Per Mameli
La Lega di Bossi ha riproposto l’idea di sostituire l’inno di Mameli con il Va’ pensiero. Noi la pensiamo così.
Di seguito le riflessioni di Michele Ainis sul Sole-24ore. A sorpresa l’inno di Mameli, poi il voto del 19/08/2009
SALATI.RICERCA_1269430 (Sole-24ore_A sorpresa l’inno di Mameli, poi il voto 19/08/2009)
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Siena News – Citizen Journal
scritto da Stefano Bisi





ago 18th, 2009 da 16:35
Oltre a questo la Lega di Bossi ha anche proposto di discutere i contratti su base regionale anzichè nazionale,a me sembrerebbe più sensato discutere su questo che sulla filatrocca di cui sopra.
ago 18th, 2009 da 16:41
La disgregazione è figlia del benessere e a rileggere l’Inno di Mameli se ne coglie appieno la drammatica attualità.
ago 20th, 2009 da 12:55
L’80% degli italiani è favorevole
alla celebrazione del 150/mo anniversario dell’Unità d’Italia e
auspica per il futuro una maggiore valorizzazione della ricorrenza. A
dirlo è un sondaggio condotto per Repubblica.it da Ipr-Marketing.
L’indagine evidenzia un trend sostanzialmente analogo nelle diverse
aree del Paese e in particolare al nord.
ago 20th, 2009 da 16:19
Perchè il Palio straordinario non lo facciamo per i 150 anni dell’Unità d’Italia invece che per i 750 anni della Battaglia di Montaperti?
ago 21st, 2009 da 10:29
Non sprechiamo quattrini inutilmente e per cose che non riguardano direttamente la storia della nostra Città. Se si deve fare uno straordinario – spendendo molti soldi, il che mi lascia molto perplesso – che questo si faccia per Montaperti e non per altre amenità: prima la storia locale, poi il resto.
ago 21st, 2009 da 11:24
Chi ha il 726 nel dna da generazioni l’unità d’italia la considera come una delle tante disgrazie che si sono abbattute sulla nostra repubblica senese nei secoli,e mi sembra che non ci sia niente da festeggiare. Se fu scartata la proposta, giustamente, di un palio straordinario da dedicare all’università perchè gli studenti sono considerati una disgrazia per i nostri rioni, figuriamoci quast’altro. A chi verrebbe in mente di festeggiare l’inizio della seconda guerra mondiale? e quella fortunatamente è finita!!!
ago 21st, 2009 da 12:06
Caro Roberto mi pare che tu faccia un po’ confusione. Per la precisione chi e’ nato nal comune di Siena ha nel codice fiscale I726 e non 726. La presenza di studenti fuori sede a Siena e’ una ricchezza della città sotto tutti i punti di vista. L’ Unita’ d’ Italia e’ un valore ampiamente condiviso e la sua celebrazione e’ opportuna.
ago 21st, 2009 da 13:06
Caro Stefano, le spese per un eventuale Palio Straordinario per l’Unità d’Italia le facciamo pagare ai quasi 8.000 abitanti della nostra Provincia che dall’inizio dell’anno hanno perso il proprio posto di lavoro, grazie ad un sistema (il “Sistema Siena”) che “non regge” e che ha dimostrato tutta la propria debolezza… che te ne pare come idea?!?
ago 21st, 2009 da 13:27
Voglio meglio precisare. A mio giudizio, vista l’aria di crisi economica, anche in Provincia di Siena, sarebbe l’ora di usare cautela e di non avventurarsi in spese pazze ed inutili, tra le quali rientrerebbe, appieno, un Palio straordinario, che sia per Montaperti o per l’Unità d’Italia. Credo. infatti, che sia più doveroso parlare dei problemi concreti della gente (finora non debitamente affrontati dalle Istituzioni locali, vedi vicenda CALP e modalità di erogazione dei fondi del Bando straordinario della Fondazione).
