rosso ci sono i sindaci in bianco-nero. il libro è da qualche giorno nelle librerie e parla dei primi cittadini che ho conosciuto nella mia attività giornalistica, da Canzio Vannini a Franco Ceccuzzi

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