Stefano Bisi

Stradario Massonico di Siena

copertina

Cosa lega Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli, Bettino Ricasoli, figure centrali del Risorgimento, ai senesi Paolo Cesarini, Silvio Gigli, Artemio Franchi, che nei loro rispettivi settori furono protagonisti indiscussi nello scorso Novecento? La comune adesione ai principi e agli ideali della Massoneria. Ad ognuno di loro, ed a molti altri ancora, Siena ha dedicato un viale, una strada, una piazza. Adesso sono tutti raccolti in questo Stradario che, per la prima volta, racconta la città in un modo inedito, sconosciuto, sorprendente.

Lo Stradario Massonico di Siena è un’utile guida (tradotta anche in inglese) che non si ferma al centro storico, patrimonio mondiale Unesco dell’umanità, ma invita a visitare anche le vie realizzate nell’ottocento e novecento. E permette di conoscere meglio la storia di una Istituzione che “da secoli si compone di uomini liberi, di grandi ideali e meritori di essere ricordati. Anche con una strada”, come scrive nella introduzione il suo autore, il giornalista Stefano Bisi. Il libro contiene anche uno scritto di Luigi Oliveto titolato “Un nome, una storia”. 

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Stefano Bisi ha imbastito questo “Stradario massonico di Siena” (con una nota di Luigi Oliveto, editore primamedia, pp. 110, euro 12) con spirito di perfida e divertita provocazione. È come se avesse voluto dire: “Fate tante discussioni su chi appartiene o è appartenuto a questa o quella Loggia, mai io vi dimostro che camminate da mattina a sera per le strade della Massoneria”. E di vie intitolate a persone che in varie epoche e con diversi intendimenti hanno fatto parte del mondo – dei mondi – della Libera Muratoria ne ha elencate un bel po’: accompagnando il tutto con dense schede biografiche e con un originale corredo di foto. Perché il giovane Alessandro Vagheggini non si è limitato a fotografare in chiave informativa, ma ha adottato  ottiche e angolazioni che consentono di scoprire in prospettiva inedita strade percorse talvolta con sbadata frettolosità, e qui davvero irriconoscibili. Dunque una guida utile e istruttiva, che induce a  più d’una riflessione. La prima che mi viene in mente non la svolgo ma non la posso neppure tralasciare. Questa mania ottocentesca e celebrativa di dare un nome più o meno celebrabile alle vie cancellando la toponomastica storica è stato un vero e proprio delitto. Quanto erano più belli e sonanti i nomi che individuavano una città viva di mestieri e caratteri: Pantaneto, Diacceto, Maestri, Murella, Stufa secca, Sapienza. Taluni per fortuna sono rimasti o recuperati e a suo tempo si è provveduto a far apporre sotto il nome recente una piccola targa col nome più antico. Ora sarebbe il caso di bloccare definitivamente ogni aggiunta e eventualmente sbizzarrirsi – con un’indispensabile sistematicità –   fuori le mura. Svarioni, anche recenti, non mancano. Fatto è che soprattutto all’indomani dell’unificazione del Paese si accentuò la volontà di fare della toponomastica uno strumento di pedagogia politica e di assunzione eroica degli Italiani che avevano ben meritato.

Che in questa prospettiva siano stati molti i Fratelli assurti all’onore della targa non sorprende di certo. Fu Gramsci a definire, in un celebre discorso alla Camera, la Massoneria come il “partito  della borghesia”, cioè la compagine che era riuscita a dare disciplinata coerenza alla classe dominante fautrice dell’unificazione laica e civile dell’Italia. E la sua definizione – si sa – fu contrastata da Benedetto Croce che preferì degradare la Massoneria – le Massonerie – a serbatoio di un “ceto medio impiegatizio e commerciale”: etichetta, a dire il vero, riduttiva e sociologica. Piuttosto anche i nomi sparsi per le vie senesi fanno capire che il sodalizio fu molto articolato e comprensivo di variegate opzioni ideali. Ecco allora che al duro Nino Bixio si affianca il martire Cesare Battisti, allo scienziato Enrico Fermi il rivoluzionario Carlo Pisacane, all’irredentista Nazario Sauro l’antifascista Giovanni Amendola. Ma – ed il terzo punto che tocco di sfuggita – di particolare interesse codesto Stradario è quando si sofferma sugli eroi del Pantheon locale, che magari solo qui hanno avuto una via che ne ricordi vita e immerse. C’è il sindaco Luciano Banchi del quale conosciamo vita morte e miracoli grazie alla bella biografia di Giulia Barbarulli: lui che ebbe la soddisfazione di annunciare dal balcone di Palazzo Pubblico l’avvenuta conquista di Roma figurarsi se non meritava l’iscrizione all’album dei privilegiati! Quanto a Mario Bracci, destinatario del bel viale che conduce al Policlinico (per il quale tanto si batté) è uno dei casi in cui Stefano –  . lo ammette del resto – c’è andato largo. Non è affatto documentata la sua appartenenza massonica. Aver avuto buoni rapporti con massoni illustri – Giuseppe Bianchini e Wolfango Valsecchi – non autorizza disinvolte assimilazioni. Del reso un discorso analogo va fatto per Mazzini o per Cavour,  ad esempio. In compenso figurano a pieno titolo in questo piacevole labirinto: Paolo Mascagni, Emilio Pasquale Gallori, Dario Neri, Silvio Gigli, Paolo Cesarini.