Sulla diatriba Montaperti (identità locale) e Unità d’Italia (identità statale), ebbene – premesso che per me sono più importanti i territori rispetto allo Stato centrale – credo che per avvicinare lo Stato ai cittadini ci sia una sola strada da percorrere: valorizzare innanzitutto le identità locali. Quindi per me c’è prima di tutto Montaperti, poi il 1861.
ago 21st, 2009 da 14:10
caro francesco, ti stimo, veramente, perchè non hai mai paura di dire la tua e questo è una qualità non da poco nel mondo d’oggi. il palio, però, non deve pensare ad altre cose che a ..se stesso. la cirsi delle aziende in provincia non c’entranoniente con il fatto di fare o meno un palio straordinario (che tra l’altro, porterebbe soldi in quanto turismo). un palio straordinario si fa se le contrade ( e il comune) lo vogliono, tutto qui. altrimenti si sarebbe douto sospendere tantissime volte, l’ultima a luglio in seguito ai gravi fatti avvenuti a due ore da qui (viareggio). il palio è andato avanti sempr ee comunque per secoli, non usiamolo politicamente. questo lo dico a tutti.
ps io sono daccordo sul palio per l’unità d’Italia. sarebbe bello.
ago 21st, 2009 da 14:45
Mah, io sono abbastanza contraria ad entrambi.
Sono due “anniversari”, non due eventi straordinari (nel senso di extra – ordinari) per la città.
Oltretutto non sono nemmeno anniversari secolari, ma con il mezzo secolo (150 e 750 anni).
Comunque se proprio dovessi scegliere, sceglierei Montaperti.
L’aspetto economico pesa più che altro sul fatto che per chi è contradaiolo il Palio costa (se vinci poi non ne parliamo…)
e di questi tempi…
L’importante sarebbe comunque celebrare degnamente entrambe le ricorrenze.
ago 21st, 2009 da 15:05
Che intervento perentorio, Direttore… stavamo semplicemente disquisendo di canzoni. Non credo comunque che molti condividano…
ago 21st, 2009 da 15:19
Il problema non è la politicizzazione del Palio (che c’è già, purtroppo, vedi dirigenze ed altro)… ti ricordi di quando, il 26 gennaio, è stato bocciato dai Popoli il Palio straordinario per il Costituto? La motivazione ufficiale data dal Sindaco era proprio quella della “crisi economica” incombente nella Città. Una Città ed una Provincia nella quale la crisi occupazionale ed aziendale non era scoppiata in tutta la sua gravità, come invece avvenuto in questo 2009. Proporre, ora, in questa situazione, anche in un quadro di strategie paliesce magari mutato, un Palio straordinario, fosse per Montaperti o per l’Unità d’Italia, proprio ORA, mi sembra veramente assurdo. Poi saranno i Popoli a decidere, ma proporlo è di per sè sbagliato nei tempi e nei modi.
ago 25th, 2009 da 16:44
Caro Stefano, ti rispondo come se fossimo dal Nannini a prendere un caffè e non per far polimica perchè oltretutto ti apprezzo e ti stimo. Per quanto riguarda il nostro codice fiscale, per il Papone dell’Istrice se eri di Siena eri targato “726″ dell’”I” non gl’importava niente; per ciò che riguarda gli studenti fuori sede, è vero che sono una ricchezza, specialmente per chi gli affitta le case!!!Infine, se festeggiare o meno l’unità d’italia con un Palio straordinario si deciderà a maggioranza nelle nostre adunanze, qualora venga avanzata la proposta dal Comune.
ago 25th, 2009 da 16:46
è vero che sono una ricchezza per chi affitta loro le case ma anche per chi vende, pane, salame, calze, mutande, biscotti.
Sul Palio straordinario per l’Unità d’Italia o per altre motivazioni è ovvio che decidano le assemblee di contrada, come è scritto nel Regolamento del Palio.
ago 25th, 2009 da 17:25
Caro Stefano, ma sei proprio sicuro che l’autentica invasione di studenti fuori sede avvenuta negli ultimi venti anni abbia arricchito così tanto la città? A farmi pensare che forse non é proprio così é stata la tua frase su “pane, salame, calze, mutande e calzini”. Quando ero piccino, e sto parlando della fine anni Settanta inizio Ottanta, in via dei pispini, che cito perché abitavo lì, ma mi sembra che il fenomeno riguardi tutta la città, c’erano: 2 alimentari, 2 fornai, 1 macellaio, 1 pollaiolo, 1 fruttivendolo, 1 vinaio, 1 calzolaio, 1 mesticheria, 1 barbiere, 1 negozio di indumenti per donna, 1 tabaccaio, e addirittura un semaio…. e forse mi dimentico qualcosa. Lo sai che é rimasto oggi di tutte queste attività commerciali? Un alimentari, il tabaccaio e il barbiere, il resto chiuso e quei fondi commerciali son quasi tutti diventati appartamenti per… studenti naturalmente, grazie anche all’eccessiva compiacenza del Comune che ha permesso cambi di destinazione d’uso dove non c’erano neppure finestre. Certo son cambiati i tempi, le abitudini di acquisto, siamo tutti più comodi e preferiamo fare la spesa tutta insieme al supermercato, dove tra l’altro si risparmia anche, ma non credi che se in centro storico fossero rimaste le famiglie qualche negozio di vicinato in più sarebbe sopravvissuto? Io vedo gli studenti fare file infinite alla Conad o alla Coop, non certo nei negozi. E quindi tutta questa ricchezza riversata sulla città, a parte chi gli affitta le case, sinceramente stento a vederla.
P.S.: il palio straordinario per l’Unità d’Italia é già stato corso in occasione del centenario (1961) mi sembra eccessivo correrne un altro per il 150°. Lo stesso dicasi per Montaperti, ricorrenza già festeggiata nel 1960 in occasione del 700° anniversario.
ago 25th, 2009 da 17:29
scusa roberto, ma quelli che lavorano alla Coop e al Conad non sono lavoratori?
ago 26th, 2009 da 08:02
Certo che sì, ma paragonare i lavoratori di due supermercati con un’intera rete di esercizi commerciali e artigianali che sta evaporando, credo per sempre, fenomeno che sta trasformando il volto urbano, ma soprattutto sociale, della città, mi pare un po’ semplicistico…….
set 2nd, 2009 da 17:09
Infatti, Roberto!
Condivido il suo buon senso e il suo realismo.
Ma dall’inno di Mameli e la Lega, tra una considerazione e l’altra, voi senesi siete passati più concretamente al pane e salame.
Tuttavia, considerando quel paricolare vento che tira nel vostro consiglio comunale, e soprattutto tenendo conto del problema dell’obesità infantile, mi aspetto che qualcuno proponga un cambiamento “politicamente corretto” della terza strofa e se ne aggiorni il testo: “i bimbi d’Italia si chiaman Barilla”.
La pasta è un prodotto che si vende sia alla Conad che alla Coop.
Benedetto Bargagli Stoffi, Pisa
set 3rd, 2009 da 16:34
«A me l’inno di Mameli piace
molto, mi dà carica, lo conosco bene». Il giovane attaccante
della Nazionale Giuseppe Rossi non sarebbe quindi favorevole a
cambiare l’attuale inno nazionale con il ‘Và pensiero’ di
Verdi, come vorrebbe la Lega.
«A me come detto questo inno piace, lo so a memoria, lo
canto, l’ho imparato fin da bambino», ha aggiunto Rossi, nato
negli Stati Uniti e unico giocatore italiano attualmente, fra
quelli convocati da Marcello Lippi, che milita all’estero (nella
squadra spagnola del Villarreal).
set 4th, 2009 da 16:36
Un palio straordinario per il 150 dell’unità d’Italia sarebbe molto opportuno. Servirebbe almeno a ricordare che tanti italiani hanno sacrificato la propria vita per un ideale che ha accomunato generazioni di grandi personaggi. Bisognerebbe tenere separate le disfunsioni di un sistema (Italia) da un grande ideale, anche se in questa epoca di globalizzazione può essere visto con sufficienza. Per ora festeggiamo l’anniversario dell’unità d’Italia, poi speriamo che i nostri pronipoti festeggino l’unità d’Europa. E per i costi del palio straordinario mi sembra che si predichi (sempre) bene dall’opposizione e si razzoli (sempre) male al governo. Poi gli economisti dicono che bisogna rilanciare i consumi: cosa c’è meglio di una festa che non danneggia nessuno?.
ott 7th, 2009 da 17:10
A volte bisogna usare proprio la
parola “patria”, “non è retorica” e “sarebbe fuorviante”
pensare che lo sia, ha detto Giorgio Napolitano “soprattutto ai
giovani”. Il presidente della Repubblica lo ha affermato a
http://www.radiogioventu.com, intervistato dal ministro Giorgia Meloni.
Una volta, ha aggiunto, c’era “un’ideologia nazionalistica”
che aveva requisito questo termine e lo usava per contrapporre
paesi e popoli. Ma ciò è finito da tanto tempo.