Paolo Mascagni si staglia come un eroe giacobino, che non ha finora riscosso la popolarità dovuta. Varrebbe la pena rileggersi il discorso che in suo onore pronunciò Pellegrino Bertini celebrandolo nel corso della festa letteraria del Liceo il 16 marzo 1874. Lo dipinse con toni drammatici nel momento in cui, il 28 giugno 1799, fu fatto prigioniero dalle bande in provenienza da Arezzo del “Viva Maria!”: “Una folla di contadini armati di picche, di tridenti, di bastoni, ferocemente imprecando gli si scaglia addosso. La vita dell’uomo grande è in pericolo: uno di quei ribaldi alza la sua sciabola per colpirlo nel capo; e se un generoso popolano, il fabbro Pettini di Siena, non arresta in tempo il braccio del sicario, Mascagni non è più”. Se si pensa che oggi c’è chi intitola premi ai poveri energumeni del “Viva Maria” c’è da rabbrividire d’indignazione.

Non mancano probi artisti come lo scultore Emilio Pasquale Gallori, che è stato accoppiato dalle parti dei Cappuccini addirittura con Michelangelo e nella scritta dell’autobus della linea 1 è unito – bella ventura! – a Strozzi, protagonista leggendario dell’Assedio che strangolò la Repubblica. Alcuni nomi evocano personalità più vicine ai nostri giorni e che molti hanno conosciuto direttamente e con ammirato affetto ricordano: Dario Neri, imprenditore, editore e artista sommo; Silvio Gigli, che frequentò affiliato alla Loggia romana che annoverava il principesco Totò; Paolo Cesarini, che visse con elegante distacco di cronista funesti riti ideologici e illusorie imprese di guerra. Quando tornò in patria., nella sua “piccola patria”, ci si trovò quasi sperso. Non era più la Siena del suo cuore, confessava. “Perduti – scrisse in una dolente pagina – soprattutto i lunghi silenzi e i modesti passanti. C’è sempre folla brulicante e vestita di colori scellerati che non si addicono ai lastrici e ai mattoni severi”. Aveva un amore sperticato per le ombre e la sobrietà delle vie di una volta. E per il loro nomi che sorgevano da una storia collettiva. Ora Stefano Bisi invita a percorrerle riformulando  implicitamente un abusato proverbio: “Tutte le strade portano in Loggia”.

 

Roberto Barzanti

10 Commenti per “Stradario Massonico di Siena”

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    Caro Stefano,

    complimenti per questo tuo libro!

    Una chicca che rende onore a tanti nomi finiti ahimè nel dimenticatoio!

    A presto,

    Daniele

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    PRIMA RISTAMPA PER LO “STRADARIO MASSONICO DI SIENA” DI STEFANO BISI, INEDITA GUIDA ALLA SCOPERTA DELLE VIE DEDICATE A “FRATELLI” MASSONI DEL RISORGIMENTO E DEL NOVECENTO
    Prima ristampa per lo “Stradario massonico di Siena” (primamedia editore, pp. 112, Euro 12), la guida con traduzione in inglese pubblicata lo scorso novembre ed esaurita in pochi mesi che, per la prima volta, racconta la città in un modo inedito, sconosciuto, sorprendente.
    Il libro illustra i personaggi che nel corso del novecento hanno aderito ai principi della Massoneria e le strade senesi a loro dedicate. La descrizione non si ferma alle vie del centro storico, patrimonio mondiale Unesco dell’umanità, ma invita a visitare anche quelle realizzate nell’ottocento e novecento. Ogni scheda è corredata dalle fotografie di Alessandro Vagheggini e da una cartina di descrizione. Il libro contiene anche uno scritto di Luigi Oliveto titolato “Un nome, una storia”.
    Il volume permette quindi di conoscere meglio la storia di Siena attraverso una particolare toponomastica e “la storia di una Istituzione, la Massoneria, che, scrive Bisi, “da secoli si compone di uomini liberi, di grandi ideali e meritori di essere ricordati. Anche con una strada”.
    Il libro è disponibile in tutte le librerie di Siena e su http://www.sienalibri.it

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    Il 22 febbraio alle 17 sarò nella sala Pegaso dell’amministrazione provinciale di Grosseto per presentare lo stradario massonico di Siena

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    Stefano Bisi . Stradario Massonico di Siena
    Siena’s masonic street guide
    Primamedia editore . Siena 2009 . pag. 109.

    Lungi da noi qualsiasi critica, ma spesso negli scaffali delle librerie, troviamo una pletora di libri sulla Massoneria e materie affini, dal contenuto spesso ripetitivo, con traduzioni a volte approssimative, mancanza di note didascaliche, repertori bibliografici saccheggiati da Internet, in sintesi opere di puro taglio commerciale. Da questa palude cartacea, emerge il testo di Stefano Bisi, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Toscana, del Grande Oriente d’Italia, giornalista ed esperto ricercatore.
    Per la prima volta, il libro di Bisi pone il problema di un’indagine nell’ambito della toponomastica massonica, e in questa direzione soltanto in Francia sono state edite opere di buon livello, valga per tutti il testo su Parigi esoterica di Raphael Aurillac, edito nel 2009 da Dervy.
    Non è quindi azzardato affermare che l’opera di Stefano Bisi costituisca un pionieristico tentativo di suggerire e motivare nuovi percorsi di ricerca.
    D’altra parte è risaputo che in diverse città d’Italia, fin dalla metà del 1700 esistevano dimore patrizie, adibite a Tempio massonico; comunque, tornando al nostro libro, la toponomastica massonica riportata, costituisce anche un valido pretesto di natura didattica. In effetti, a Siena scopriamo che esistono diverse e importanti vie intitolate a Fratelli massoni più o meno famosi; Enrico Fermi, Nazario Sauro, Gugliemo Oberdan, Silvio Gigli, Giovanni Amendola e tanti altri sono a dimostrare come la massoneria italiana, tra le sue colonne, abbia visto transitare tutte le classi sociali e tutte le professioni, superando contrasti, differenze, confessioni politiche o religiose.
    Piaccia o meno ai nostri detrattori, le lapidi di Siena, testimoniate da Stefano Bisi sono a dimostrare che la Massoneria ha dato un contributo notevole alla Storia del nostro paese, questo senza mai pretendere riconoscimenti o rimettere cambiali, ma sempre presente nell’ombra, perché anche nel primo imbrunire senese, il marmo bianco di quelle lapidi e di quei nomi risalta, scomodo e brillante.
    C.B.