“Comunità nazionale, Paese – ha detto il capo dello Stato –
sono espressioni assolutamente corrette che indicano il nostro
stare insieme in questo luogo che è l’Italia, in questo Stato
che abbiamo unificato, ricordiamolo, nel 1861, in questo Stato
che da più di sessanta anni ha una sua Costituzione
democratica. Non dobbiamo, però tralasciare il significato
della parola Patria che evoca un’adesione emotiva, un’adesione
istintiva, vorrei perfino dire, di tutti i cittadini all’Italia.
Io insisto, soprattutto per i giovani, nel dire che la parola
’Patrià non è retorica: sarebbe fuorviante. Ho detto di come
ci sia stato un processo di conquista e riconquista del senso
della Patria. Ci sono stati periodi in cui la parola Patria
sembrava essere requisita da un’ideologia nazionalistica: ma
quando noi diciamo la parola Patria non ci contrapponiamo ad
altre patrie. Ci siamo formati come cittadini di questo Paese
leggendo la Costituzione repubblicana, nel rispetto degli altri
paesi, non cercando con arroganza, o addirittura ricorrendo alla
forza per conquistare una posizione di preminenza, opprimendo
altri popoli, ma volendo vivere in un consorzio di nazioni,
sapendo che ciascun popolo ha la sua identità, la sua Patria”.
“Dobbiamo sapere – ha aggiunto Napolitano – l’importanza che
questa parola ha avuto nel moto risorgimentale. Quando si
trattava di unificare l’Italia, la parola Patria aveva un senso
assoluto. C’è un bel passaggio di Cavour che è stato il grande
statista artefice dell’unità italiana, il quale facendo,
all’indomani della spedizione dei Mille, un grande omaggio a
Garibaldi (eppure tra loro c’erano stati tanti contrasti) dice
che il capolavoro di Garibaldi, il grande servigio reso da
Garibaldi all’Italia, fu quello di dare agli italiani fiducia in
sè stessi e dimostrare al mondo come essi erano capaci di
battersi per avere una Patria”.
ott 8th, 2009 da 01:54
Dovrebbe essere confortante per un cittadino italiano sentire la parola Patria ad un politico che ha sempre militato in un partito il cui capo, Palmiro Togliatti, dichiarò in modo esplicito: «È per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere dieci volte più del migliore italiano». E quanto sentisse il patriottismo il ”Migliore” è divenuto evidente quando sono stati resi accessibili gli archivi di Mosca.
“Nel 1992, qualche anno dopo l’apertura degli Archivi di Mosca, lo storico Franco Andreucci, scopre una lettera scritta da Palmiro Togliatti (alias “Ercoli”) il 15 febbraio del 1943 a Vincenzo Bianco (allora funzionario del Komintern). Nella lettera, suddivisa in vari capitoli, Togliatti risponde alle varie questioni politiche sollevate dal Bianco. Al terzo capitolo (vedi pagine 7, 8 e 9) della lettera, dove Bianco evidentemente chiedeva a Togliatti di fare qualcosa per i tanti prigionieri italiani nei gulag russi, la risposta di Togliatti è agghiacciante: “… L’altra questione sulla quale sono in disaccordo con te, è quella del trattamento dei prigionieri. Non sono per niente feroce, come tu sai. Sono umanitario quanto te, o quanto può esserlo una dama della Croce Rossa. La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso l’Unione sovietica, è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi e ti spiego il perché. Non c’è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantista del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popolo la convinzione che aggressione contro altri Paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l’avvenire d’Italia”.
Il sovietico Togliatti fu nominato Ministro della giustizia del governo italiano nel 1945-1946.
Fu poi un suo epigono, capo del governo italiano nel 1998-1999, in cui evidentemente, nonostante la tragedia dei progionieri italiani nella Soviezia, non era penetrata la convinzione “che l’aggressione ad altri paesi significa rovina e morte”, ad autorizzare l’invio di aerei militari italiani a sganciare bombe su diversi paesi mediorientali e sul territorio della Repubblica federale di Jugoslavia.
In questo caso non c’era il bisogno di dimostrare al mondo come gli italiani erano capaci di battersi per la Patria.
ago 3rd, 2010 da 15:48
NO! LASCIAMO L’INNO DI MAMELI