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    “Le discussioni sull’appartenenza alla massoneria di Giuseppe Mazzini sono un falso problema. Mazzini fu dapprima dirigente carbonaro e, mentre era in carcere, gli furono conferiti gradi massonici da Passano, un capo della massoneria, in modo che potesse comunicare all’esterno con dirigenti di logge e, anche successivamente, si avvalse di massoni che simpatizzavano con il suo programma politico”. Così spiega ad Affaritaliani.it Gian Mario Cazzaniga, filosofo e autore di un Annale della “Storia d’Italia” (Einaudi) su: Esoterismo, avendone pubblicato in precedenza uno su: Massoneria. Dai pitagorici ai cabalisti, dai rosacroce alle correnti esoteriche novecentesche, fino alle nuove forme contemporanee “per esoterismo s’intende un deposito di conoscenze riservate, che si presume assai antico, detenuto da un gruppo ristretto, a cui si accede solo per cooptazione”. Dall’antichità ai giorni nostri, le sue diverse forme hanno seguito il corso della storia. In Grecia esistevano misteri eleusini, orfici e dionisiaci. Nell’impero romano si diffusero quelli di Mitra e Iside. Poi, con l’avvento delle Chiese cristiane, la vita dell’esoterismo si è dovuta interfacciare con esse in quanto depositarie di un’unica verità. Da quel momento per esoterismo si può intendere un insieme di conoscenze e riti che hanno vita riservata perché la Chiesa li condanna. Ma per esoterismo si può intendere anche una tradizione di paradigmi culturali che non coincidono con quelli storicamente egemoni, questione che oggi si ripropone con flussi migratori che portano in occidente culture diverse, spesso ricche di tradizioni esoteriche”.
    “Nel periodo dell’Unità d’Italia – spiega Cazzaniga – fiorirono molte scuole di origine esoterica. Ebbero un ruolo importante le Vendite Carbonare: puntavano sulle libertà politiche e sulla concessione di una costituzione, come in altri paesi d’Europa. Per quanto riguarda la massoneria, è sempre stato un luogo di accettazione delle diversità, dunque circolarono spesso in essa progetti alternativi rispetto a quelli dominanti. La Chiesa cattolica ha sempre criticato le concezioni della massoneria, dichiarandole incompatibili con la propria dottrina, sia perché è proprio della massoneria legittimare una pluralità di vie per la ricerca della verità, ciò che la Chiesa condanna come relativismo, sia perché in Italia e in altri paesi latini le lotte liberali per una democrazia costituzionale si sono trasformate in movimenti anticlericali contro il potere temporale vaticano.”.
    Poi aggiunge: “Il rapporto tra massoneria e politica è spesso oggetto di letture errate. Più volte nella storia, al contrario dei luoghi comuni, sono stati i politici ad utilizzarla per meglio realizzare i loro programmi. D’altra parte essendo la massoneria una associazione radicata nei gruppi dirigenti, è facile trovare massoni fra i dirigenti politici ma in tutti i partiti, anche se la presenza maggiore la troviamo nei partiti laici, dai repubblicani ai liberali e ai socialisti”.
    E sul proliferare delle sette e delle aggregazioni: “La società in continuo cambiamento genera molta insicurezza, questo contesto spiega l’esigenza di trovare un’identità in gruppi con ideali comuni. Sono favorevole al principio della libertà associativa, anche se alcune sette che vengono dagli Stati Uniti sono talora responsabili di truffe. Ma per questo ci sono i controlli e la vigilanza che la legge prevede. Il falso allarmismo è molto diffuso ed è pericoloso”.
    E infine smonta le teorie sulla fine del mondo nel 2012: “Trovo che queste teorie facciano parte del versante non culturale dell’esoterismo. In poche parole sono sciocchezze. Innanzi tutto i calendari sono un’invenzione umana. Come possono influenzare l’universo o addirittura dio? Quando qualcuno ipotizzò sciagure per l’anno 2000, oltretutto confondendo l’ultimo anno del millennio col primo del successivo, si rivelò tutta una bufala…”

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    Ciao amici, il 15 settembre alle 17,30 nel parco Acqua Santa di Chianciano terme presenterò “Lo Stradario massonico”. Chi passa da quelle parti lo saluto volentieri. A presto

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    Chianciano Terme – Viene presentato mercoledì 15 settembre alle ore 17,30 nel corso dell’incontro letterario “Caffè alle Terme”, presso il Parco Acqua Santa il libro “Stradario massonico di Siena” a cura di Stefano Bisi (Primamedia editore). Cosa lega Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli, Bettino Ricasoli, figure centrali del Risorgimento, ai senesi Paolo Cesarini, Silvio Gigli, Artemio Franchi, che furono protagonisti indiscussi nello scorso Novecento? La comune adesione ai principi e agli ideali della Massoneria. Ad ognuno di loro, ed a molti altri ancora, Siena ha dedicato un viale, una strada, una piazza. Adesso sono tutti raccolti in questo Stradario che, per la prima volta, racconta la città in un modo inedito, sconosciuto, sorprendente. Lo Stradario Massonico di Siena è un’utile guida (tradotta anche in inglese) che non si ferma al centro storico, patrimonio mondiale Unesco dell’umanità, ma invita a visitare anche le vie realizzate nell’ottocento e novecento. E permette di conoscere meglio la storia di una Istituzione che “da secoli si compone di uomini liberi, di grandi ideali e meritori di essere ricordati, anche con una strada”,come scrive nella introduzione il suo autore, il giornalista Stefano Bisi. Il libro contiene anche uno scritto di Luigi Oliveto titolato “Un nome, una storia”.

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    Un cammino che percorrerò ben volentieri. Da Garibaldi a Giorgio Asproni, credo che la mia cara Sardegna possa essere fonte di ispirazione.
    Corro in libreria

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    Un libro che da assiduo turista senese dovrò leggere.
    Spero che qualcuno possa copiare l’idea per la mia Milano, città dalla quale saluto tutti voi.
    Un fraterno saluto a Stefano Bisi di cui ho scoperto da poco questo sito che mi tiene aggiornato su Siena e che spero un giorno di conoscere di persona.

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    Ogni volta che vengo in Italia non manca mai la passeggiata in Siena respirando quell’ atmosfera piena di cultura.La prossima camminata in questa splendida citta’ sara’ molto piu gradevole dopo aver letto questo libro.

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